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Roma, in piazza la marcia della Cgil: Landini annuncia lo sciopero generale per il 20 novembre

17 October 2026 at 17:09

La Via Maestra riempie Roma, Landini attacca sul riarmo: “No alle armi, la sicurezza è il lavoro”

Migliaia di persone sono scese in strada a Roma dietro allo striscione “Lavoro, pace, ambiente, welfare, Costituzione”. La mobilitazione nazionale, organizzata dalla Cgil insieme a più di cento sigle del mondo laico e cattolico raccolte nel cartello “La Via Maestra”, ha attraversato il centro della capitale: la testa della sfilata è partita da piazza della Repubblica per raggiungere piazza del Popolo.

Proprio dal palco finale il leader del sindacato di corso d’Italia, Maurizio Landini, ha lanciato la proclamazione di uno sciopero generale fissato per il 20 novembre. All’appello hanno risposto anche i vertici del Campo largo, con le presenze di Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Le rivendicazioni: salari, fisco e sanità

Al centro della piazza un lungo elenco di istanze sociali e politiche. In prima fila la lotta all’occupazione precaria e il rialzo delle buste paga e dei trattamenti pensionistici, uniti al contrasto dei contratti svantaggiosi e al superamento del divario retributivo di genere. Fronte caldo anche quello del prelievo fiscale: la piattaforma chiede una stretta sull’evasione, il calo delle trattenute sui redditi da lavoro e pensione, oltre a un prelievo straordinario su rendite, grandi patrimoni ed extraprofitti per ripristinare il principio di progressività.

Sul versante dei servizi essenziali, si sollecita l’innalzamento dei fondi per la sanità al 7,5% del PIL e per la scuola al 5%, puntando su nuove assunzioni e l’abbattimento dei tempi di attesa. Spazio infine al tema della pace, con un secco rifiuto all’incremento degli stanziamenti per le armi e la difesa della libertà di espressione.

Landini dal palco: “Oltre centomila in piazza”

Imponente la partecipazione secondo gli organizzatori. “Siamo davvero tanti, penso possiamo essere più di 100mila persone che da qui, da questa piazza parlano al Paese”, ha proclamato Landini dal palco. “È ora di riprenderci la parola, difendiamo la democrazia praticandola”.

Lo stop al riarmo e la sfida sul lavoro

Il numero uno della Cgil ha poi affondato il colpo sulle scelte di politica estera e di spesa pubblica: “C’è il rischio che le armi si sostituiscano alle parole e alla democrazia. La sicurezza non è armi, questa è una balla colossale. Dobbiamo dire con forza no all’aumento delle spese militari – ha rimarcato Landini – La vera sicurezza è l’autonomia energetica: serve un piano straordinario per le fonti rinnovabili”. Prima di chiudere con un ultimo richiamo alle priorità economiche: “Dobbiamo rimettere al centro il lavoro”.

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Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

17 October 2026 at 11:34

In Italia il caro affitti ha portato in piazza studenti e movimenti per il diritto all’abitare, ma senza raggiungere i numeri delle mobilitazioni spagnole. A Roma, fra le tende degli universitari e le proteste per Spin Time, le iniziative sono rimaste legate a singole vertenze. Nella capitale spagnola e in tutto il paese iberico, invece, il disagio abitativo è una rivendicazione nazionale. La differenza fra cosa accade nella a Roma e a Madrid affonda le radici nella struttura economica del mercato immobiliare e il rapporto tra movimenti, sindacati e partiti.

Roma contro Madrid: comprare casa costa meno in Spagna ma riuscirci è più facile in Italia

Il confronto tra Roma e Madrid aiuta a comprendere le differenze tra i due mercati immobiliari. Il prezzo di acquisto, tuttavia, non basta da solo a stabilire quanto una casa sia accessibile: occorre considerare anche il reddito delle famiglie, il costo dei finanziamenti e la disponibilità di abitazioni. Roma, in questo senso può offrire opportunità in alcune zone, soprattutto fuori dai quartieri più costosi. In Spagna invece tra la metà degli anni Novanta e il 2007 Madrid, come tutto il paese, ha vissuto una bolla immobiliare: 9,8 milioni di mutui per mille miliardi di euro e la costruzione di 6,5 milioni di abitazioni. Con la crisi finanziaria del 2008 arrivano pignoramenti e sfratti e l’accesso alla liquidità diventa complesso: tra il 2011 e il 2020, secondo la Banca di Spagna, la quota di proprietari tra le famiglie più giovani è scesa dal 69 al 36 per cento.

Fondi immobiliari e case popolari: le differenze tra Italia e Spagna

Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

In Spagna i grandi investitori fiutano l’aria e acquisiscono un ruolo centrale. Nel 2012 lo Stato crea SAREB, ente che rileva dalle banche abitazioni e successivamente cede a fondi internazionali. Gli operatori accumulano così importanti portafogli immobiliari, soprattutto a Madrid.  In Italia, invece, soprattutto nella Capitale, i fondi non investono sul mattone, dunque il mercato degli affitti è meno finanziarizzato: secondo l’Agenzia delle Entrate, l’87 per cento delle 3,6 milioni di abitazioni locate appartiene a piccoli proprietari. Il restante 13% è dei cosiddetti “palazzinari” che investono o costruiscono immobili su territori dislocati fra i vari quartieri. Una vera e propria spartizione di cantieri e fatturati. Risultato: la  frammentazione rende meno immediato individuare un bersaglio comune per le proteste come invece è accaduto a Madrid.

Roma e la fascia grigia: case popolari, mutui, affitti e politica

Case popolari, affitti, “palazzinari” e fondi immobiliari: ecco perché Roma non è Madrid

A Roma l’edilizia pubblica e gli interventi locali hanno svolto una funzione di contenimento. Un equilibrio che oggi mostra però i suoi limiti: in un paese sostanzialmente fermo da 30 anni, è cresciuta la cosiddetta fascia grigia, composta da persone che lavorano senza riuscire a sostenere le spese per un mutuo o un affitto ma nel contempo non hanno i requisiti per accedere alle case popolari. Una comunità sempre più esposta ma che non polarizza  interlocutori nazionali come Podemos e Sumar. E poi c’è il fattore politico: i partiti si muovono con cautela perché il caro affitti colpisce soprattutto le grandi città, molte, Roma in primis, amministrate dal centrosinistra. Riassumendo: Madrid, dunque, In Spagna la crisi ha prodotto un fronte riconoscibile contro sfratti e grandi proprietari. In Italia il disagio è rimasto distribuito tra singole vertenze e risposte (anche politiche) diverse.

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Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

17 October 2026 at 11:00

Dalla PFM a Fabrizio De André, passando per David Byrne: il grande musicista torna con un album di inediti dopo 23 anni. E racconta perché il prog è morto, la musica va riscoperta e la nostalgia può diventare una trappola.

C’è chi a ottant’anni si gode la pensione, chi passa il tempo a raccontare quanto fosse bella la musica di una volta e chi, come Mauro Pagani, preferisce continuare a inventarsela. Ventitré anni dopo l’ultimo album di inediti, l’ex polistrumentista della Premiata Forneria Marconi torna con Tutto è già qui. Un titolo apparentemente definitivo per un musicista che, invece, non ha alcuna intenzione di mettere il punto.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

Violinista, compositore, produttore e instancabile esploratore di sonorità, Pagani ha attraversato mezzo secolo di musica italiana evitando di trasformarsi in un monumento a se stesso. Dalla PFM alle collaborazioni con Fabrizio De André, fino alle Officine Meccaniche, il suo studio milanese, ha sempre preferito la curiosità alla rendita di posizione.

Il progressive? Morto per overdose di virtuosismo

In una recente intervista, Pagani riserva una diagnosi impietosa al genere che contribuì a rendere celebre: il progressive si è suicidato per eccesso di note. Assoli interminabili, virtuosismi esasperati, libertà compositiva diventata ostentazione. Alla fine degli anni Settanta, mentre punk e new wave spazzavano via le cattedrali sonore del rock sinfonico, Pagani aveva già cambiato strada.

Nel 1978 pubblicava il suo primo album solista, gettando le basi di quell’esplorazione delle musiche del mondo che avrebbe trovato la consacrazione in Crêuza de mä, capolavoro realizzato a quattro mani con De André nel 1984.

Mauro Pagani, il funerale del progressive rock: «Si è suicidato per troppe note». E a 80 anni ricomincia da capo con “Tutto è già qui”

David Byrne, il Mediterraneo e il piacere di cercare

Proprio quell’album conquistò David Byrne, il leader dei Talking Heads, che lo indicò tra le opere musicali più straordinarie. Pagani ammette di averne ricavato una comprensibile soddisfazione, senza però trasformare il complimento in un lasciapassare per la vanità. Oggi guarda al Mediterraneo con amarezza, denunciando le tragedie dei migranti e la chiusura dell’Occidente. Ma continua a cercare bellezza, anche nelle nuove generazioni: nell’album compare Daniela Pes, ospite del brano Rotta Orientale.

«Il nuovo disco è un diario intimo ed essenziale, aperto al mondo – afferma Pagani – e scriverlo ha significato fare i conti con la mia storia, riscoprire la forza dei legami resistenti alle tempeste degli anni. Avevo il bisogno di narrare le mie umane vulnerabilità, il mio amore per la vita. Celebro il traguardo dei miei ottant’anni trasformando le canzoni in uno specchio dell’esistenza. Il mio bisogno di scavare nei sentimenti profondi dell’animo umano, esplorando la nostalgia, l’amore, l’amicizia e la fragilità del tempo. Non mancano i bilanci personali, ho scelto una narrazione trasparente che mette sullo stesso piano le vittorie e le sconfitte».

E mentre lo streaming riversa migliaia di canzoni ogni giorno, Pagani invita a recuperare il piacere di comprare dischi, leggere copertine e conoscere chi li ha realizzati. Niente nostalgia obbligatoria, dunque. Nei suoi archivi aspettano ancora decine di provini. Perché il passato può essere magnifico, ma trasformarlo nell’unico posto in cui abitare è il modo migliore per smettere di fare musica.

Foto di Chiara Mirelli

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Quando la “scarpetta” diventa gourmet: ora anche il pane si sceglie come il vino. E il galateo si arrende

17 October 2026 at 09:30

A Vigna Clara lo chef Marco Benedetti reinventa il rito più irresistibile della tavola italiana: a ogni portata il suo pane. Tra grani antichi, lievito madre e abbinamenti ricercati, nasce il bread pairing.

E pensare che una volta a Roma bastavano due parole: «Passame er pane». Quando il pane serviva a raccogliere il sugo rimasto nel piatto, possibilmente quando nessuno guardava. Oggi quella che le nonne chiamavano semplicemente scarpetta è diventata una raffinata esperienza gastronomica. Con tanto di nome inglese, naturalmente: bread pairing. Perché anche il gesto più italiano del mondo, per diventare di tendenza, deve concedersi una spruzzata di internazionalità.

Succede a Roma, nel quartiere Vigna Clara, dove lo chef Marco Benedetti, 34 anni, ha deciso di promuovere il pane da comparsa a protagonista. Nel suo ristorante Gordito, inaugurato nel settembre 2025, non esiste il solito cestino abbandonato sul tavolo: ogni preparazione viene accompagnata da un pane studiato appositamente per esaltarne sapori e consistenze.

Dalla scarpetta clandestina al pane su misura

L’idea nasce da una passione coltivata tra Sicilia e Alto Adige, passando per cucine prestigiose come quella del Signum di Salina e dello chef Norbert Niederkofler. Nel laboratorio di Gordito si lavora quotidianamente con lievito madre, lunghe fermentazioni e farine selezionate: Tumminia siciliana, farro, grano arso e antiche varietà cerealicole. Il risultato è un percorso nel quale la focaccia al rosmarino incontra scampo e lardo, il pane di grano arso accompagna la lingua con chimichurri fermentato e le tagliatelle al ragù di cinghiale trovano il loro compagno ideale nel pane di mais. Insomma, la scarpetta non arriva più alla fine, quasi di nascosto: entra dalla porta principale e si siede a capotavola.

L’origine del termine

L’origine dell’espressione “fare la scarpetta” non è del tutto certa, ma le interpretazioni popolari sono gustose quanto il gesto che descrivono. Secondo una delle ipotesi più diffuse, il nome deriverebbe dalla somiglianza tra il pezzetto di pane utilizzato per raccogliere il sugo e una piccola scarpa, capace di scivolare sul fondo del piatto ripulendolo. Un’altra spiegazione richiama invece la povertà contadina, quando non si sprecava neppure una goccia di condimento e il pane diventava lo strumento indispensabile per recuperare ogni avanzo. C’è poi chi collega il termine all’antica abitudine di utilizzare il pane come una sorta di spugna alimentare. Nessuna di queste teorie gode però di una conferma etimologica definitiva. Quel che è certo è che la scarpetta rappresenta uno dei gesti più autentici e irresistibili della cucina italiana. Quello che un tempo poteva apparire come una trasgressione al galateo oggi, come dimostra anche questo articolo, viene rivalutato persino nell’alta ristorazione.

Cinque portate, 40 euro e il galateo va in pensione

Il percorso comprende anche fegato e cipolle serviti con un panino al cacao e noci. Gran finale con brioche di Tumminia, caprino e frutti rossi. Prezzo della degustazione: 40 euro a persona. Naturalmente non manca il menu alla carta, ma la provocazione gastronomica è chiara: il pane non è più un accessorio gratuito, bensì un ingrediente da progettare con la stessa attenzione riservata alle portate principali.

Una piccola rivoluzione che restituisce dignità a un’antica abitudine popolare. Con una differenza: un tempo la scarpetta era il modo migliore per non lasciare nulla nel piatto. Oggi si è trasformata in una filosofia culinaria.

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Endrick, il gol alla Roma con l’aiuto di Dio: «Parlavo con Lui in panchina». Mourinho può mettersi in coda

17 October 2026 at 07:30

Il baby fenomeno del Real Madrid entra all’Olimpico, segna e rivela il segreto della sua prestazione: una conversazione con l’Altissimo.

Gasperini rimpiange il talento sfumato sul mercato, mentre Mourinho deve decidere quanto farlo giocare. Ma lassù, evidentemente, qualcuno ha già espresso una preferenza. Altro che indicazioni tattiche, lavagnette magnetiche e discorsi motivazionali. Per segnare alla Roma basta avere il numero giusto in rubrica. Possibilmente quello di Dio.

Endrick, gioiellino brasiliano del Real Madrid, ha raccontato il curioso retroscena della sua serata all’Olimpico. Mentre i compagni correvano e sudavano, lui era seduto in panchina a conversare con l’Onnipotente. Poi, improvvisamente, la chiamata dalla panchina. Quella terrena, stavolta.

«Ero in panchina a parlare con Dio», ha confessato il ragazzo, spiegando di aver continuato a pregare anche mentre si preparava a entrare. Risultato? Ingresso devastante e gol alla Roma. Una specie di assistenza divina, senza bisogno di passare dal centrocampo.

E pensare che il brasiliano, inseguito durante il mercato proprio dai giallorossi, avrebbe potuto indossare la maglia della Roma. Gasperini e D’Amico lo avevano messo nel mirino, ma il talento è rimasto a Madrid. Salvo presentarsi all’Olimpico per ricordare quanto sarebbe stato comodo averlo dalla parte giusta.

Mourinho decide, ma l’ultima parola spetta all’Altissimo

Il problema, adesso, è capire chi abbia più voce in capitolo sul futuro del ragazzo: José Mourinho oppure il suo interlocutore celeste. Alla domanda su un possibile aumento del minutaggio, Endrick risponde con prudenza. Le scelte spettano all’allenatore, che deve pensare agli interessi della squadra. Lui promette lavoro, sacrificio e pazienza. Un atteggiamento ammirevole. Ma con una linea diretta così privilegiata, potrebbe anche chiedere una piccola raccomandazione. Magari senza disturbare San Pietro.

Intanto, dopo appena quattro minuti giocati nella Liga, il brasiliano si è trasformato nel protagonista della rimonta madrilena: dal 3-1 al 4-3, con gol del pareggio e premio di migliore in campo.

Vinicius squalificato, il Paradiso apre una finestra

A favorire Endrick potrebbe arrivare anche la squalifica di Vinicius, fermato per quattro giornate nel campionato spagnolo. Il giovane attaccante difende il compagno, giudicando eccessivo il provvedimento e denunciando quello che considera un accanimento nei suoi confronti. Nel frattempo, però, qualche posto nell’attacco del Real potrebbe liberarsi. E il brasiliano è pronto ad approfittarne.

Per la Roma resta una beffa doppia: aver sfiorato un talento sul mercato e averlo poi visto segnare all’Olimpico, contribuendo a una rimonta che sembrava impossibile. Per Mourinho, invece, si profila un problema di abbondanza. E forse anche di competenze: fino a ieri il suo celebre soprannome era Special One. Adesso, con Endrick che conversa direttamente con il Padreterno, rischia di essere retrocesso a semplice intermediario.

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Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria

17 October 2026 at 07:00

Si ispira ai principi della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità l’iniziativa Bando 2026 lanciata dalla Fondazione G. B. Baroni ETS – Ente Filantropico che mette a disposizione 400 mila euro a sostegno di progetti finalizzati all’inclusione sociale, all’autonomia, alla partecipazione attiva ed al miglioramento della qualità della vita delle persone con disabilità motoria e neuromotoria, con particolare attenzione al territorio di Roma e del Lazio. Seppur negli ultimi anni siano stati molti i progressi sul tema, gli ostacoli nell’accesso ai diritti, al lavoro e alla vita comunitaria risultano ancora troppi. Nata nel 1972, la fondazione sostiene da oltre cinquant’anni progetti di solidarietà, assistenza e ricerca a favore delle persone con deficit e lesioni neurologiche e motorie.

Contro esclusione e vulnerabilità

“Con i nostri bandi sosteniamo percorsi costruiti su misura partendo dall’ascolto” – spiega il Presidente della Fondazione Baroni, Giuseppe Signoriello – “solo se tradotte in possibilità reali di vita, le risorse trovano un senso”. Snellire le tempistiche ed i passaggi attraverso digitalizzazioneed accompagnare le famiglie e gli enti nel concreto. “È qui che la Fondazione Baroni vuole fare la sua parte” – sottolinea il presidente – “investendo su chi rende luoghi e servizi davvero accessibili, anche online; e su chi aiuta a capire come muoversi nel nuovo sistema. Nessun diritto dovrebbe perdersi tra moduli e procedure”. 

Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria
La vittoria sta nell’abbraccio. Densa di significati la campagna promozionale con le immagini della Fondazione Baroni

Sport, assistenza e ricerca scientifica

Una quota di  125 mila euro è rivolta ad associazioni sportive dilettantistiche, onlus ed organizzazioni del Terzo Settore; di medesimo importo, un ‘altra quota destinata a progetti per persone e famiglie in condizioni di fragilità. I restanti 150 mila euro, infine, a studi e sperimentazioni su malattie rare o altamente debilitanti e per sostenere progetti innovativi in ambito medico e tecnologico. Costo minimo per ogni progetto, 25 mila euro ed una durata non superiore a 12 mesi con la causa che non è possibile superare la cifra 40 mila euro a progetto. Il 70% del finanziamento sarà erogato entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’accordo, mentre il restante 30% sarà liquidato dopo l’approvazione della rendicontazione finale. L’area di azione dei progetti concerne la Città Metropolitana di Roma Capitale, mentre su tutto il territorio nazionale vale per la ricerca scientifica. I risocontri alle domande – da consegnarsi entro il 30 novembre 2026 – verranno comunicati entro il 31 gennaio 2027. 

Arriva il fondo di quattrocentomila euro per i soggetti con disabilità motoria e neuromotoria
Medici e pazienti nella campagna creata dalla Fondazione Baroni a sostegno delle attività sportive per chi ha disabilità

Municipi attivi, dal nuoto agli sport di squadra

Basket in carrozzina, atletica, trekking accessibile e sitting volley. Ma anche rugby integrato, nuoto, e – persino – equitazione. Ogni municipio della città offre numerose possibilità per praticare sport che includono persone con disabilità in sedi di associazioni sportive dilettantistiche o strutture del comune. Alla pagina ufficiale del Comune di Roma – Strutture Sportive per Disabili è pubblicato il lungo elenco della sedi e delle attività sportive che offrono servizi adattati come Villa York, SS Lazio Nuoto, UISP Roma ed il Centro Sportivo Garbatella. Tra gli sport più originali, è possibile praticare baseball per ciechi, basket in carrozzina e calcio integrato in sedi capitoline come ImplaccAbili /Rugby Capitolina, ASD Disabili Roma 2000, ASD Polisportiva Roma 7 Volley. Non mancano le attività da fare all’aperto come il trekking inclusivo grazie a Fateci Posto APS e gli sport nautici con Io Sono Pablo E Qui Sto Bene APS. La ginnastica adattata per disabilità motorie si può trovare presso ASD Polisportiva Roma Sud.

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Per gli affitti in salita, tende a Termini contro il caro casa: “Stop alla speculazione”

16 October 2026 at 09:18

Circa mille manifestanti, secondo le stime fornite, si sono radunati davanti alla stazione Termini, in piazza dei Cinquecento,  ribattezzata simbolicamente “Piazza Maricarmen Abascal” e trasformata per qualche ora in una tendopoli. L’iniziativa nasce come omaggio all’anziana sfrattata a Madrid ma richiama anche al dramma di tante famiglie italiane, strette nella morsa di affitti insostenibili, locazioni brevi e fondi immobiliari.

Le tende davanti a Termini: la protesta sul modello spagnolo

Per gli affitti in salita, tende a Termini contro il caro casa: “Stop alla speculazione”

Tende da campeggio in strada, striscioni e una richiesta precisa: rendere la casa accessibile a chi non riesce più a sostenere il costo degli affitti. In piazza Asia Usb, Movimento per il diritto all’abitare e gli studenti di Cambiare Rotta, uniti nelle richieste di un tetto ai canoni, dello stop alle locazioni brevi e di maggiori investimenti nelle case popolari. La piazza è stata ribattezzata simbolicamente “Piazza Maricarmen Abascal”, in omaggio all’anziana sfrattata a Madrid diventata un riferimento della mobilitazione spagnola contro il caro casa. Come in Spagna, alcuni partecipanti hanno montato tende da campeggio, trasformando l’accampamento simbolico in una denuncia delle difficoltà di chi fatica a trovare o mantenere un alloggio o è costretto ai salti mortali per arrivare a fine mese e far quadrare il bilancio familiare.

Canoni legati al reddito e più case popolari: le richieste

Per gli affitti in salita, tende a Termini contro il caro casa: “Stop alla speculazione”

Al centro della mobilitazione c’è anche una raccolta firme per una proposta di legge sul diritto all’abitare. Tra i punti indicati dai promotori figurano un canone equo e proporzionato al reddito, l’abrogazione della legge 431 del 1998 che disciplina le locazioni abitative, lo stop ai fondi speculativi, il recupero degli immobili sfitti e il finanziamento dell’edilizia residenziale pubblica. L’obiettivo dichiarato è portare le rivendicazioni nelle istituzioni e intervenire su un mercato che, secondo i manifestanti, rende sempre più difficile per famiglie e lavoratori trovare una sistemazione sostenibile. Un problema che, complice i caro prezzi, si allarga a macchia d’olio e non colpisce più soltanto studenti e giovani alle prese con il costo delle stanze, ma anche persone sotto sfratto e nuclei familiari ritrovatasi, nelle ultime settimane, in condizioni di inaspettata fragilità.

“Non bisogna vergognarsi”: il racconto di chi rischia di perdere casa

“Dobbiamo difenderci restando uniti e chiedere interventi mirati che non penalizzino il cittadino a favore di chi specula sulle proprietà abitative”, è il messaggio lanciato durante la protesta da una delle rappresentanti dei promotori. Il riferimento è alle persone che vivono situazioni di difficoltà abitativa: dagli sfrattati alle donne che hanno attraversato esperienze di violenza, fino alle madri con figli con disabilità. La mobilitazione punta a rompere l’isolamento di chi non riesce a pagare l’affitto o teme di perdere la propria casa. Nel mirino degli organizzatori la rendita immobiliare e la speculazione, indicate come ostacoli all’accesso agli alloggi. Da piazza dei Cinquecento la richiesta alle istituzioni è di intervenire sui canoni e ampliare l’offerta pubblica, trasformando il diritto all’abitare in una priorità delle politiche per la casa.

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Caso minicar, spunta la pista dei social: gli investigatori cercano nuove risposte

16 October 2026 at 09:14

Roma, la Procura dei minori indaga sui due ragazzi di 16 e 17 anni accusati di sei aggressioni. Sequestrati anche i telefoni dei genitori: si cercano video, chat e possibili collegamenti con sfide online. Davide Iacopini ancora in terapia intensiva.

Un gioco, sostengono loro. Ma il conto di quella notte di ordinaria follia romana è pesantissimo: sei persone aggredite, un attore gravemente ferito e due adolescenti finiti sotto inchiesta per tentato omicidio e lesioni. La vicenda della minicar nera che seminava paura tra Monteverde e Testaccio entra adesso in una nuova fase. Dopo l’identificazione e le ammissioni dei due ragazzi, di 16 e 17 anni, l’inchiesta passa alla Procura per i minorenni. E il sospetto degli investigatori è che dietro quelle aggressioni possa nascondersi qualcosa di più di una bravata degenerata.

Cellulari sequestrati: c’era una sfida social dietro le aggressioni?

La novità riguarda gli accertamenti informatici. Gli investigatori analizzeranno i telefoni dei due minorenni e quelli dei rispettivi genitori, alla ricerca di messaggi, fotografie e filmati. Al vaglio anche una telecamera installata sulla vettura. L’obiettivo è capire se gli episodi siano stati ripresi, condivisi o addirittura organizzati nell’ambito di qualche sfida online. Per il momento è soltanto un’ipotesi investigativa, non una circostanza accertata. Intanto, i due ragazzi restano denunciati a piede libero. La magistratura minorile dovrà valutare l’eventuale richiesta di misure cautelari.

Le madri chiedono scusa, Iacopini lotta in ospedale

A rompere il silenzio sono state anche le famiglie. La madre del sedicenne ha riconosciuto la gravità dell’accaduto, sostenendo che il figlio dovrà rispondere delle proprie azioni, e ha espresso il desiderio di chiedere personalmente scusa alla madre di Davide Iacopini.

L’attore, colpito mentre viaggiava in monopattino, rimane ricoverato in terapia intensiva al San Camillo. Dopo due interventi neurochirurgici, i medici hanno avviato la progressiva riduzione della sedazione. La prognosi resta riservata, secondo gli ultimi aggiornamenti clinici disponibili.

L’ombra della baby gang e i precedenti dei ragazzi

Le ultime indiscrezioni aggiungono un particolare inquietante: secondo Repubblica, il sedicenne era già stato segnalato per una presunta baby gang a Trastevere, mentre entrambi risultano coinvolti in un precedente furto. Il parroco di Santa Maria Liberatrice, che conosceva i giovani, ha raccontato di comportamenti problematici e di averli temporaneamente allontanati dagli ambienti parrocchiali.

Nel frattempo, il bollettino del San Camillo del 15 ottobre parla di condizioni di Iacopini stabili nella gravità, senza complicazioni nel decorso, ma con supporto intensivo ancora completo. I progressi saranno valutati nelle prossime settimane.

La minicar è sotto sequestro. Il futuro giudiziario dei due ragazzi è nelle mani della Procura minorile. E la distanza tra una bravata raccontata e le sue conseguenze non è mai stata così drammatica.

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Emergenza “spaccate” per i negozi: un’attività commerciale su tre finisce nel mirino dei ladri

16 October 2026 at 07:00

La criminalità continua a picchiare duro sul tessuto economico della Capitale e della sua provincia. Un’indagine di Confcommercio rivela un quadro drammatico: un terzo delle attività commerciali ha subìto un furto con la modalità dello sfondamento di serrande e vetrine. Un fenomeno devastante che vede la metà delle imprese colpite riaffrontare il medesimo incubo per almeno due volte. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli assalti notturni ad opera di bande specializzate che impiegano auto e furgoni rubati come veri e propri arieti per scardinare saracinesche e varchi blindati.

I costi della sicurezza e la paura degli imprenditori

La percezione del rischio è ormai altissima tra gli operatori. Il report evidenzia come i furti con spaccata rappresentino il 35,9% del totale dei reati predatori ed emergano come la minaccia percepita in maggior crescita nel 2026. I dati indicano che il 33,2% dei titolari teme di essere esposto alle incursioni criminali, mentre la metà degli imprenditori teme di subire un blitz nei prossimi mesi. Per tutelarsi, l’85,1% delle aziende si avvale di una polizza assicurativa per la copertura dei danni e il 45% ha dovuto investire risorse extra in sicurezza, spendendo una media di circa 2.300 euro per installare sistemi di videosorveglianza nel 72,6% dei casi e porte blindate nel 27,7% delle strutture.

L’appello delle categorie alla politica e alle forze dell’ordine

Di fronte a questa escalation, il mondo del commercio chiede interventi immediati e sostegni concreti. Il direttore di Confcommercio Roma, Romolo Guasco, evidenzia come la tutela del territorio sia un valore collettivo che non può gravare solo sulle spalle di chi fa impresa. Risulta indispensabile potenziare la prevenzione e rafforzare la presenza delle forze dell’ordine nelle strade, affiancando a queste misure incentivi economici per gli esercizi che investono in dispositivi di protezione. Rendere sicuri negozi e locali pubblici rappresenta infatti l’unico presidio efficace per garantire la vivibilità e il decoro di vie e piazze romane.

La vicepresidente di Confcommercio: “Serve più prevenzione”

“Le chiamiamo ‘spaccate’, ma dietro questa parola ci sono furti che provocano danni spesso sproporzionati rispetto al valore della refurtiva: vetrine distrutte, costose riparazioni e attività da rimettere in condizioni di lavorare. A questo si aggiungono la preoccupazione e il senso di vulnerabilità degli imprenditori. I dati della nostra indagine confermano che non si tratta di episodi isolati, ma di un fenomeno diffuso che richiede risposte concrete“, il commento della vicepresidente di Confcommercio con delega alle Politiche della Legalità, della Sicurezza e dell’Etica d’impresa, Patrizia Di Dio.

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Papa Leão 14 retira nódulo no pulmão “com sucesso”, diz Vaticano

13 October 2026 at 20:00

O papa Leão 14 passou por uma cirurgia nesta terça-feira (13), no Hospital Agostino Gemelli, em Roma, para a retirada de um nódulo no pulmão. Segundo comunicado do Vaticano, o procedimento foi concluído conforme o previsto, e o pontífice já havia retornado ao quarto no início da noite, pelo horário italiano.

“A intervenção foi concluída positivamente, no tempo e no modo previstos, e o Santo Padre já voltou para o quarto”, informou a Santa Sé em nota divulgada pouco antes das 20h locais, 15h em Brasília.

A operação ocorreu no fim da tarde, sob a coordenação do médico Stefano Margaritora, diretor de cirurgia torácica do hospital. A previsão é que Leão 14 permaneça internado por aproximadamente sete dias. Os compromissos oficiais do pontífice foram suspensos até 20 de outubro.

O próprio papa anunciou que passaria pela cirurgia durante a oração do Angelus, no domingo (11), diante dos fiéis reunidos na Praça de São Pedro. Ele explicou que o nódulo foi identificado durante exames médicos recentes.

“Recentemente, durante alguns exames, os médicos encontraram um nódulo circunscrito ao pulmão, identificado em uma fase muito inicial e bem localizado”, declarou.

Posteriormente, o Vaticano esclareceu que os exames eram de rotina e que o pontífice não apresentava sintomas. Até o momento, não foram divulgadas informações sobre a natureza do nódulo, se benigno ou maligno, nem sobre a realização de uma eventual biópsia.

Internação suspende compromissos do papa

Leão 14 chegou ao hospital pouco depois das 13h, no horário local. Na entrada, foi recebido por integrantes da direção da instituição e acenou para curiosos, fiéis e pacientes que aguardavam sua chegada.

O pontífice ficará no décimo andar do hospital. Ele não ocupará a suíte tradicionalmente reservada aos papas, que passa por reformas.

Apesar da internação, Leão 14 continua à frente da Igreja Católica. A viagem à América do Sul, prevista para ocorrer entre 6 e 17 de novembro, permanece confirmada na agenda do Vaticano.

Antes de ser hospitalizado, o papa assinou duas nomeações. Uma delas envolve o bispo brasileiro Francisco Cota de Oliveira, que deixará a Diocese de Sete Lagoas para assumir a Diocese de Itabira-Fabriciano, ambas em Minas Gerais.

Secretário de Estado manifesta preocupação

O secretário de Estado da Santa Sé, cardeal Pietro Parolin, afirmou ter conversado com o papa na tarde de segunda-feira (12). Ao comentar a cirurgia, disse estar preocupado com a situação, mas destacou a serenidade demonstrada por Leão 14.

“Estou preocupado porque não esperava algo do tipo”, declarou Parolin. O cardeal também manifestou esperança de que o problema seja resolvido em breve, conforme a avaliação inicial apresentada pelo próprio pontífice.

Aos 71 anos, Leão 14 não tinha problemas de saúde conhecidos divulgados publicamente. Ele foi eleito papa em maio de 2025, após a morte de Francisco.

Gemelli já recebeu outros dois papas

O Hospital Agostino Gemelli também recebeu os antecessores de Leão 14. João Paulo 2º foi o primeiro pontífice a passar por tratamento na instituição, em 1981, após sobreviver a um atentado na Praça de São Pedro.

O papa polonês voltou ao hospital em outras nove ocasiões até sua morte, em 2005, aos 84 anos. Ao longo dos anos, enfrentou problemas respiratórios, cardiológicos e a doença de Parkinson. Uma estátua de mármore em sua homenagem foi instalada na entrada do hospital em 2009.

Francisco também passou por duas cirurgias no Gemelli. Em 2021, foi submetido a uma intervenção programada no cólon para tratar uma diverticulite. Dois anos depois, passou por uma operação para retirada de uma hérnia abdominal relacionada a uma cirurgia anterior.

Em abril de 2025, semanas antes de morrer, aos 88 anos, o pontífice argentino ficou internado por quase 40 dias para tratar uma pneumonia bilateral. Ele morreu no Vaticano após sofrer um acidente vascular cerebral (AVC), seguido de insuficiência cardíaca.

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