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Donald Trump has sold out Ukraine. He makes Chamberlain look like a man of iron principle | Simon Tisdall

Europe’s leaders can no longer trust a word that comes out of Washington. No more slaps on the wrist – we need concrete steps to punish Trump

Historical comparisons are always inexact. No one conflict precisely mirrors another. Yet Donald Trump’s shameless appeasement of Vladimir Putin carries more than a noxious whiff of Neville Chamberlain’s failed attempt in Munich in 1938 to head off war with Nazi Germany. To be fair to the former UK prime minister – and history largely hasn’t been – his peacemaking efforts had the enthusiastic backing of most people in Britain and France who, like him, were desperate to avoid a repeat of the horrors of the first world war. Trump enjoys no equivalent public support for his treachery. Nor does he face the prospect of a US war with Russia. His betrayal of Ukraine is cynically self-interested, globally dangerous and utterly contemptible.

US-Russian talks on agreeing the shoddy terms of a precedent-setting American sell-out of Ukraine are at an advanced stage, after meetings in St Petersburg this week. Trump has zigzagged over the war ever since returning to office. Now, panicked by record-low poll ratings, he seems determined to scapegoat Ukraine and force its de facto capitulation. Recent steps – his shocking decision to fund Putin’s war machine by buying Russian diesel, his waiving of tougher sanctions, his mysterious, lethal interruptions in US satellite and intelligence sharing with Kyiv, and his renewed attempt to oust Ukraine’s president, Volodymyr Zelenskyy – mark Trump out as the skulking Judas, the craven Brutus of the modern age. He makes Chamberlain look like a man of iron principle. All that’s lacking is an umbrella.

Simon Tisdall is a Guardian foreign affairs commentator

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© Photograph: Kevin Lamarque/Reuters

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PASOLINI NON ASSOLVEVA I POVERI

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I rendimenti dei titoli decennali francesi ai massimi dal 2002: il differenziale con i Bund vola a 170 punti. Si allarga anche lo spread italiano

La crisi del debito francese si aggrava e le tensioni si propagano di nuovo al mercato obbligazionario europeo. Il differenziale tra i titoli di Stato decennali francesi e tedeschi è arrivato giovedì a 170 punti base e il rendimento degli Oat a 10 anni ha superato il 5,1%, ai massimi dal 2002. Un nuovo campanello d’allarme per la seconda economia dell’Eurozona, alle prese con i conti pubblici in affanno, l’incertezza politica e le tensioni sociali a sei mesi dalle elezioni presidenziali. Anche i titoli italiani finiscono sotto pressione: lo spread tra Btp e Bund tedeschi sale a 124 punti base, sui livelli dell’aprile 2025, e il rendimento del decennale italiano si avvicina al 4,63%.

Quando lo spread si allarga, significa che gli investitori chiedono un premio maggiore per finanziare lo Stato percepito come più esposto a rischi politici e fiscali. Ieri, 20 ottobre, il differenziale tra Oat e Bund aveva già superato la soglia simbolica dei 150 punti base, attestandosi a 153 punti. Un livello che non si vedeva in chiusura di seduta dal 2012 ed è “associato alla crisi del debito nell’area euro”, ricordano gli analisti di Ubs Global Wealth Management. L’ulteriore allargamento a 170 punti segnala un nuovo deterioramento della fiducia del mercato. A pesare sul debito francese sono le preoccupazioni per la tenuta dei conti pubblici e la capacità del governo di trovare una maggioranza per le misure di bilancio. Il Parlamento sta discutendo la manovra finanziaria per il 2027 che prevede risparmi per 54 miliardi, ma visto il clima politico con le tensioni nelle piazze a margine delle manifestazioni contro il carovita e la prospettiva delle presidenziali della prossima primavera il timore dei mercati è che quei tagli necessari per contenere il disavanzo e stabilizzare il debito non si faranno.

In questo quadro anche l’Italia vede salire il costo del finanziamento: il rendimento del decennale italiano sale al 4,63%. Significa maggiori costi sulle nuove emissioni e sul debito da rifinanziare, con effetti che si trasferiscono progressivamente sulla spesa per interessi.

A rendere più complicato il quadro è la contemporanea fiammata dei prezzi energetici. Il Brent sale del 3,1% e supera i 112 dollari al barile, mentre il Wti guadagna il 2,9% e arriva a 99,9 dollari. Il gas resta sopra gli 89 euro al megawattora, sui massimi dal dicembre 2022. Il rincaro delle materie prime riaccende i timori sulle prospettive dell’inflazione e sulle conseguenze per la crescita. E un’inflazione più persistente preannuncia nuovi aumenti dei tassi da parte delle banche centrali contribuendo a tenere alta la pressione sui rendimenti obbligazionari.

Le vendite colpiscono anche i listini azionari, stretti tra il caro energia e la correzione del settore tecnologico. Gli investitori continuano a interrogarsi sulla redditività degli ingenti capitali investiti nell’intelligenza artificiale e sui tempi necessari perché la spesa delle grandi società tecnologiche si traduca in ricavi e profitti. Lo Stoxx 600, l’indice che riunisce le principali società europee, perde circa l’1%. Piazza Affari è tra le peggiori Borse del continente: il Ftse Mib cede l’1,87%.

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Stragi, Scarpinato risponde alle accuse della destra: “Non mi hanno intimidito Riina e Berlusconi, non mi farò intimidire da questa sporca politica”

“Se pensano di potermi tappare la bocca con questi metodi non sanno con chi hanno a che fare. Non mi sono lasciato intimidire da Riina e Berlusconi, non mi lascerò intimidire da questa sporca politica”. In conferenza stampa con Giuseppe Conte e i capigruppo Luca Pirondini e Riccardo Ricciardi, il senatore M5s Roberto Scarpinato risponde alle accuse della destra e del procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che martedì in Commissione Antimafia ha indicato di nuovo l’ex procuratore generale di Palermo come “depistatore” delle indagini sulla strage di via D’Amelio. “Ci sono una decina di persone che, se domani potessero dire cos’è successo dietro le stragi del ’92-’93, questo Paese si fermerebbe, il governo cadrebbe”, afferma Scarpinato. “La campagna stragista del 92-93 ha portato al potere questa classe politica, i Berlusconi, i Dell’Utri. Questa commissione e la presidente” Chiara Colosimo, di Fratelli d’Italia, hanno impedito qualsiasi indagine conoscitiva sui mandanti e i concorrenti esterni” delle stragi: è stata chiusa una saracinesca sul passato, hanno militarizzato la commissione e vogliono strumentalizzare gli errori della procura di Caltanissetta”, ha attaccato.

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Romania shot down two drones it believes were Russia’s new Geran-4s. Europe isn’t ready for swarms of them, analyst warns

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In a direct confrontation with Russia, European NATO states would likely be even more vulnerable than Ukraine to swarms of Russia’s new jet-powered strike weapons, Fabian Hoffmann of the Norwegian Institute for Defence Studies (NIDS) argued in a 20 October op-ed for the Center for European Policy Analysis (CEPA). He calls them low-cost cruise missiles. Just three days earlier, Romania met what it believes were two of them over the Black Sea.

Romanian F-16 fighter jets shot down two jet-powered Geran-family drones over Romania’s territorial waters on 17 October, the Defense Ministry said. Interim Defense Minister Radu Miruță said they flew at about 450 km/h and were likely Geran-4s, the first of that type Romania had downed.

Faster drones for a faster war

Russia began using the Geran-4 in May in response to effective Ukrainian interceptor drones, Ukraine’s military intelligence (HUR) said, adding that it reaches up to 500 km/h. By June, those interceptors were downing about half of slower Shahed-type drones, defense adviser Serhii Beskrestnov estimated.

Hoffmann traces the shift to the Geran-3, a model Ukraine recovered intact in 2025. In his account, a Chinese JT80 turbojet roughly doubled its speed, from 185 to 350 km/h. However, he puts newer models, including the Geran-4, at 600 km/h or more, above HUR’s figure for that model.

By his estimate, each costs $150,000–$250,000, against about $50,000 for a long-range drone. Still, from Russia’s perspective, he wrote, that buys a significantly higher chance of getting through.

money engineering what stands between ukraine russia's fastest drones zelenskyy says · post russia’s new “geran-4 seeker” shahed variant geran-4 news ukrainian reports
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Ukraine is testing four new drone interceptors as Russia floods its skies with faster Gerans 

Engines are the bottleneck

Hoffmann argues defenses must match the threat’s speed, for example with jet-powered interceptor drones. Ukraine already fields some. On 4 October, President Zelenskyy said its Bars interceptors had shown the highest percentage among Ukrainian interceptors, about 30% of targets, according to Militarnyi. One unit destroyed five aerial targets with five Bars interceptors, Defense Minister Yevhenii Khmara later told journalists. He also called aviation one of the most effective tools against jet drones.

Hoffmann’s concern is scale. Jet engines are in short supply, he wrote, because too few European and US suppliers can meet demand. Ukraine’s Defense Industry Council flagged a shortage of such engines for its drones in April. In his view, gun systems and higher-end missile defenses are too scarce or too costly to fill the gap.

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Partita Iva, puoi essere riconosciuto (e pagato) come dipendente: la sentenza

Avere la partita Iva, essere iscritti all’albo e fatturare compensi non basta a dimostrare che un rapporto lavorativo sia autonomo. Anzi se il professionista è inserito stabilmente nell’organizzazione aziendale, si assume responsabilità e risponde ai vertici societari, la collaborazione può essere qualificata come lavoro dipendente, anche con inquadramento dirigenziale.

In questo modo la Cassazione con la sentenza 24668/2026 tutela tutti quei professionisti “esterni” che, in concreto, svolgono attività secondo i canoni della subordinazione. Questi stessi professionisti hanno bisogno delle tutele tipiche di chi è alle dipendenze.

Il caso, più di nove anni di consulenza con funzioni direttive

La controversia nasce dal ricorso presentato da un commercialista che aveva collaborato con una società, dopo aver firmato un contratto di consulenza.

Il professionista avrebbe però collaborato per quasi dieci anni con modalità ben diverse da quelle di una consulenza esterna. Egli infatti sosteneva di avere diretto l’area amministrativa e finanziaria, coordinato gli uffici e il personale, assunto responsabilità gestionali e mantenuto un rapporto costante con l’amministratore unico della società.

Di conseguenza chiedeva al giudice di accertare il vincolo di subordinazione nel rapporto, con riconoscimento della qualifica dirigenziale, delle differenze retributive, del Tfr, dell’indennità sostitutiva del preavviso e di ulteriori somme, compreso il risarcimento connesso all’illegittimità del recesso.

La società si opponeva indicando alcune “spie” di un rapporto autonomo: tipologia di contratto, iscrizione del professionista all’albo, partita Iva, fatturazione dei compensi e assenza di vincoli gerarchici. Contestava inoltre che le mansioni svolte giustificassero un inquadramento dirigenziale.

Nel percorso giudiziario la Cassazione chiede di verificare la natura effettiva del rapporto

Il Tribunale di Roma riconosceva la natura subordinata e dirigenziale del rapporto, condannando la società al pagamento del Tfr e dell’indennità sostitutiva del preavviso, ma respingendo le altre domande. Stesso esito presso la Corte d’Appello capitolina.

Insoddisfatta dell’esito del giudizio, la società ricorreva in Cassazione e, con sentenza 35687/2021, quest’ultima annullava la pronuncia d’appello per motivazione insufficiente sulla rilevanza e il ruolo del contratto di consulenza, predisposto dallo stesso professionista. Senza escludere la subordinazione, la Corte chiedeva cioè di verificare con maggior attenzione la corrispondenza tra accordo scritto e modalità concrete del rapporto.

Nel giudizio di rinvio, la Corte d’Appello capitolina ribadiva la natura dipendente e dirigenziale della collaborazione. La società proponeva quindi un nuovo ricorso in Cassazione.

Partita Iva e contratto non bastano: i cinque indici della subordinazione

Il principio centrale evidenziato dalla Cassazione è che la qualificazione formale del rapporto non è decisiva quando le modalità effettive di lavoro indicano una situazione diversa.

La distinzione tra lavoro autonomo e subordinato non dipende soltanto dal “nome” attribuito al contratto, ma dal modo in cui la prestazione viene concretamente organizzata e svolta.

Ecco perché la Suprema Corte ha ritenuto corretta la valutazione degli elementi raccolti nel corso del processo, tra cui:

  • continuità e presenza in azienda — il professionista frequentava quotidianamente la società da circa nove anni, utilizzandone locali, strutture e strumenti;
  • inserimento nell’organizzazione – dirigeva il settore amministrativo, contabile e finanziario, coordinando il personale e impartendo istruzioni ai dipendenti;
  • rapporto con i vertici — faceva riferimento direttamente all’amministratore unico, dal quale riceveva indicazioni e al quale riferiva regolarmente l’attività svolta. Partecipava inoltre alle riunioni;
  • responsabilità gestionali e rappresentative — gestiva rapporti con banche e finanziarie, disponeva di procure e deleghe e poteva impegnare la società nei confronti di soggetti esterni;
  • assenza di rischio d’impresa — non emergeva una reale assunzione del rischio economico tipica di un’attività professionale autonoma.

Non solo. Le testimonianze, le e-mail e gli atti societari raccolti confermavano il ruolo del professionista come direttore amministrativo e finanziario.

Parallelamente, la presenza di una partita Iva, l’iscrizione all’Albo, la titolarità di uno studio professionale e l’entità elevata dei compensi non sono stati considerati elementi sufficienti a escludere la subordinazione. Queste circostanze erano qui “secondarie” e, anzi, potevano ben coesistere con il lavoro dipendente. Era stata esclusa anche la collaborazione a progetto.

Subordinazione attenuata e differenze tra dirigente e quadro

Nel lavoro dirigenziale, la subordinazione può manifestarsi in forma attenuata perché il dirigente gode di ampia autonomia e non necessita di ordini continui o controlli puntuali. Come chiarito dalla sentenza 3640/2020 della Cassazione, occorre piuttosto verificare se la prestazione sia funzionalmente coordinata con gli obiettivi aziendali e soggetta alle direttive generali del datore di lavoro.

Nello specifico caso in oggetto, la subordinazione era emersa dagli indici già descritti mentre la qualifica dirigenziale è stata giustificata dalle responsabilità quotidianamente esercitate.

Le citate procure e le deleghe gli consentivano inoltre di rappresentare e impegnare la società nei confronti di terzi, distinguendo la sua posizione da quella del quadro. La Cassazione ha così confermato la correttezza della valutazione tecnico-giuridica fatta dalla Corte d’Appello.

Tfr e preavviso non sono compensabili con i compensi professionali

La società contestava anche il riconoscimento del Tfr (tema delicato come conferma un recente contributo giurisprudenziale) e dell’indennità sostitutiva del preavviso sostenendo che i compensi già elargiti al professionista, eventualmente superiori a quelli previsti dal contratto collettivo, dovessero essere considerati ai fini dell’assorbimento delle somme dovute.

La Cassazione ha però bocciato questo ragionamento ribadendo che — quando viene accertato un rapporto subordinato formalmente qualificato come autonomo — il principio dell’assorbimento non si applica né alle spettanze del Tfr né all’indennità sostitutiva del preavviso. La società è stata altresì condannata al pagamento delle spese del giudizio di Cassazione.

Che cosa cambia

Il principio giurisprudenziale che emerge dalla sentenza 24668/2026 dei giudici di piazza Cavour interessa i professionisti: partita Iva e contratto di consulenza non garantiscono, da soli, l’autonomia. Lo stesso principio potrebbe riguardare, per esempio, un avvocato che coordina stabilmente l’ufficio legale di un’azienda o un ingegnere che dirige un reparto tecnico, rispondendo direttamente ai vertici.

Inoltre le conseguenze della riqualificazione di un rapporto non riguardano soltanto le tutele del lavoratore, ma anche gli obblighi contributivi dell’impresa, come chiarito dalla Cassazione in un’altra vicenda relativa a collaborazioni trasformate in rapporti subordinati.

Per le imprese, la qualificazione contrattuale deve sempre trovare riscontro nell’organizzazione concreta del lavoro. Per i professionisti, invece, fatture, iscrizione all’albo, la presenza di fatture e uno studio proprio non impediscono di chiedere il riconoscimento della subordinazione – e delle relative tutele (contributi, ferie, permessi ecc.) – se ne ricorrono i presupposti concreti. Saperlo in anticipo potrà evitare lunghi e onerosi strascichi giudiziari.

In definitiva, la valutazione del rapporto resta legata alle circostanze del singolo caso: nessun singolo indizio è necessariamente decisivo. È l’insieme degli elementi — letto alla luce delle norme e dei principi giurisprudenziali — a consentire di distinguere una vera consulenza autonoma da un rapporto di lavoro subordinato, anche dirigenziale.

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22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone

Il 22 ottobre 1933 Roma si sveglia con un appuntamento decisamente insolito. Piazza di Siena, nel cuore di Villa Borghese, si trasforma in un gigantesco ring a cielo aperto. Niente cavalli, carrozze o eleganti passeggiate: questa volta volano pugni. E non pugni qualsiasi, perché a distribuirli è Primo Carnera, il gigante friulano diventato pochi mesi prima campione del mondo dei pesi massimi.

22 ottobre 1933 – Carnera conquista Piazza di Siena davanti a 70mila persone
Il manifesto originale dell’incontro

Attorno al quadrato si accalcano, secondo le cronache, circa 70mila spettatori. Un evento dalle proporzioni straordinarie per l’epoca, con un ospite che non ha alcuna intenzione di passare inosservato: Benito Mussolini. Il regime ha organizzato una celebrazione della forza italica. E naturalmente pretende un trionfo.

Due metri di muscoli e un avversario che non vuole cadere

Carnera è un fenomeno anche fuori dal ring: oltre due metri d’altezza, circa 120 chili di peso e due mani che sembrano badili. Nato a Sequals, in Friuli, ha conosciuto la povertà, lavorato in un circo e attraversato l’Atlantico per diventare il primo italiano campione mondiale dei pesi massimi. Di fronte a lui c’è Paulino Uzcudun, pugile basco e campione europeo, un osso durissimo. Carnera lo supera di circa trenta chili e il pubblico pregusta una conclusione rapida. Anche Mussolini vorrebbe un successo per knock-out, possibilmente spettacolare e utile alla propaganda.

Ma lo spagnolo ha evidentemente dimenticato di leggere il copione.

Quindici riprese, una vittoria e qualche mugugno

Il combattimento dura tutte le quindici riprese previste. Carnera attacca, colpisce, domina gran parte dell’incontro, ma Uzcudun resiste ostinatamente. Non cade. Non si arrende. E soprattutto non concede al regime la fotografia tanto desiderata: quella dell’avversario steso al tappeto. Carnera vince nettamente ai punti, conserva il titolo mondiale e conquista anche quello europeo. Eppure, tra gli spettatori c’è chi manifesta delusione. Il gigante ha vinto, ma non nel modo in cui qualcuno aveva stabilito che dovesse vincere.

Una situazione quasi surreale: essere campione del mondo e rischiare di sentirsi rimproverare perché non si è picchiato abbastanza.

Quando lo sport diventava propaganda

L’incontro romano rimane uno dei momenti più significativi nella storia del pugilato italiano. Ma racconta anche un’altra storia: quella di un potere politico che trasforma gli atleti in manifesti viventi. Carnera, celebrato come simbolo di una nazione invincibile, è in realtà un uomo dalla vicenda assai più complessa, segnata da successi, sfruttamento economico e sconfitte.

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Las elecciones de medio mandato amenazan el control de Trump en el Congreso

El presidente estadounidense no solo podría perder la Cámara de Representantes, sino también el Senado ante el avance demócrata, impulsado por el coste de la guerra en Irán, la inflación y los aranceles en las decisivas elecciones de medio mandato.
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Mulher de 35 anos morre esfaqueada por homem em Mafra

Homicídio ocorreu num contexto de violência doméstica, no concelho de Mafra, e já está a cargo da PJ. Suspeito é homem de 40 anos.

© Corbis via Getty Images

O alerta para a ocorrência foi dada pelas 18h25
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Sabrina Sato compara gestações de Zoe e segundo filho: “Velocidade absurda”

Entrando no último trimestre de sua segunda gravidez, a apresentadora Sabrina Sato, 45, comparou a primeira gestação, que gerou sua primogênita Zoe, de 7 anos, com a segunda.

Ao abrir uma caixinha de perguntas em seus stories do Instagram nesta quarta-feira (21), a mãe de segunda viagem foi questionada sobre quais foram as diferenças que sentiu ao gestar a filha mais velha, fruto da antiga relação com Duda Nagle, 43, e o caçula, nascido do atual casamento com Nicolas Prattes, 29. 

“Na primeira, eu tinha mais tempo para pensar e viver a gravidez. Fiz programas de TV sobre o assunto, programas na internet, troquei com muitas mães, li, estudei e me aprofundei. Agora, na segunda, a vida continua acontecendo numa velocidade absurda!”, declarou.

Ao longo da resposta, Sabrina fez questão de destacar que “a casa está cheia” e que tem muitas atividades para gerir, incluindo seu trabalho como apresentadora e modelo, o cuidado de cinco cachorros, o acompanhamento da filha mais velha e os momentos com Prattes.

“Mas a maior diferença é emocional. Na primeira, eu queria descobrir como seria ser mãe. Agora, eu já sei o tamanho desse amor e também reconheço os medos, as renúncias e as transformações que vêm com ele. Não é nada fácil. É uma experiência completamente nova, mesmo já tendo vivido uma vez. E talvez eu esteja aprendendo a tentar controlar menos e sentir mais”, finalizou.

Além de comparar os dois momentos, Sabrina ainda reafirmou o quão ansiosa está para ser mãe de um menino e brincou sobre qual será seu signo astrológico. Segundo ela, todos da casa já possuem personalidade forte: “Eu, aquariana raiz, a Zoe, sagitariana com ascendente Áries (fogo, fogo), e o Nicolas taurino que eu amo”. 

“Já temos uma combinação bem interessante de personalidades fortes! Agora, imagina mais um chegando para dar opinião nessa família”, escreveu.

Sabrina Sato compara primeira e segunda gestações
Sabrina Sato compara primeira e segunda gestações • Instagram/Sabrina Sato

No início de junho, Sabrina e Prattes anunciaram que estavam à espera do caçula por meio de um vídeo publicado em conjunto no Instagram de ambos. Pouco tempo depois, o casal divulgou o sexo do bebê com uma filmagem em que eles surgiam com cachorros vestidos com roupinhas azuis e carregando balões da mesma cor.

Semanas antes de confirmar que estava grávida, a apresentadora revelou que sofreu duas perdas gestacionais em 2024 e que, na época, recebeu apoio total do marido.

“A segunda vez foi muito difícil. Na primeira, não foi planejado e a gente viveu o luto trabalhando. Só que, da segunda vez, a gente criou todas as expectativas, a gente viveu aquela gestação e vazou que eu estava grávida”, desabafou ela ao participar do programa “Conversa com Bial”.

*Sob supervisão de Flávio Ismerim, da CNN Brasil

Nicolas Prattes revela apelido que ganhou da filha de Sabrina Sato

 

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“Uma refinaria é um alvo legítimo. Eu atacava-a”: entrevista ao presidente do Comité Militar da NATO

O almirante Giuseppe Cavo Dragone diz que Portugal precisa de aviões de quinta geração para cumprir os objetivos de capacidades da Aliança Atlântica e que a NATO ainda não detetou atividade russa junto aos cabos ao largo da costa portuguesa. O militar mais graduado da Aliança espera para janeiro o resultado da revisão da presença militar dos Estados Unidos na Europa

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“Uma refinaria é um alvo legítimo. Eu atacava-a”: entrevista ao presidente do Comité Militar da NATO

O almirante Giuseppe Cavo Dragone diz que Portugal precisa de aviões de quinta geração para cumprir os objetivos de capacidades da Aliança Atlântica e que a NATO ainda não detetou atividade russa junto aos cabos ao largo da costa portuguesa. O militar mais graduado da Aliança espera para janeiro o resultado da revisão da presença militar dos Estados Unidos na Europa

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No Miracles Expected: Moscow Meets Witkoff From A Position Of Strength

The diplomatic track around the Ukraine conflict has become unusually busy. U.S. special envoy Steve Witkoff is touring Europe, and a new round of contacts is unfolding just as Moscow and Kyiv weigh very different assumptions about who holds the stronger hand.

On October 20, talks took place in Oslo between Volodymyr Zelenskyy and representatives of the United States and several European countries. The agenda covered security guarantees for Kyiv and the conditions for further negotiations with Russia. Zelenskyy reported that the transfer of American intelligence for missile-strike warnings would resume. Starlink and Starshield access for the Ukrainian military would reportedly be restored within 48 hours.

Moscow, however, used the eve of Witkoff’s visit to set out its position. Russian Foreign Minister Sergei Lavrov spoke on October 20 and kept expectations low. “Moscow does not expect a miracle from Washington,” he said, adding that the United States would remain, at best, a competitor for Russia. His main points were consistent. Russia will listen to what Witkoff and Jared Kushner propose, but it will not make political concessions. It is ready for economic deals, but not for political compromise. Relations with the West may resume, but not on the pre-2022 terms. Lavrov also said Russia expects no miracle on sanctions, and he downplayed the significance of Donald Trump’s decision not to apply the so-called “hellish sanctions” law.

The confidence in that tone has a source. Russia is negotiating from a position of battlefield momentum. Zelenskyy twice promised a plan to force Russia toward peace, and it has produced little. Ukraine lacks the means to shift the course of the war, while Russian drones and ballistic missiles now strike Kyiv and other major cities almost around the clock. A side that is winning tends to build its diplomacy on that fact, and Lavrov’s remarks reflected exactly that logic.

Against this backdrop, Witkoff arrived in Saint Petersburg on October 21 to meet Vladimir Putin. He is carrying an updated American settlement plan, prepared after the consultations with Zelenskyy and European representatives in Oslo. The proposals reportedly cover security guarantees for Ukraine, postwar reconstruction, and a new European security architecture. Washington hopes to lay the groundwork for direct three-way talks.

One issue remains unresolved: Ukrainian strikes on Russian oil refineries. Kushner again demanded that they stop. Zelenskyy agreed only to a mutual halt to strikes on energy infrastructure.

Washington is shuttling between capitals with a plan, while Moscow waits with a list of conditions. Kyiv, under nightly bombardment, is asked to compromise first. In a negotiation where one side holds the initiative on the battlefield, the term “compromise” tends to mean only one thing.

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Onorato sfida il campo largo: “Alle primarie con un nostro candidato, no al toto nomi Schlein-Conte. Il csx così non può vincere”

Verso gli Stati generali di Progetto Civico, Onorato: “Siamo stanchi dell’Italia del ‘non si può fare'”

Dal 23 al 25 ottobre il centro congressi Shangri-La di Roma ospiterà gli Stati generali di Progetto Civico Italia. Nei tre giorni, davanti a centinaia di amministratori arrivati da tutta Italia, verrà presentato il “piano industriale” per il Paese, un insieme di proposte elaborate dai 20 centri studio del movimento.

Ad aprire i lavori – venerdì 23 alle 15.30 – saranno il fondatore e segretario nazionale di Progetto Civico Italia Alessandro Onorato e il segretario nazionale di Avanti Psi Enzo Maraio, intervistati dal direttore di Affaritaliani Marco Scotti. Alla vigilia dell’appuntamento abbiamo parlato con Onorato sulla tre giorni che ci attende, sulla nuova legge elettorale e sul ruolo che Progetto Civico intende ritagliarsi nel campo largo.

Dal 23 al 25 ottobre presentate il “piano industriale” di Progetto Civico Italia. Cosa dobbiamo aspettarci?

Siamo stanchi di un’Italia dove tutti dicono ‘non si può fare’ per qualsiasi cosa: noi dimostreremo che invece si può fare. Con proposte concrete, con coperture economiche e tempi di attuazione. Arriveranno gli amministratori di Progetto Civico da tutta Italia, da Bolzano a Caltanissetta, da Cesena a Salerno.

Inoltre parteciperanno il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri; quello di Napoli, Gaetano Manfredi; i governatori dell’Emilia, dell’Umbria e della Toscana, Michele De Pascale, Stefania Proietti ed Eugenio Giani; i leader politici del centrosinistra, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Nicola Fratoianni e Stefano Bonaccini. Poi ci confronteremo con il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, e tanti esponenti della società civile come Elena Sofia Ricci, Bebe Vio e Giovanni Malago’.

Il piano nasce dai 20 centri studio e da oltre 800 persone. L’apporto “dal basso” richiama un po’ la strategia usata dal M5s con Nova…

Il nostro è un movimento nato e cresciuto in maniera spontanea, dal basso, dal popolo. Con amministratori, professionisti e semplici cittadini che non vogliono rassegnarsi e vogliono cambiare il Paese. E’ il mondo reale, che sa quali siano le reali esigenze delle famiglie, dei commercianti, degli insegnanti, al contrario di chi siede in Parlamento”.

Legge elettorale: c’è chi dice che la norma sulla raccolta delle firme sia scritta apposta per fermare i civici come voi. Pensa che sia una norma “anti-Onorato”? E, concretamente, come aggirerete l’ostacolo?

E’ evidente che questa norma delle firme, inserita in una legge elettorale palesemente anticostituzionale, sia stata fatta per danneggiarci. Giuseppe Conte ha raccolto l’appello che avevamo fatto a tutte le forze di opposizione e ci ha consentito di creare una componente parlamentare. Per rispondere così al vulnus democratico che obbliga chi sta fuori dal Parlamento a raccogliere 400.000 firme. Ora dovremo raccoglierne 94 mila, in pochi giorni e in forma cartacea. Ma ce la faremo, anche se sono quattro volte in più di quelle che dovette raccogliere la Meloni con FdI nel 2013 quando prese l’1,9%.

Si cambia la legge a pochi mesi dal voto, mentre il Consiglio d’Europa sconsiglia modifiche elettorali nell’ultimo anno: è un’operazione costruita ad hoc dalla maggioranza?

Meloni pensa di avere un vantaggio con questa nuova legge elettorale, ma in passato, chi ha cambiato le regole del gioco a proprio piacimento, ha poi perso.

Quasi 5 anni di governo Meloni: cosa abbiamo perso, davvero, secondo lei?

Una grande occasione. Il Governo Meloni aveva i numeri in Parlamento per fare riforme e cambiare il Paese, invece non ha avuto coraggio. L’Italia oggi è un paese fermo, immobile, che non ha futuro: servono riforme strutturali per dare una nuova prospettiva da qui ai prossimi 20 anni. Sono stati sprecati 209 miliardi di euro del Pnrr, che potevano essere usati per cambiare davvero l’Italia partendo dalle scuole e dalla sanità.

Il campo largo oggi è Pd, M5s e Avs. Manca un candidato, manca un programma, sulle primarie c’è incertezza: ne abbiamo parlato anche a La Piazza. Voi, dove vi collocate in questo scenario? Con chi, e contro chi?

Noi parteciperemo con un nostro candidato alle primarie e, con le proposte che presenteremo, daremo un contributo al centrosinistra per il programma. Non siamo nati per partecipare al toto nomi Schlein o Conte. Non ci interessa. C’è uno spazio enorme che stiamo occupando, siamo già in tutto il Paese con oltre 1000 amministratori: sono una nuova classe dirigente formata da persone capaci, concrete, che non hanno perso il rapporto con i territori.

Portiamo in dote la cultura del fare che la politica deve riscoprire. L’attuale schema del centrosinistra non basta per vincere le elezioni: bisogna allargare alla società, alle energie civiche, a un popolo democratico non organizzato che ha fatto vincere al centrosinistra l’80% dei comuni italiani. Serve una reale novità per riconquistare i milioni di elettori che non votano più perché non si riconoscono nei partiti attuali e tradizionali del centrosinistra.

I tassisti hanno un peso elettorale a Roma. Rischia di pagare il prezzo politico delle sue battaglie, anche dentro il suo schieramento?

La legalità e la trasparenza vengono prima di tutto. Roma è tornata a essere una città internazionale, attrattiva dove, però, tante grandi e piccole illegalità mortificano la stragrande maggioranza di chi lavora onestamente, danneggiano la vita dei cittadini e le vacanze dei turisti.

In questi 5 anni ho affrontato di petto tante battaglie, dai centri sportivi comunali morosi all’illegalità nel turismo, fino ai tassisti abusivi che ho denunciato, con esposti in procura, fin dal primo giorno: si tratta di mele marce che danneggiano tanti tassisti onesti, che fanno un lavoro importante e faticoso. Pochi giorni fa sono andato ad affrontarli di persona perché ho trovato, alla stazione Termini, una situazione inaccettabile, con una fila lunghissima e alcune persone che si ‘battevano’ le corse: ovvero sceglievano i turisti da spennare. Queste persone non possono sporcare l’immagine di una Roma moderna e dinamica che abbiamo faticosamente costruito.

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