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Ukraine war latest: Drone attack sparks fire at industrial facility in Russia's Surgut district

16 October 2026 at 19:28

Key developments on Oct. 16:

  • Drone attack sparks fire at industrial facility in Russia's Surgut district, governor says
  • Pope Leo urges Putin to allow humanitarian aid, evacuations from Russian-occupied Oleshky
  • Ukrainian military strikes million-dollar Russian radar in Krasnodar Krai, General Staff claim
  • Zelensky's ask: 300 Patriot

Amid Trump tensions, Zelensky says Ukraine will stand its ground — with Europe's support

16 October 2026 at 15:12
"I am standing up for Ukraine's interests solely and the people of Ukraine. We were attacked, we were occupied, our people were killed," Zelensky said when asked to comment on Trump's latest attacks against him.

Zelensky, Hungary's Magyar hold first 'one-on-one' talks at EU summit

16 October 2026 at 12:12
"We see the Ukrainian parliament's adoption of the minority education law and the immediate start of its implementation as a first step towards rebuilding mutual trust," Magyar said on X after the meeting.

9h. Zelensky agradece a UE e pede defesa energética do país

16 October 2026 at 09:11
O presidente ucraniano marca hoje presença no Parlamento Europeu para a reunião dos 27 líderes do Bloco. Ainda, PSP do Porto adianta ao Observador que não encontrou qualquer arma nas manifestações.

Zelensky thanks EU's 'real leaders' for their continued support as bloc confirms new sanctions package on the way

16 October 2026 at 08:59
"We supported Trump's energy ceasefire but we see Russia did not respect it, and so we have to increase the pressure," von der Leyen told journalists, before announcing that the EU is working on a new 22nd package of sanctions against Russia.

6h. Conselho Europeu continua hoje em Bruxelas

16 October 2026 at 06:12
Vai ser discutido o apoio militar e financeiro europeu à Ucrânia e o reforço da pressão sobre a Rússia. No Porto, manifestantes não pernoitaram na praça D. João I por falta de condições de segurança.

Quelli che non criticano Trump sull’Ucraina non sono pacifisti, ma guerrafondai che tifano per gli avversari

16 October 2026 at 03:45

La dimostrazione eclatante che la posizione cosiddetta pacifista sulla guerra scatenata dalla Russia contro l’Ucraina è, quando va bene, ipocrita si è avuta in queste ore di ennesimo e vile attacco di Donald Trump e Elon Musk all’Ucraina, al suo presidente e al suo popolo.

Trump ha stretto un grottesco, inutile, e inapplicabile accordo con Vladimir Putin sul gasolio russo, in violazione delle leggi del suo Congresso e al solo fine propagandistico interno per scaricare sull’Ucraina, e non sulla guerra in Iran, le responsabilità del prezzo alto della benzina a poche settimane dal voto di metà mandato. Inoltre, da Mar-a-Lago, Trump ha ripreso a insultare e a minacciare Volodymyr Zelensky, dopo qualche mese di pausa, e ha smesso di passare agli ucraini parte delle informazioni di intelligence che servono ad anticipare la difesa della contraerea missilistica. Musk, invece, ha rallentato la connessione di Starlink in Ucraina e ha minacciato di staccare del tutto la spina, costringendo gli ucraini a rinunciare alle azioni belliche con i droni che così tanti danni hanno fatto alle infrastrutture offensive, energetiche e di approvvigionamento russe.

Il risultato della bravata del duo Trump-Musk è che i missili russi ora entrano nello spazio aereo ucraino indisturbati e poi colpiscono i civili ucraini come mai prima d’ora.

In linea generale, se le parole avessero un senso, un pacifista dovrebbe chiedere all’aggressore di fermare gli attacchi e non all’aggredito di smettere di difendersi, invece mai in quasi quattro anni abbondanti di guerra russa all’Ucraina ci sono state iniziative dei leader progressisti italiani o manifestazioni del fronte pacifista per chiedere alla Russia di fermare la guerra.

Ormai è diventato normale, malgrado sia un atteggiamento controintuitivo e moralmente osceno, che il sedicente pacifista italiano chieda all’Europa di non sostenere più l’aggredito, di non fornirgli le batterie antimissili che difendono la popolazione civile dall’attacco russo, e di inviare in Ucraina, anziché missili, un inviato di pace, come se fosse l’Ucraina a volere le guerra, al fine poi di intavolare una trattativa che la Russia non ha nessuna intenzione di intraprendere e che ogni giorno rigetta in tutte le lingue, a meno che la soluzione diplomatica sia la completa resa degli ucraini.

Questo è il teatrino dell’orrore cui assistiamo da oltre quattro anni, inscenato soprattutto da una parte della sinistra che si riempie la bocca della parola pace mentre con i fatti lavora per la continuazione della guerra russa.

Le ultimissime intemerate di Trump e Musk contro Zelensky e l’Ucraina scoperchiano però l’ipocrisia politica di quello che a buon diritto viene chiamato Campo Lavrov.

Qui non si tratta di cambiare linea politica sul “no alle armi” o sulla necessità di far terminare la guerra, né di mettere in difficoltà i leader dei partiti che provano a mantenere unita la coalizione elettorale. Qui ci sono i due più spudorati esponenti della destra nazionalista globale che, prendendosi una pausa dal gettare nel caos il mondo e dal sostenere tutti i movimenti neonazi del pianeta, minacciano l’aggredito, accarezzano l’aggressore cercando anche di fare affari personali, e mettono in pratica un piano di disimpegno per massimizzare le vittime civili ucraine.

Per i capi della sinistra “pacifista” non potrebbe esserci un’occasione più facile e doverosa di questa per criticare Trump e Musk e difendere le vittime innocenti della guerra, anche senza cambiare la linea politica sullo stop all’invio delle armi difensive.

Eppure non c’è stato nessun leader del Campo Largo o del fronte intellettuale pacifista che in queste ore abbia criticato Trump e Musk, dimostrando così in modo plastico l’impostura della posizione “pacifista”, ma anche la fine della gloriosa sinistra anti totalitaria, e la trasformazione del Campo Largo non solo in Campo Lavrov ma anche in Campo Mar-a-Largo.

Un fronte progressista che rifiuta di difendere l’aggredito, che non disturba mai l’aggressore, e che non riesce nemmeno a criticare i due più grandi fascistoni del pianeta impegnati a facilitare l’imperialismo russo può essere definito in qualsiasi modo, tranne che con l’aggettivo progressista.

Il più grande intellettuale della sinistra anti totalitaria, il compianto Christopher Hitchens, aveva svelato la vera natura dei pacifisti pro Saddam Hussein. Una lezione valida anche nel 2026. Oggi i pacifisti italiani non solo pretendono la resa degli aggrediti ucraini e non fanno niente per fermare l’aggressore russo, ma non trovano nemmeno il modo di censurare le mascalzonate di Trump e Musk contro l’Ucraina e l’Europa. Come scriveva Hitchens, questi non sono pacifisti, «non vogliono la pace, sono a favore della guerra, e tifano per gli avversari».

L'articolo Quelli che non criticano Trump sull’Ucraina non sono pacifisti, ma guerrafondai che tifano per gli avversari proviene da Linkiesta.it.

'I'm not a big fan of Zelensky,' Trump says as US-Ukraine tensions deepen

16 October 2026 at 02:05
U.S. President Donald Trump criticized President Volodymyr Zelensky in an interview with Newsmax published on Oct. 15, describing the Ukrainian president as "not a good guy for (the U.S.) to deal with."

Zelensky meets Belgian Prime Minister De Wever, but silence reigns on Russian assets

15 October 2026 at 22:05
The talks apparently failed to yield a breakthrough on the fate of €200 billion ($227 billion) in Russian assets frozen by Euroclear under Belgian jurisdiction.

Zelensky pede à NATO que não interrompa envio de armas

15 October 2026 at 20:57
Kiev suspendeu missões após restrições norte-americanas à Starlink. Rússia lançou quase mil drones em menos de 24 horas. Zelensky exige intercetores e munições para F-16.

© UKRAINE PRESIDENTIAL PRESS SERVICE HANDOUT/EPA

Zelensky denunciou ainda que as falhas nas comunicações via satélite da Starlink foram deliberadas

When the US slows down Starlink in Ukraine

15 October 2026 at 20:04

The drone has become the signature weapon of the Russo-Ukraine war. On any day in Ukraine, tens of thousands of drones are out hunting the battlefield for targets. These could be individual enemy soldiers or vehicles, or they could be larger targets such as depots, headquarters, bridges or power plants. Yet, this drone war has […]

The post When the US slows down Starlink in Ukraine appeared first on Asia Times.

Zelensky arrives in Belgium, prepares to meet Prime Minister De Wever

15 October 2026 at 14:16
"All of us in Europe want this war to end. And for that to happen, strong signals are needed — more real pressure on Russia and more defense support for Ukraine," Zelensky wrote on social media upon arrival.

Zelensky implora pelo Starlink. Musk responsabiliza EUA

15 October 2026 at 00:36
Kiev queixou-se de falta de informação sobre os ataques russos e de limitações da plataforma, após ataques com mísseis balísticos e drones que esta terça mataram pelo menos cinco pessoas e feriram 36.

© BETTY LAURA ZAPATA / POOL/EPA

Kiev afirma também não ter recebido qualquer aviso sobre ataques russos, pela segunda noite consecutiva

Zelensky e von der Leyen saúdam nova etapa na adesão à UE

14 October 2026 at 00:11
Clusters 2 e 3 — mercado interno e competitividade — foram abertos esta terça-feira. Apenas agricultura e coesão e política ambiental ficam por iniciar.

© OLIVIER MATTHYS/EPA

O início formal destas negociações foi possível devido à mudança de Governo na Hungria

Diesel et crise diplomatique : Poutine durcit le ton, Zelensky pète uncâble et Trump exige sa tête

By: A A
13 October 2026 at 17:05

par Russia TRUTH

Une succession rapide de manœuvres diplomatiques a permis à Donald Trump d’être publiquement réhabilité, à Vladimir Poutine de garder le contrôle stratégique total et à Volodymyr Zelensky de sombrer dans une rage sans bornes :

• L’accord bilatéral sur le diesel : La Maison Blanche et le Kremlin ont conclu un accord en vertu duquel le Trésor américain accorde une dérogation renouvelable aux sanctions sur les exportations russes de diesel jusqu’au 7 avril 2027. En contrepartie, Moscou a accepté de lever son interdiction temporaire d’exportation nationale de distillats moyens, apportant ainsi un soulagement immédiat, tant psychologique que concret, à un marché mondial du diesel mis à mal par les interdictions de transport maritime imposées au Moyen-Orient.

• L’effondrement du mythe de la «trêve énergétique» : Les rumeurs relayées par les médias occidentaux alléguant que Moscou aurait accepté une cessation provisoire des frappes aériennes et des tirs de missiles sur le réseau électrique ukrainien en échange d’un allègement plus large des sanctions ont été totalement discréditées. La position russe reste inébranlable : pas de cessez-le-feu provisoire ni sur terre, ni en mer, ni dans les airs.

• Moscou suspend officiellement les négociations : Lors d’un point presse officiel rendant compte du sommet téléphonique entre Poutine et Trump, le conseiller du Kremlin en matière de politique étrangère, Youri Ouchakov, a lancé une bombe diplomatique : la Russie a officiellement révoqué sa décision de septembre dernier de reprendre les négociations trilatérales avec Washington et Kiev. Invoquant les tentatives d’attaques par drones menées par l’Ukraine contre des bureaux de vote russes lors des élections à la Douma d’État, Poutine a informé Trump que le processus de négociation est suspendu indéfiniment tandis que les forces russes progressent sur l’ensemble du front.

• Rupture entre Washington et Kiev : Axios a confirmé que Donald Trump a personnellement adressé six exigences distinctes à Zelensky, lui ordonnant de mettre immédiatement fin aux raids de drones ukrainiens visant les raffineries russes. Zelensky a défié ces six exigences. Piégé par la dépendance de son pays aux financements occidentaux, Zelensky s’en est ouvertement pris à Trump, qualifiant le dialogue entre Washington et Moscou de «trahison en coulisses» et accusant la Maison Blanche d’utiliser les réunions à Miami comme écran de fumée pour traiter directement avec le Kremlin.

1. La transaction sur le diesel : un levier stratégique négocié contre un répit électoral

L’accord conclu entre Washington et Moscou est présenté par la Maison Blanche comme une avancée majeure. En réalité, cet accord marque le recul logique d’une puissance hégémonique surendettée, confrontée aux réalités économiques à l’approche des élections de mi-mandat de novembre :

• Le mécanisme de la dérogation : tout comme le Trésor américain a discrètement délivré des licences renouvelables pour permettre aux raffineries indiennes d’acheter du pétrole brut russe acheminé par voie maritime à la suite des premières escalades dans le golfe Persique en février, Washington a de nouveau accordé une dérogation d’urgence pour le diesel russe. Confronté à la réalité des pénuries de diesel agricole et routier, Trump a cédé sur ce que son dispositif de sanctions s’efforçait d’empêcher depuis des années.

• Le levier calculé de Novak : le vice-premier ministre russe Alexandre Novak a signalé il y a plusieurs semaines que les stocks nationaux de diesel en Russie affichent un excédent, la récolte agricole de cette année étant suffisante et comparable à celle de l’année dernière. L’interdiction russe des exportations, loin d’être un acte de désespoir déclenché par les frappes de drones ukrainiens, constituait un instrument de levier géopolitique. Moscou a retenu les distillats hors du marché jusqu’à ce que Washington soit contraint de négocier un assouplissement des sanctions.

• L’arithmétique du réel : comme l’ont démontré les analystes énergétiques, les volumes de diesel exportables par la Russie couvrent environ neuf jours de consommation intérieure américaine. Le véritable moteur de la crise énergétique mondiale reste le blocus du golfe Persique et de la mer Rouge. Pourtant, en acceptant de libérer ce volume, Moscou a obtenu une concession politique majeure de la part de Trump tout en démontrant aux pays du Sud que les régimes de sanctions occidentaux sont mis de côté dès que les prix intérieurs menacent une élection américaine.

2. Le point presse d’Ouchakov : la Russie claque la porte des négociations

La révélation géopolitique cruciale du jour provient du compte-rendu officiel de Youri Ouchakov sur le sommet téléphonique Poutine-Trump.

Pour la première fois depuis le lancement de l’opération militaire spéciale en 2022, la Fédération de Russie a officiellement et publiquement retiré son offre de pourparlers diplomatiques :

Poutine expose à Trump la doctrine russe durcie :

Les tentatives du régime de Kiev de perturber notre processus démocratique par des attaques terroristes contre des bureaux de vote ont réduit à néant toute possibilité de négociations. Nos forces armées détiennent l’initiative et avancent avec assurance. C’est à nous de déterminer si et quand des pourparlers auront un sens.

Il s’agit là d’un tournant décisif.

Tout au long du conflit, Moscou a maintenu une position cohérente : nous restons ouverts à un règlement politique et diplomatique selon nos conditions.

En lançant des attaques massives de drones contre les capitales provinciales russes et les bureaux de vote pendant les élections à la Douma, Bankova a fait le jeu de l’état-major russe.

Poutine a profité de cet incident pour mettre définitivement fin à cette voie de négociation, informant Trump que la Russie n’envisagera pas de discussions trilatérales tant que ses forces auront l’initiative opérationnelle totale.

Selon Ouchakov, Trump n’a pas réagi ; il a promis d’envoyer des «signaux» fermes à la délégation ukrainienne qui attendait à Miami.

3. Le coup de folie de Bankova : six défis, l’arnaque des 27 milliards d’euros et la rupture de Séoul

À Kiev, la prise de conscience que Donald Trump négocie des accords énergétiques directement avec Vladimir Poutine a provoqué une réaction démesurée de la part de Volodymyr Zelensky :

• Les six exigences : un reportage d’Axios a confirmé que la Maison Blanche a émis six directives distinctes à l’intention de Bankova, ordonnant la fin immédiate des attaques contre les infrastructures de raffinage russes. La motivation de Trump est purement intéressée : chaque frappe contre un craqueur de catalyseur russe fournit aux traders de Wall Street un prétexte pour faire grimper les cours à terme du diesel. Zelensky a rejeté toutes ces directives. Mettre fin aux frappes reviendrait à admettre que toute la campagne estivale de drones n’a abouti à aucun résultat stratégique.

• Le racket des 27 milliards d’euros : les dirigeants ukrainiens ne peuvent se permettre d’arrêter l’offensive de drones, car celle-ci constitue leur principal argumentaire utilisé pour extorquer des fonds à Bruxelles. Des responsables du ministère ukrainien de la Défense ont récemment déclaré que sans 27 milliards d’euros de subventions européennes immédiates, le montage de drones sur le territoire national serait interrompu. En déployant des munitions volantes pour incendier des réservoirs de stockage périphériques dans des villes de province russes, Bankova fabrique des images destinées à persuader des dirigeants européens comme Friedrich Merz et Ursula von der Leyen de continuer à faire affluer l’argent des contribuables dans les caisses du régime.

• La crise diplomatique avec Séoul : l’irritabilité diplomatique de Zelensky s’est étendue au-delà de Washington. Après la capture de deux soldats nord-coréens dans la région frontalière de Koursk, un accord a été conclu avec Séoul pour transférer secrètement les prisonniers en vue de les interroger. Ignorant la demande explicite de confidentialité formulée par la Corée du Sud pour éviter tout conflit avec Pyongyang, Zelensky a annoncé publiquement l’opération à des fins de relations publiques. Lorsque Séoul a protesté, Bankova a refusé de présenter des excuses, déclenchant une rupture diplomatique sans précédent qui a abouti au retrait par la Corée du Sud de son ambassadeur à Kiev — s’aliénant inutilement un partenaire qui avait fourni plus de 500 000 obus d’artillerie de 155 mm pour la campagne de 2023.

4. Le théâtre de la décapitation : sous-stations, centres de la SBU et le «Collegium» de Surovikin

Tandis que les diplomates échangent leurs reproches, la campagne aérienne stratégique russe contre Kiev est entrée dans une phase opérationnelle meurtrière :

1. La destruction du réseau électrique : des observateurs indépendants du secteur électrique confirment que les frappes russes sur la sous-station de Kievska de 750 kV et les nœuds de transformation du nord ont contourné les boucliers de protection en béton en ciblant les transformateurs de réduction de tension, les disjoncteurs et les parcs de refroidissement. Toute la rive droite (moitié ouest) de Kiev reste plongée dans une coupure d’électricité totale. Le réseau de métro étant à l’arrêt et les pompes de relevage d’eau à haute pression hors service, l’assainissement municipal a cessé de fonctionner, provoquant des refoulements d’eaux usées généralisés dans tout le centre administratif.

2. Les ogives coupe-câbles : les Forces aériennes russes (VKS) ont introduit des sous-munitions spécialisées, déployées par des appareils Geran-4 à propulsion à réaction, conçues spécifiquement pour sectionner les lignes aériennes à haute tension. En coupant les lignes reliant la production nucléaire de base de l’ouest à Kiev, les forces russes s’assurent que, même si les transformateurs des sous-stations sont réparés, le courant ne puisse physiquement atteindre la capitale.

3. Le collège de Surovikin : des sources militaires faisant autorité confirment que, bien que le chef d’état-major général Valery Gerasimov conserve officiellement le commandement suprême, le général Sergei Surovikin dirige activement la campagne d’interdiction et de destruction des infrastructures sur l’ensemble du théâtre d’opérations, à la tête d’un collège restreint de généraux supérieurs, dont Andrey Mordvichev et le vice-ministre de la Défense Yunus-Bek Yevkurov. Les caractéristiques de ce groupe de commandement — blocus systématique des ponts, ciblage méthodique des nœuds administratifs du SBU et publication de coupes architecturales du bunker souterrain de Zelensky situé sous la rue Bankova — indiquent une opération destinée à rendre la capitale fonctionnellement inhabitable pour le régime.

5. Usure sur le front : Dobropillya nettoyée, mines saisies, poches encerclées

Sur le terrain, les formations interarmes russes progressent à un rythme accéléré à travers les dernières lignes de fortifications ukrainiennes :

• La prise d’assaut de la mine de Dobropilska : le ministère russe de la Défense a confirmé que des groupes d’assaut de la 51e armée interarmes et des formations spécialisées d’infanterie de marine ont nettoyé les secteurs ouest de Dobropillya, pénétrant dans les galeries fortifiées de la mine de charbon de Dobropilska. Plus de 82 structures fortifiées ont été nettoyées en l’espace de 24 heures. La prise des imposants terrils de la mine offre aux observateurs d’artillerie russes un contrôle de tir direct et panoramique sur les lignes arrière de Druzhkivka.

• La liquidation des poches de résistance du nord : dans le nord-est de l’oblast de Kharkiv, les dernières poches de résistance du groupement frontalier ukrainien, fort de 1 700 hommes, ont été éliminées. Les forces russes ont libéré les hameaux centraux de la région, déplaçant ainsi le centre de gravité opérationnel du Groupe de forces Nord vers l’encerclement direct du nœud logistique de Velykyi Burluk. Au nord de Soumy, les positions avancées ukrainiennes le long des lisières de forêt se sont effondrées, rapprochant les détachements russes avancés à portée d’artillerie des limites municipales de Soumy.

• Le couloir mortel du Dniepr méridional : à Zaporijia, la fermeture du pont de Vantovyi (Khortytsia) a transformé les voies d’approvisionnement de la rive est en champ de bataille meurtrier. Les opérateurs de drones FPV russes, bénéficiant d’une ligne de visée ininterrompue au-dessus des fonds asséchés du réservoir de Kakhovka, ont établi un contrôle total des tirs sur tout le trafic routier tentant de renforcer le front sud.

Le crépuscule de la guerre par procuration

Les événements du 10 octobre 2026 marquent la fin d’une époque dans l’art de gouverner moderne :

• Donald Trump a obtenu sa dérogation temporaire sur le diesel pour protéger ses arrières sur le plan politique intérieur, reconnaissant ainsi que l’arme unipolaire des sanctions est inopérante.

• Vladimir Poutine a fait savoir que la Fédération de Russie ne se prêtera plus au jeu des négociations trilatérales théâtrales alors que ses soldats traversent les lignes défensives ukrainiennes.

• Et à Kiev, Volodymyr Zelensky est confiné dans une capitale plongée dans l’obscurité et envahie par les eaux usées — hurlant des insultes à ses protecteurs américains, rompant ses liens avec ses fournisseurs asiatiques et regardant ses brigades d’élite périr dans les tourbières du Donbass.

La transaction est conclue. Les illusions sont brisées.

Le maître impérial a conclu son accord parallèle sur le carburant, son mandataire a été abandonné à son sort, et la machine militaire souveraine de la Fédération de Russie achève méthodiquement la guerre dans la steppe eurasienne.

Publiéà l’origine par RussiaTruth 

Traduction:  ReseauInternational

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