Filadelfia, EEUU, 22 oct (Prensa Latina) Los Sixers de Filadelfia intentarán hoy sumar su segunda victoria en la temporada 2026-2027 de la Asociación Nacional de Baloncesto (NBA) de Estados Unidos, cuando reciban a los Cavaliers de Cleveland.
É precisamente por isso que o rastreio é tão importante: procura alterações numa fase em que ainda não há sintomas, quando as opções de tratamento são, em geral, mais simples e eficazes.
Em Portugal, o cancro da mama é o tumor maligno mais frequente nas mulheres. Todos os anos são diagnosticados cerca de 9.000 novos casos e mais de 2.000 mulheres morrem da doença. Estes números lembram-nos que não basta confiar na ausência de sintomas.
Desde 2025, o programa organizado de rastreio do Serviço Nacional de Saúde abrange mulheres sem sinais ou sintomas, entre os 45 e os 74 anos, através de mamografia realizada de dois em dois anos. Entre 1990 e 2024, foram feitas mais de seis milhões de mamografias no âmbito do programa, tendo sido identificadas cerca de 36.000 mulheres com alterações suspeitas, encaminhadas para avaliação médica.
Uma imagem suspeita não significa necessariamente cancro. Significa que é preciso esclarecer o achado com outros exames ou, quando indicado, uma biópsia. O objetivo é não deixar passar uma doença potencialmente curável numa fase inicial. O diagnóstico precoce pode permitir tratamentos menos agressivos, cirurgias mais conservadoras e maior probabilidade de cura.
O rastreio destina-se a mulheres sem sintomas. Um nódulo novo, retração da pele ou do mamilo, alteração persistente do contorno da mama ou saída de sangue pelo mamilo deve motivar observação médica, sem esperar pela próxima convocatória.
Há ainda situações que exigem um plano individual: história familiar importante, mutações como BRCA1 ou BRCA2, radioterapia prévia no tórax ou mamas densas. Nestes casos, a idade de início e os exames adequados podem ser diferentes. A densidade mamária pode dificultar a deteção de algumas lesões e deve ser discutida com o médico.
A prevenção começa também no quotidiano: manter um peso saudável, praticar atividade física, moderar o consumo de álcool e não fumar. Estas medidas não eliminam o risco, mas ajudam a reduzi-lo.
Participar no rastreio é um gesto simples de cuidado individual e coletivo. Uma mamografia pode não mudar o dia de hoje – mas pode mudar decisivamente o futuro.
“Se pensano di potermi tappare la bocca con questi metodi non sanno con chi hanno a che fare. Non mi sono lasciato intimidire da Riina e Berlusconi, non mi lascerò intimidire da questa sporca politica”. In conferenza stampa con Giuseppe Conte e i capigruppo Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, il senatore M5s Roberto Scarpinato risponde alle accuse della destra e del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che martedì in Commissione Antimafia ha indicato di nuovo l’ex procuratore generale di Palermo come “depistatore” delle indagini sulla strage di via D’Amelio. “Ci sono una decina di persone che, se domani potessero dire cos’è successo dietro le stragi del ’92-’93, questo Paese si fermerebbe, il governo cadrebbe”, afferma Scarpinato. “La campagna stragista del 92-93 ha portato al potere questa classe politica, i Berlusconi, i Dell’Utri. Questa commissione e la presidente” Chiara Colosimo, di Fratelli d’Italia, hanno impedito qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti e i concorrenti esterni” delle stragi: è stata chiusa una saracinesca sul passato, hanno militarizzato la commissione e vogliono strumentalizzare gli errori della procura di Caltanissetta”, ha attaccato.
São séculos de evolução e discórdia e nenhum mapa-mundo é 100% correto: a matemática não o permite. A ONU aprovou recentemente uma resolução que incentiva os países a abandonar o tradicional mapa de Mercator e a adotar uma representação mais fiel à verdadeira dimensão dos continentes. A mudança, como também o ZAP noticiou, visa corrigir distorções com séculos de história. Mas há um problema que nem a matemática consegue resolver. A 4 de setembro de 2026, as Nações Unidas aprovaram uma resolução que recomenda aos governos, escolas e organizações a substituição da projeção de Mercator, utilizada durante séculos, por um
La ricostruzione post sisma nelle Marche finisce al centro di un’inchiesta sulle infiltrazioni della criminalità organizzata calabrese e campana negli appalti pubblici e nei lavori privati. L’indagine, condotta dalla Guardia di finanza di Ancona e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha fatto emergere un presunto sistema illecito nella gestione delle commesse legate alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 e agli appalti banditi dalla Regione Marche, da Erdis Marche e dall’Università di Camerino.
L’operazione, denominata “Ricostruzione’” e condotta dal nucleo di Polizia economico-finanziaria di Ancona, ha più filoni e reati contestati. Il primo riguarda una presunta truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche destinate alla ricostruzione privata nei territori colpiti dal sisma. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i lavori sarebbero stati subappaltati anche a persone collegate alla criminalità organizzata calabrese e campana. Un secondo filone si concentra invece sulla corruzione che, secondo l’ipotesi investigativa, sarebbero state messe in atto da pubblici ufficiali e imprenditori. Due direttrici che si intrecciano nel settore degli appalti e delle risorse destinate alla ricostruzione, sul quale si concentrano gli accertamenti degli inquirenti.
L’indagine ha portato a una vasta attività di perquisizioni e acquisizioni documentali, con oltre 50 interventi in programma in 13 province: Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Le operazioni hanno impegnato circa 230 militari della Guardia di finanza. Sono 51 le persone complessivamente indagate. Per otto di loro il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere. Per altre cinque è stato disposto l’interrogatorio preventivo. L’inchiesta ha inoltre portato al sequestro di beni e risorse per oltre 57 milioni di euro.
I dettagli dell’operazione saranno illustrati nel corso di una conferenza stampa convocata per le 15 al Comando provinciale della Guardia di finanza di Ancona, alla presenza della procuratrice Monica Garulli.
Desde el mirador de la ermita de San Marcos parece la obra de un ejército de canteros: dos filas paralelas de piedra caliza, casi verticales, que bajan por una loma y se meten en el agua verde del embalse de Canelles. Entre ellas asoma una ermita medio derruida. Nadie levantó esos muros. Son los Roques […]
Una fotografía de pasaporte está hecha para identificar a una persona, no para contar quién es. Diminuta y sobre un fondo blanco, verifica y aspira a eliminar cualquier ambigüedad. Sin embargo, es precisamente de esa paradoja, la distancia entre lo que muestra una imagen y lo que puede llegar a narrar, de donde parte Passports, el último libro de Keisha Scarville, (Nueva York, 1975) en el que el retrato de su padre, tomado a los dieciséis años, da pie a una exploración que desborda los límites de la fotografía original.
Che cosa resta di una comunità di cittadini quando le strade del suo quartiere vengono rase al suolo? Alla domanda prova a rispondere Under Development: What Happens When Cities Change?, la mostra visitabile fino al 29 novembre alla Newcastle Contemporary Art e che riunisce oltre mezzo secolo di fotografia documentaria dalla AmberSide Collection e dal Four Corners Archive. Accanto a nomi come Chris Killip e Henri Cartier-Bresson, l’esposizione racconta i grandi piani di demolizione e ricostruzione avviati in Gran Bretagna nel secondo dopoguerra, e le conseguenze che questi cambiamenti hanno avuto sui suoi abitanti.
Al centro del percorso c’è il lavoro della fotografa finlandese Sirkka-Liisa Konttinen, che per dodici anni ha documentato la vita delle comunità operaie residenti nell’area di Byker, un quartiere storico situato nella zona est di Newcastle upon Tyne, in Inghilterra. Nell’Ottocento l’area si è sviluppata come quartiere operaio legato alle industrie locali, e alla fine degli anni Sessanta era composto da case a schiera vittoriane sovraffollate e in cattive condizioni, dove abitavano circa diciassettemila persone.
Il Comune di Newcastle decise di demolirlo e ricostruirlo, all’interno di un progetto di sventramento e risanamento di quartieri considerati degradati. L’incarico venne dato all’architetto inglese Ralph Erskine, che prese spunto dal modello socialdemocratico svedese. Ne nacque il Byker Estate, insieme al Byker Wall: un edificio residenziale dal design innovativo che fungeva da barriera verso nord, proteggendo un interno di case basse, giardini e percorsi pedonali. A seguito dei lavori, gran parte della comunità originaria però non rientrò nello stabile: i lunghi tempi di costruzione e i trasferimenti temporanei spinsero molte persone a non tornare più.
Nel 1969 la fotografa Sirkka-Liisa Konttinen si trasferisce nel quartiere, vivendo tra i suoi abitanti, fotografando le case a schiera e la vita di strada, prima della demolizione degli immobili. Dopo anni, è tornata a fotografare un quartiere oggi conosciuto come Erskine’s Byker Wall, sorto sulle macerie del quartiere operaio. Oggi è composto da milleottocento unità abitative che ospitano novemilacinquecento persone.
All’interno del percorso espositivo sono affiancate due serie che raccontano il prima e il dopo la trasformazione, e che evidenziano lo scarto tra le ambizioni dell’urbanistica e lo stravolgimento della vita quotidiana di chi è stato travolto da quei cambiamenti. Mentre casa, rigenerazione urbana e futuro delle comunità tornano al centro del dibattito pubblico, abbiamo chiesto a Konttinen che cosa si perde e che cosa rimane nella memoria di una comunità, quando un quartiere cambia volto.
Sirkka-Liisa Konttinen, lei non si è limitata a fotografare Byker, ci ha vissuto. Che cosa significava abitare in quelle case a schiera? Le case a schiera, disposte lungo la griglia delle strade, facevano sì che ogni giorno si passasse davanti alla porta dei vicini, e così si finiva per conoscerli. La maggior parte delle case era abbastanza solida da durare ben oltre il destino che le attendeva e avrebbe potuto essere ristrutturate, con bagni interni e riscaldamento centralizzato: è ciò che la maggior parte degli abitanti di Byker avrebbe preferito, se avesse potuto scegliere. Io, come gli altri, usavo i bagni pubblici e il lavatoio comunale, che tra le donne creavano chiacchiere, battute condivise e legami sociali. Le strade, i pub e i negozi erano luoghi d’incontro, salotti comuni.
Le case che lei ha fotografato erano state classificate come inadeguate. I residenti condividevano questo giudizio? I piani per demolire e ricostruire il quartiere erano noti da molti anni, e per questo alcune case in affitto erano state deliberatamente trascurate e lasciate andare in rovina dai proprietari. Gli abitanti non si sono mai considerati residenti di uno “slum”, un termine offensivo per una comunità orgogliosa delle proprie case e delle proprie strade. Senza dubbio gli ultimi nuclei familiari rimasti vivevano in condizioni disperate e nell’angoscia, in attesa di essere trasferiti mentre la demolizione avanzava.
A distanza di decenni, che cosa l’ha sorpresa di più della vita nel nuovo Byker Estate? Sono stata invitata a tornare per fotografare il nuovo Byker venticinque anni dopo essere stata costretta a lasciare il vecchio. Era il 2003, quando Byker era diventato sede di un centro di accoglienza governativo per richiedenti asilo e rifugiati. La popolazione, prima bianca, era diventata visibilmente variegata quasi da un giorno all’altro. In circa ottanta ettari, racchiusi dalla “fortezza” del Byker Wall, un perimetro lungo oltre due chilometri, si parlavano ormai ventotto lingue, da persone provenienti da trentuno Paesi.
Gli abitanti del nuovo complesso avevano storie molto lontane da quelle dei residenti originari. Che cosa ci dice questo cambiamento sul modo in cui la città assegna e ridistribuisce le case? L’impossibile promessa di ricollocare la comunità storica di Byker nel nuovo complesso, evidentemente, non poteva essere mantenuta. Col tempo vi fece ritorno un quinto dei residenti, ma la comunità di un tempo, fatta di fitte interdipendenze, fu dispersa e distrutta. La popolazione del nuovo Byker divenne più transitoria, e gli abitanti vivevano in piccole sacche, ciascuno all’interno della propria comunità.
La fotografia documentaria rischia di raccontare queste storie in una nostalgia estetica. Come evitare questo rischio? La fotografia documentaria ha molte forme estetiche e molti atteggiamenti diversi, sia da parte del fotografo sia da parte di chi guarda. L’estetica, qualunque essa sia, non è sinonimo di nostalgia. La nostalgia per ciò che viene rappresentata, provata dalle persone fotografate o da chi osserva la fotografia, arriva dopo (la parola nostalgia significa “desiderio struggente del passato”). Un momento catturato in una fotografia appartiene a quel momento, non è una forma di senno di poi.
Jeremy Seabrook scrive del libro BYKER su New Society, settembre 1983: «In queste immagini è racchiusa un’intera epoca di storia sociale: riflettono le conseguenze per una comunità mentre la sua stessa ragion d’essere – le officine meccaniche e i cantieri navali – viene lentamente smantellata. Non ha nulla a che vedere con la nostalgia: le condizioni di vita erano troppo dure per questo. Ma l’attaccamento a luoghi che sono stati teatro di lotte, di amore e di sofferenza non è amore per i mattoni, la pietra e la povertà: è la misura dell’intensità di ciò che le persone, qui, provavano l’una per l’altra».
Oggi, di fronte alla crisi abitativa, alla gentrificazione e agli sfratti, che cosa possono dirci queste fotografie che il dibattito politico non riesce a dire? Raccontano l’esperienza degli esseri umani travolti da questi sconvolgimenti.
Se dovesse scegliere una sola immagine che racconti il costo umano della trasformazione urbana, quale sceglierebbe? Uomo che gesticola in una strada demolita, Byker 1971. Penso che la foto parli da sé.
Regina deitada e os amigos a vê-la sair de um caixão. Hong Kong promove cada vez mais iniciativas para preparar a sua população para o fim da vida. Hong Kong está a desenvolver novas iniciativas para ajudar a população mais envelhecida a enfrentar a morte de forma mais consciente e preparada, depois de um estudo de 2025 ter revelado que os habitantes da região apresentam níveis reduzidos de literacia sobre a morte, com uma classificação média de 4,68 em 10 — inferior à registada em Singapura. Funerais ainda em vida e programas de mediação familiar passaram a fazer parte de
Uma imagem de gotas de tinta dentro de uma impressora ganhou o primeiro prêmio no concurso de fotomicrografia Nikon Small World, que se concentra em imagens capturadas por meio de um microscópio.
Ole Bielfeldt, um estudante e fotógrafo experimental da Alemanha, tirou a foto usando um equipamento de imagem que ele mesmo construiu, de acordo com um comunicado dos organizadores publicado na quarta-feira.
Bielfeldt, que reside em Colônia, na Alemanha, disse que se inspirou no mistério de como as impressoras a jato de tinta transferem imagens para o papel com tanta precisão.
“Achei superinteressante porque eu não sabia exatamente como funcionava”, disse Bielfeldt no comunicado.
“É como se fosse mágica, e eu não entendia, mas agora entendo.”
O trabalho de Bielfeldt lhe rendeu a 52ª edição do concurso, e Eric Flem, da Nikon Instruments, afirmou que sua imagem “incorpora o que torna o Nikon Small World tão poderoso: a interseção entre microscopia, engenhosidade e arte”.
“Ao usar uma objetiva de microscópio de uma maneira diferente, ele transformou um objeto familiar em algo totalmente novo e nunca antes visto”, disse Flem no comunicado.
“É uma lembrança de que o microscópio não é apenas uma ferramenta científica, mas também criativa, capaz de expandir a forma como vemos e imaginamos o mundo ao nosso redor.”
O segundo lugar foi para John-Oliver Dum, por uma imagem de uma aranha-saltadora com pólen, e o terceiro foi concedido a Kaelin Wulf e Rachel Flannery, por uma foto de neurônios dentro de um cérebro de rato expandido.
A Nikon também organiza o concurso anual de vídeos Small World in Motion, que este ano esteve envolvido em controvérsia.
Em meados de outubro, a empresa anunciou que o vencedor havia sido desclassificado depois que os organizadores concluíram que seu uso de IA generativa infringiu as regras.
La huelga indefinida de docentes en la Comunidad de Madrid protagoniza una jornada de movilizaciones en defensa de la educación pública. Cientos de profesores se han concentrado frente al Museo Reina Sofía, mientras que en Alcalá de Henares unos 300 docentes del Corredor del Henares han reclamado a la Consejería de Educación que se siente a negociar con el comité de huelga. Las protestas, que cumplen su sexta jornada, reflejan el creciente malestar del profesorado y sus reivindicaciones para mejorar las condiciones de la enseñanza pública.
Volaban desde Bruselas o París en el último trimestre de embarazo, pasaban un par de meses en Medina de Pomar o Villarcayo y se marchaban con un bebé español. 'Crónica' reconstruye el circuito de las 25 brasileñas que una red criminal trajo a parir a Burgos por 2.500 euros: un parto gratis, un empadronamiento ficticio y un resquicio legal que convierte al recién nacido en la llave de los papeles de sus padres, llegados a Europa ilegalmente Leer
Volaban desde Bruselas o París en el último trimestre de embarazo, pasaban un par de meses en Medina de Pomar o Villarcayo y se marchaban con un bebé español. 'Crónica' reconstruye el circuito de las 25 brasileñas que una red criminal trajo a parir a Burgos por 2.500 euros: un parto gratis, un empadronamiento ficticio y un resquicio legal que convierte al recién nacido en la llave de los papeles de sus padres, llegados a Europa ilegalmente
Una banca occulta, capace di muovere denaro oltre i confini nazionali e di intrecciare il riciclaggio internazionale con le frodi fiscali e altri affari criminali. È questo lo scenario al centro della vasta operazione della Guardia di finanza coordinata dalla Procura di Milano, attraverso la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, che sta portando all’esecuzione di 30 misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 21 milioni di euro.
L’intervento è scattato tra Milano, Monza Brianza e diverse province italiane, ma si spinge anche all’estero, con arresti in corso in Spagna e in Svizzera. Un dispositivo imponente, composto da oltre 350 finanzieri, affiancati da reparti specializzati e dalla componente Antiterrorismo Pronto Impiego delle Fiamme gialle.
Al centro dell’inchiesta c’è un’associazione per delinquere che, secondo l’ipotesi investigativa, operava attraverso un sistema criminale articolato, aggravato dall’agevolazione e dal metodo mafioso. Le attività contestate comprendono il riciclaggio internazionale, le frodi fiscali, i reati fallimentari, il traffico di stupefacenti e quelli in materia di armi.
L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano dispone la custodia in carcere per 16 indagati e gli arresti domiciliari per altri 14. Accanto alle misure personali, gli investigatori stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un valore superiore a 21 milioni di euro.
Il denaro e i patrimoni sono uno dei fronti centrali dell’operazione. Nel corso degli interventi si sta procedendo al sequestro di contanti, conti correnti e criptovalute, ma anche di automobili, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso. Tra i beni ricercati figurano inoltre macchinette conta soldi, strumenti che si inseriscono nel quadro delle attività di ricostruzione dei flussi finanziari. La dimensione internazionale dell’inchiesta ha richiesto una cooperazione specifica anche sul fronte operativo. In Spagna e in Svizzera, le attività sono condotte con il supporto dell’unità I-CAN di Interpol, dedicata alla cooperazione contro la ’Ndrangheta, e in stretto contatto con gli esperti per la sicurezza della Direzione centrale della polizia criminale presenti a Madrid e Berna.
La sera del 23 ottobre 2024 il civico 6 di via Pattari a due passi dal Duomo di Milano è diventato un indirizzo noto in tutta Italia. Qui per anni ha avuto sede la società Equalize. Qui la Procura di Milano ha messo le sue microspie fotografando la più importante centrale di dossieraggi illegali degli ultimi anni. Sulle prime pagine, il giorno dopo, finiranno il nome di Enrico Pazzali, figura pubblica nonché allora presidente della Fondazione Fiera, quello dell’ex poliziotto Carmine Gallo, conosciuto per le sue indagini antimafia e il meno noto Samuele Calamucci detto Sam. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. Un reato che, grazie a questa inchiesta, ora risulta meno criptico. Da quel giorno migliaia di atti e centinai di intercettazioni hanno composto una delle più grandi inchieste della Procura di Milano. Da allora sono passati esattamente due anni. E, come si dice, molti nodi sono arrivati al pettine.
Il pm Francesco De Tommasi e il collega della Direzione nazionale antimafia Antonio Ardituro, di recente affiancati dal pm Eugenio Fusco, mese dopo mese stanno chiudendo il cerchio sui vari fascicoli. Da un lato il fascicolo madre, oggi in fase di udienza preliminare con oltre 70 imputati, tra cui lo stesso Pazzali e il capo degli affari legali di Eni Stefano Speroni, e decine di parti civili, dall’altro lo stralcio su una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, che coinvolge il noto imprenditore romano Lorenzo Sbraccia assieme a quello che la Procura definisce gotha della ‘ndrangheta di Platì, e che si trova ancora in fase dibattimentale. Nel mezzo, diversi patteggiamenti per il filone principale stanno via via confermando la tesi dell’accusa. Fino alle ultime motivazioni di oltre duecento pagine con cui il gup di Milano ha motivato il patteggiamento a 3 anni e 4 mesi per Giulio Cornelli, considerato uno dei ragazzi della squadra dell’hcaker Samuele Sam Calamucci. Cornelli ha poi altri capi d’imputazione nel fascicolo in udienza preliminare e chiedere di patteggiare anche qua.
Quella di Calamucci, poi, difeso dall’avvocato Antonella Augimeri, soprattutto dopo la morte di Carmine Gallo (difeso sempre da Augimeri fin dal 2008), è diventata una figura chiave dell’inchiesta. Lo era prima naturalmente mentre in Equalize si sfornavano dossier illegali con altrettanti accessi illegali ai database del Viminale, lo è diventata poi due anni fa, quando, dopo l’arresto, ha scelto la strada della collaborazione con i magistrati. Un lungo percorso, non facile nella ricostruzione e che tuttavia si è mostrato verbale dopo verbale sempre più granitico e credibile. Fino ad arrivare, per il filone dossieraggio, a un accordo di patteggiamento con la Procura a 3 anni e 4 mesi. Accordo non definitivo. Ma che comunque dimostra il suo percorso collaborativo. Tanto che lo stesso pubblico ministero Francesco De Tommasi lo ha sostenuto davanti alla presidente dell’Ottava sezione penale Maria Luisa Balzarotti, dando l’ok alla scarcerazione anche per la tentata estorsione dove l’hacker è imputato con l’aggravante mafiosa.
Il giudice ha dato parere negativo. Ma torna utile, comunque, leggere la posizione della Procura che contrasta con alcune ricostruzioni pubbliche di un Calamucci poco credibile. Scrive il pm: “A oggi il lungo periodo di custodia domestica ha certamente prodotto un effetto deterrente, reso ancora più manifesto dal comportamento processuale e dall’atteggiamento collaborativo che, coerentemente, convintamente e credibilmente, Calamucci ha sempre mantenuto in merito ai fatti reato del filone dossieraggio”. E ancora: “Calamucci, a differenza degli altri imputati, ha, sin dall’inizio della propria complessa vicenda giudiziaria, deciso di collaborare lealmente con l’Autorità giudiziaria, rendendo plurime dichiarazioni auto ed etero accusatorie in merito ai fatti del filone Equalize”. Conclude il pm: “Dichiarazioni (quelle di Calamucci, ndr) assistite da validi riscontri individualizzanti”.
Calamucci non è stato il solo a scegliere questa strada. Assieme lui aveva iniziato a parlare con i magistrati, anche l’ex poliziotto Carmine Gallo, deceduto il 9 marzo 2025, mentre si trovava ai domiciliari. Infarto fulminante ha certificato un’inchiesta lampo, che in realtà non ha mai ben chiarito le reali cause della sua morte. A fondamento della collaborazione di Calamucci, che non sarebbe esistita senza il lavoro del Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese, vi sono le prime motivazioni di condanna nel patteggiamento Cornelli. “Risulta provata – scrive il gup Fiammetta Modica – l’esistenza di un’associazione a delinquere, in cui Gallo e Calamucci rivestivano i ruoli di promotori e organizzatori, allo scopo di commettere in forma imprenditoriale una serie indeterminata di delitti di accesso abusivo a sistemi informatici o telematici protetti da misure di sicurezza. Il programma criminoso vedeva coinvolti Enrico Pazzali e Carmine Gallo, soci della società e, tra gli altri, l’odierno imputato (Cornelli, ndr) con la predisposizione di una struttura deputata ad acquisire illecitamente dati, notizie e informazioni, anche pregiudizievoli sul conto di centinaia di persone; un’attività di profilazione illegale attuata in modo spregiudicato e disinvolto messa a disposizione di una larga cerchia di committenti”.
Cascadas atronadoras. Glaciares inquebrantables. Nubes más colosales que las montañas que envuelven. Los paisajes desmesurados de Sebastião Salgado (1944-2025), en rotundo blanco y negro, son de un pasado mucho más cercano de lo que pueda parecer. Y de gran actualidad en un mundo que afronta los efectos del cambio climático. En las series Aqua Mater y Glaciares, el agua es la protagonista absoluta. La comisaria Lélia Wanick Salgado, viuda del fotógrafo brasileño y figura fundamental en su vida y obra, cuenta que Salgado no buscaba el agua, la encontraba. Rastreando el archivo, aparecía una y otra vez en todas sus formas: nubes, nieve, hielo, lagos, océanos.
A Sofia court has cleared European arrest warrants for two 19-year-old Germans charged with setting fire to Starlink antennas south of the Bulgarian capital, a court spokeswoman told dpa. Prosecutors named the pair in court, but both had already left Bulgaria. The case adds Bulgaria to a run of attacks on Starlink sites in Europe, which Poland and Lithuania have linked to Russia.
While Russia presses its assault along the front and strikes Ukraine’s cities, Starlink keeps Ukraine’s drone units and front-line troops connected, and Poland pays about $50 million a year for its terminals. The network’s ground links in Europe are now a target in their own right, and ISW has linked the Polish fire to a wider Russian pattern of sabotage. Each attack on a ground station hits a network whose speed caps already disrupted Ukraine’s drone missions this month.
Two names, a few hours in Bulgaria
Prosecutors identified the suspects as Zeka Islam and Tirpan Beytullah, Bulgaria’s state news agency BTA reported, noting the names may be misspelled. Their whereabouts are unknown, according to German authorities cited by the agency. They were charged in absentia on 14 October and face three to 12 years in prison if convicted.
According to the indictment, the two crossed from Serbia at the Kalotina checkpoint at 17:37 on 9 October and told border officers they were tourists. At about 22:25, wearing gloves and masks, they allegedly set fire to antennas at the Plana teleport, a satellite ground station near the village of Plana. They drove back into Serbia through the same checkpoint at 23:55.
Three antennas burned completely, two were partly damaged, and three more were affected, prosecutors say. The pair traveled in a Volkswagen with German plates, and a national warrant followed two days after the charges, ZDF reported.
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Musk pushed Trump to slow Starlink in Ukraine, weakening air defenses as Russian drones attacked cities – The Telegraph
The court-appointed lawyers argued that investigators had pinned down the vehicle, not the men in it. The court rejected those objections, finding reasonable grounds to suspect the pair. The lawyers said they would appeal. The ruling can be challenged within three days.
A Starlink antenna. Illustrative photo: Christoph Soeder/dpa
An opposition MP made the fire public three days later
The fire became public only on 12 October, when opposition MP Ivaylo Mirchev of Democratic Bulgaria posted about it on Facebook. He said 11 antennas had been set on fire, more than prosecutors later counted.
In parliament two days later, Prime Minister Rumen Radev asked the head of the State Agency for National Security (DANS) not to reveal details, saying disclosure could harm the investigation. DANS head Plamen Tonchev told lawmakers he believes the fire was sabotage and that more such attacks cannot be ruled out, dpa reported.
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White House ordered limits on Ukraine’s military satellite service — Reuters. Who made the decision remains unclear
After the ruling, Mirchev wrote that Radev personally owes the public an explanation of what has been achieved, BTA reported.
Bulgaria’s case joins attacks Poland and Lithuania tie to Russia
Bulgaria has not said who might be behind the fire. Authorities in Poland and Lithuania have linked similar recent arsons on Starlink equipment to Russia.
In September, fire hit a Starlink ground station south of Warsaw, and Germany later detained two suspects. On 18 October, Lithuania’s prime minister said intruders had tried to burn a company’s Starlink antennas used by Ukraine, calling it part of Russia’s hybrid war. Moscow claims such accusations are baseless, Reuters reported.
La Torre de Babel imaginada por el pintor Lucas van Valckenborch (Lovaina, 1535-Fráncfor, 1597), en un óleo que se expone en el museo Mittelrhein de la ciudad alemana de Coblenza.
William H. Mumler vendia fotografias de “fantasmas”. Foi julgado por fraude, mas ilibado: não se provou que existiam fantasmas, mas também ninguém sabia como o norte-americano punha mortos ao lado dos vivos nas imagens. Recuemos, durante cerca de três minutos, a 1862. Estamos com William H. Mumler no seu estúdio em Boston, EUA, onde o gravador de joias e fotógrafo amador revela um autorretrato quando repara numa figura inesperada atrás de si. Na fotografia aparecia uma jovem de vestido comprido, com o rosto desfocado, como um fantasma. Mumler corre para mostrar a imagem a um amigo. Até porque a mulher
Quando, em 1640, Portugal recuperou a independência, Ceuta permaneceu fiel ao rei espanhol. Mas, quase quatro séculos depois, ainda tem uma bandeira portuguesa, com o padrão preto e branco de Lisboa, e o escudo português ao centro. A crise migratória que varreu Ceuta, no final de julho, voltou a acender as tensões entre Madrid e Rabat. Mas a história desta pequena cidade, situada na costa africana do estreito de Gibraltar, tem também um capítulo português. E foi decisivo para o seu destino. Para os marroquinos, chama-se Sebta, do nome árabe Sabta, nota a Al Jazeera. Esteve durante 700 anos nas