What if the A.I. Economy Crashes?

© The New York Times

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Key developments on Oct. 16:

Il tradimento di Trump nei confronti di Zelensky rischia di cambiare le sorti del conflitto russo-ucraino, con conseguenze dirette anche in Unione europea. Così, alla prima occasione utile, i giornalisti del Vecchio Continente hanno voluto chiedere al leader di Kiev quali fossero le sue impressioni dopo l’accordo sul gasolio tra Washington e Mosca e la richiesta del tycoon di un cambio al vertice nel suo Paese. Così, un reporter presente alla conferenza stampa a margine del Consiglio europeo di Bruxelles glielo ha chiesto direttamente: “Il presidente Trump si appresta ad affrontare delle difficili elezioni di midterm. La sua popolarità è molto bassa, i prezzi molto alti e la guerra iniziata in Medio Oriente non sta andando come lui voleva. Crede di essere stato trattato come capro espiatorio dei suoi problemi?”. A questo punto Zelensky tiene lo sguardo basso qualche secondo, poi lo alza, guarda i giornalisti e accenna una risatina, con la sala che scoppia a ridere. “Questa è la mia risposta“, ha concluso il presidente ucraino.
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Chiede i Patriot all’Ue, prevede un’invasione di profughi in caso di sconfitta, fa i conti della serva sulle risorse che gli occorrono per il prossimo anno, incassa il supporto di alcuni senatori americani critici sul depotenziamento di Starlink per le difese ucraine. Volodymyr Zelensky, ospite del Consiglio Europeo, fa il punto sullo stato della guerra e delle relazioni politiche a supporto della sua parte, con una consapevolezza di base: se Washington sta mollando Kyiv, Bruxelles no.
“Per Putin non è mai abbastanza, ci vuole distruggere – parte in quarta – e poi vorrà di più e ancora di più. Ora sta mettendo alla prova i Paesi Nato con questi droni. Siamo di fronte a un’escalation”. Il tema è allo stesso tempo bellico, economico, geopolitico e militare. Perché se è vero come è vero che dagli europei ha ricevuto solo sostegno (“comprendono che la nostra posizione è totalmente giustificata”), mette l’accento sul ruolo americano. Quando dice che Putin darà ascolto all’America se eserciterà pressione fa riferimento alle tante persone presenti negli Stati Uniti “dal cuore nobile che desiderano sinceramente la sconfitta del male e che l’Ucraina rimanga salda. Sono proprio queste le persone che hanno aiutato l’Europa a difendere la propria libertà, che hanno combattuto durante lo sbarco in Normandia, che hanno vinto la Guerra Fredda e che vogliono il meglio per l’Europa. Persone che desiderano essere alleate, non dividere o umiliare l’Europa. Credo che la maggior parte degli americani la pensi ancora così. E, in ultima analisi, sarà il popolo americano a dire la sua”.
Una stoccata a quella minoranza che invece vorrebbe togliergli gli aiuti. In questo senso va letto il suo riferimento all’accordo Russia-Usa sul diesel che è stato “una sorpresa per tutti”, mentre per quanto riguarda il rapporto con Trump annuncia che “ci sarà nei prossimi giorni un incontro tra i negoziatori, col presidente abbiamo sempre temi da discutere”.
Ma oltre agli auspici ci sono previsioni e richieste. Sulle prime spicca lo scenario che si potrebbe abbattere sull’Europa in caso di caduta di Kyiv, ovvero 20 milioni di profughi ucraini, “perché ci distruggeranno, ci spingeranno fuori per questo vi chiediamo di difendere il nostro Paese”. La parte del leone in questo senso la sta facendo il nuovo strumento di guerra che risponde al nome di drone. Putin “sta già testando i droni sui Paesi europei, sull’Ucraina sono arrivati migliaia di droni. Migliaia. E gli americani dicono che è difficile parlare con Zelensky, che è più facile parlare con Putin”, come a voler rimarcare il passaggio iniziale. Sulle seconde, ecco la lista della spesa: altri 70 miliardi per i 2027, “per tenere a bada la Russia”, oltre agli intercettori per i sistemi Patriot (Pac-2 e Pac-3). Quelli disponibili in Europa permetteranno all’Ucraina di superare l’inverno e tutti i leader sono a conoscenza di questo pacchetto. La questione è sul tavolo dei paesi Ue, che stanno riflettendo sul da farsi.
Quel che è certo è che arriveranno presto nuovi F-16, verosimilmente entro la fine dell’anno. Infine una considerazione sull’accordo Trump-Putin sul gasolio: “ci ha sorpresi, non possiamo accettarlo”. Il timore di Zelensky è che il passo successivo verta un altro accordo simile sul gas, oppure l’esenzione da nuove sanzioni legate ai sistemi bancari, ad alcuni individui o all’industria chimica.
Tutto finito? Per nulla. Alcuni senatori americani hanno richiesto un’indagine urgente sulle interruzioni della rete Starlink in Ucraina, lo strumento che Musk aveva offerto a Kyiv per indirizzare i droni verso gli obiettivi russi. E in una missiva indirizzata all’ispettore generale del dipartimento della Difesa i senatori esprimono “grave preoccupazione” in merito al depotenziamento della rete, perché queste restrizioni “avrebbero compromesso la capacità dell’Ucraina di condurre operazioni difensive contro gli attacchi russi, effettuati tramite droni e missili, diretti verso le infrastrutture civili”.


© Tierney L. Cross/The New York Times






“Nel 2017 ho avuto un arresto cardiaco negli studi di Sky: era il giorno di riposo della Vuelta e Giovanni Bruno mi aveva chiamato per commentare quanto stava accadendo nella corsa. Sono improvvisamente crollato a terra“. Inizia così il racconto di Riccardo Magrini, storica voce del ciclismo e volto delle telecronache di Eurosport e Discovery Plus insieme a Luca Gregorio, che ha ripercorso uno dei momenti più drammatici della sua vita durante il vodcast “Campioni di Salute – Sport, Salute & Territorio”, promosso da Regione Lombardia.
Intervistato da Giovanni Bruno, Magrini è tornato con la memoria al grave problema cardiaco che lo colpì nove anni fa, raccontando anche le abitudini che, a suo giudizio, contribuirono a mettere a rischio la sua salute. “Un po’ di responsabilità è anche mia: avevo smesso di andare in bicicletta con la frequenza di un tempo, ero aumentato di peso e, prima dell’arresto cardiaco del 2017, avevo già avuto due piccoli infarti“.
La sua vita aveva preso una direzione diversa da quella degli anni trascorsi da sportivo. “Dal 2005 avevo cominciato a occuparmi delle telecronache su Eurosport. Trascorrevo tantissime ore a commentare le gare e, poco alla volta, ero diventato sempre più sedentario“, ha spiegato Magrini, ripercorrendo le circostanze dell’emergenza. Quel giorno, negli studi Sky, la sua fortuna fu trovarsi accanto a persone preparate a intervenire. Il giornalista Lucio Rizzica, presente insieme a Bruno, mise in pratica le manovre di primo soccorso apprese durante i corsi organizzati dall’emittente. A fare la differenza fu anche la presenza di un defibrillatore nella struttura. “Lucio mi ha salvato la vita grazie a quello che aveva imparato. Sono rimasto quasi quattro minuti senza attività cardiaca”.
Dopo l’arresto cardiaco, Magrini venne ricoverato all’ospedale San Raffaele e si risvegliò in seguito a un periodo di coma indotto, con la sensazione di trovarsi in una dimensione quasi irreale. I medici gli impiantarono un defibrillatore e iniziò un percorso che gli avrebbe permesso di tornare gradualmente alla quotidianità. “Sono stato davvero fortunato. Oggi, a distanza di nove anni, posso raccontare quello che mi è successo, ho perso peso, sono tornato a pedalare e continuo a lavorare per Eurosport”.
Durante i soccorsi il traffico rallentò l’arrivo dell’ambulanza e chi stava praticando le manovre salvavita cominciò ad accusare la stanchezza. “A un certo punto Lucio aveva bisogno che qualcuno lo sostituisse, perché non riusciva più a continuare. Ci provò anche Guido Meda, ma con lui il colore della mia pelle passava dal roseo al grigio“, ha raccontato scherzando. Un modo per sdrammatizzare un momento drammatico: “Ma devo ringraziare Guido, oltre naturalmente a Lucio”.
L’esperienza in ospedale ha rappresentato per Magrini un punto di svolta, imponendogli di rivedere le proprie abitudini e prestare maggiore attenzione alla salute. “È stato come un’esplosione che ha cambiato tutto. Da allora non ho più avuto attacchi e sono riuscito a riportare il mio peso quasi alla normalità, anche se la pigrizia continua a farsi sentire”. Per tornare a pedalare senza rinunciare alla sicurezza, oggi utilizza una bicicletta a pedalata assistita, che gli consente di mantenersi attivo e godersi le uscite. Fondamentale anche la disciplina maturata negli anni in cui praticava sport a livello agonistico. “Aver avuto un passato da sportivo aiuta a rispettare le regole. Prendere ogni giorno le nove pasticche prescritte non mi pesa affatto. Adesso sto bene”.
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Donald Trump ha dichiarato a Newsmax di “non essere un grande fan” del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy e di considerarlo più difficile con cui negoziare rispetto al presidente russo Vladimir Putin, criticando la decisione dell’Ucraina di riprendere gli attacchi contro le raffinerie petrolifere russe nel contesto degli sforzi per porre fine alla guerra. “Zelensky non è una persona con cui è consigliabile avere a che fare“, ha dichiarato Trump in un’intervista esclusiva a “Finnerty” dalla Casa Bianca. “Non vuole trovare un accordo. Dice di volerlo, ma non lo vuole. No, non sono un grande fan di Zelensky”.
Intervistato da Newsmax sui nuovi attacchi dell’Ucraina, Trump ha affermato che stavano facendo aumentare i prezzi globali dell’energia. “Ora, se mi dite che Zelenskyy sta di nuovo sparando alle raffinerie, tutto ciò che sta facendo è far aumentare il prezzo mondiale del petrolio”, ha affermato. “Beh, penso che sia una vergogna. Ci sono molti altri obiettivi… Ci sono molti obiettivi che si possono colpire”, ha continuato Trump.
Nella notte del 16 ottobre, le forze ucraine hanno apparentemente colpito diversi obiettivi nelle regioni russe di Mosca, Rostov e Vladimir, nel corso di un’ampia operazione condotta con droni. Secondo i canali di monitoraggio ExileNova+ e SuperNova+, nell’operazione notturna è stato preso di mira il data center del colosso tecnologico russo Yandex, situato nell’oblast di Vladimir, a circa 500 chilometri dal confine ucraino.
Nella città di Sepetivka (regione di Khmelnytskyi, nell’Ucraina occidentale) è scoppiato un incendio nei pressi di un deposito di petrolio a colpito con i droni dalle forze armate russe. Lo scrive il capo dell’amministrazione statale di Khmelnytskyi, Serhiy Tyurin su Telegram: “A seguito dell’attacco, è scoppiato un incendio nell’area di un deposito di petrolio”.
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Mercato e nicchia. Industria e artigianato. Quantità e qualità. Vendite e cultura. Le direttrici secondo cui analizzare un fenomeno, un prodotto, una filiera spesso possono sembrare due linee parallele alternative, destinate a non incrociarsi, ma la realtà si trova invece proprio nelle intersezioni, nei punti di incontro, dove le tonalità si sfumano e i numeri devono essere interpretati.
Prendiamo ad esempio il mondo dei distillati. I dati diffusi da Iwsr (società internazionale di ricerca e analisi di mercato specializzata nel settore delle bevande alcoliche) confermano nel 2025 un’ulteriore (dopo il 2024 e il 2023) riduzione nel volume delle bevande alcoliche totali (Tba) commercializzate a livello mondiale, meno due per cento, ma l’analisi di dettaglio del dato offre valori e trend diversi a seconda del tipo di prodotto in esame. Siamo consapevoli infatti della crescente attenzione nei confronti di prodotti no e low alchool, così come della diminuzione in corso nei consumi di vino, mentre può creare sorpresa constatare che per la prima volta, a livello di macro categoria, questo calo avviene a fronte di un sorpasso da parte degli spirits.
Come anticipato, un conto sono però i macro numeri, un altro le storie e i Paesi dietro le singole produzioni, le loro tipologie, i livelli qualitativi, le quantità distribuite, secondo quali canali e a quali prezzi. E le dinamiche di mercato vanno inserite in contesti più ampi, che comprendono eventi geopolitici, cambiamenti climatici, trend generazionali. Tornando al settore in esame, un altro elemento di sorpresa può essere scoprire ad esempio che nell’area dei superalcolici il volume globale relativo al whisky risulta in crescita, più due per cento, e che ciò sia effetto anche dell’incredibile risultato del whisky indiano, capace di segnare un aumento di consumo interno del quattro per cento.
In realtà i cultori della materia probabilmente non saranno stupiti da questi dati, ma sia per loro sia per chi desidera capire perché il distillato da cereali sia in questa fase storica così apprezzato c’è un appuntamento che offre l’occasione di immergersi (per metafora) nel suo universo. Si tratta del Milano Whisky Festival & Rum Show, pronto ad aprire le porte per la ventunesima volta dal 7 al 9 novembre.
L’evento, ospitato all’Hotel Marriott di Milano, riunisce distributori, imbottigliatori indipendenti e distillerie di scotch whisky, irish whiskey, bourbon, whisky giapponesi e orientali, rum, ron e rhum tra le più apprezzate al mondo. Naturalmente ci sarà spazio anche per i tanti produttori italiani che con sempre più passione e professionalità si stanno ritagliando un ruolo di rilievo nel settore, come dimostrano ad esempio le medaglie guadagnate da Strada Ferrata ai World Whiskies Awards 2026.
Il festival offrirà l’occasione di partecipare a diverse masterclass a tema, da quella dedicata al carpathian whisky a quella di approfondimento sul whisky giapponese o a quella che permetterà di degustare whisky old & rare da Islay, come da tradizione invece l’ultima giornata sarà riservata solo ai professionisti e agli operatori del settore. Le etichette presenti saranno più di quattromila, sul sito dedicato è possibile leggere le modalità di degustazione e acquisto previste, oltre che comprare il biglietto in anticipo.
Per chi vuole arrivare all’evento preparato in materia, può essere una buona idea imparare qui il vocabolario minimo degli spirits, scoprire qui la sostanziale differenza tra le due diciture whisky e whiskey, studiare qui le caratteristiche di una degustazione tecnica, approfondire qui i segreti della torba, leggere qui, qui e qui la storia del whiskey americano, e infine conoscere qui oppure qui alcuni dei migliori produttori di whisky italiano.
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