NATO jets scramble as drone explodes in Lithuanian airspace


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L'articolo 🔴 GUIDO GROSSI: SENZA PAURA proviene da Casa del Sole TV.

È Giuseppe Conte il leader che gli elettori di centrosinistra vorrebbero alla guida del campo largo. Lo rileva il monitoraggio settimanale «tre x 1.000» realizzato dall’istituto Lab21 per Affaritaliani (rilevazione n. 319 del 17 ottobre 2026). Alla domanda su chi dovrebbe essere il leader politico chiamato a guidare la coalizione progressista, il presidente del Movimento 5 Stelle raccoglie il 41,8% delle preferenze.
Conte stacca di 14,6 punti la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che si ferma al 27,2%. Insieme, i leader dei due principali partiti della coalizione concentrano il 69% delle indicazioni: quasi sette elettori su dieci.
Il dato più sorprendente arriva dal terzo gradino del podio. Con il 12,8% si piazza Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale e fondatore di Progetto Civico Italia, la rete di amministratori civici che si propone come nuova gamba del campo largo. Onorato precede di 1,7 punti il leader di Italia Viva Matteo Renzi, fermo all’11,1%.
Chiudono la classifica i due leader di Alleanza Verdi Sinistra: Angelo Bonelli con il 4,2% e Nicola Fratoianni con il 2,9%. Il quesito è stato posto a chi dichiara di conoscere il leader politico e di votare per il centrosinistra alle prossime elezioni politiche.

Sul fronte delle intenzioni di voto, la partita tra i due schieramenti resta apertissima. Il centrodestra si attesta al 43,2% (+0,1 rispetto alla rilevazione precedente), il campo largo al 43,0% (-0,1). Due decimali di distanza: un divario ampiamente dentro il margine di errore.
Fratelli d’Italia si conferma primo partito con il 28,2%, stabile. Seguono Forza Italia al 6,9% (-0,1) e la Lega al 5,6% (+0,1). Completano la coalizione di governo Sud chiama Nord all’1,6%, invariato, e Noi Moderati allo 0,9% (+0,1).
Nel campo progressista il Partito democratico tiene al 20,0%. Il Movimento 5 Stelle è l’unica forza della coalizione in crescita: +0,2 punti, al 13,6%. In lieve calo Alleanza Verdi Sinistra (5,5%, -0,1), Italia Viva (2,8%, -0,1) e Più Europa (1,1%, -0,1): flessioni che il passo avanti dei pentastellati compensa solo in parte.
Fuori dai due poli, Futuro Nazionale, il partito fondato da Roberto Vannacci dopo l’uscita dalla Lega, si colloca all’8,1% (-0,1). È la quarta forza politica del Paese, davanti sia a Forza Italia sia al Carroccio. Azione di Carlo Calenda sale al 3,0% (+0,1), mentre gli altri partiti raccolgono complessivamente il 2,7%.
Con appena 0,2 punti tra centrodestra e campo largo, l’8,1% di Futuro Nazionale, oggi esterno a entrambe le coalizioni, resta la variabile più pesante sugli equilibri in vista delle politiche.

Il sondaggio è stato realizzato dall’istituto demoscopico Lab21 per Affaritaliani.it, a cura del prof. Roberto Baldassari, tra il 10 e il 15 ottobre 2026. La popolazione di riferimento è quella italiana maggiorenne, su tutto il territorio nazionale.
Il campione è probabilistico, con estrazione casuale e ponderazione sociodemografica, stratificato per genere, età, ampiezza dei centri, professione e livello di istruzione. Le interviste sono state raccolte con metodologia ibrida C.A.T.I./C.A.M.I./C.A.W.I. (telefonica, da dispositivo mobile e online).
Su 5.128 contatti totali sono state completate 1.046 interviste valide (20,4%), a fronte di 4.082 non rispondenti o sostituzioni (79,6%). Il margine di errore è di +/- 3,0 punti percentuali, con un livello di confidenza del 95%.
Le intenzioni di voto sono calcolate su chi esprime una preferenza, al netto di chi non sa, non risponde o non ha opinione; le variazioni si riferiscono alla rilevazione precedente. Il quesito sulla leadership del campo largo riguarda il sottoinsieme di chi conosce il leader e dichiara di votare per il centrosinistra: su questa base ridotta il margine di errore è più ampio di quello complessivo. Mezzo di comunicazione di massa: internet.

L'articolo Sondaggi, Onorato è il nome a sorpresa per guidare il campo largo. Sul podio con Conte e Schlein proviene da Affaritaliani.it.

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O atleta silvense João Sustelo, a representar o Clube de Atletismo Areias de São João (CASJ), confirmou o excelente momento de forma no arranque da época 2026/2027.
Depois de ter vencido no início de outubro o 7.º Cross “Memorial José Menino” em Castro Marim, o atleta voltou a estar em destaque este fim de semana no Campeonato Regional de Corta-Mato – Estafeta Mista, realizado em Lagoa.
Integrado na equipa do CASJ — ao lado de Guilherme Sousa, Júlia Allende e Eva Bento —, João Sustelo assumiu o 3.º percurso da estafeta e rubricou uma exibição memorável, registando a segunda marca individual mais rápida na prova em 4 minutos e 14 segundos e o tempo absoluto mais rápido da sua equipa, impulsionando o Clube de Atletismo Areias de São João à conquista do 3.º lugar do pódio regional com o tempo total de 19 minutos e sete segundos.


Reagindo ao resultado e ao desafio técnico do traçado em Lagoa, João Sustelo destacou a evolução do seu ritmo de prova.
“As curvas são bastante difíceis e deslizam bastante, mas fui o 2.º mais rápido de todos em prova no percurso. Sinto que estou a voar! Levamos um troféu para o clube Areias de São João. No próximo fim de semana, em Faro, tenho o Campeonato Regional de Corta-Mato Longo, vai ser mais difícil, pois vão estar lá os melhores de todos, ainda assim, estou num bom momento, sinto-me confiante e vou dar o meu melhor do início ao fim”, disse João Sustelo no final da prova.
Com o cumprimento do primeiro grande objetivo coletivo do mês e uma demonstração clara de ritmo e liderança nos percursos mais rápidos do campeonato, João Sustelo consolida a sua posição como uma das figuras do atletismo algarvio no início desta época desportiva, apontando agora baterias aos próximos desafios regionais de Corta-Mato Longo.
Para aceder a todos os resultados sugere-se que clique aqui.

Six attacks in 10 days by suspected Russian drones mark dramatic escalation in maritime conflict
The first the crew of the Bulgarian ferry Dioscuria knew of an attack on a cargo ship in their country’s exclusive economic zone in the Black Sea in the early hours of 6 October was a distant explosion 70 miles off the coastal town of Byala.
The Turkish-owned Alfa Watan, heading for the Romanian port of Sulina, had been struck by suspected Russian air and naval drones. Arriving on the scene, Dioscuria found an overturned lifeboat and lifejackets in the water. There was no sign, however, of Alfa Watan’s crew of 10.
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© Photograph: ARSVOM/AFP/Getty Images

© Photograph: ARSVOM/AFP/Getty Images

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Martedì 6 ottobre era stato oggetto di qualche ilarità tra i colleghi perché si era presentato di buon mattino al suo nuovo scranno di Montecitorio durante la discussione generale sulla legge elettorale a cui avevano partecipato solo una decina di deputati. Il tesoriere di Forza Italia Fabio Roscioli sta prendendo il nuovo e inedito ruolo di deputato molto sul serio: da quando si è insediato alla Camera dopo la vittoria alle suppletive di Reggio Calabria, il partito gli ha assegnato la commissione Giustizia. E nelle prime due settimane non si è perso una seduta, oltre ai lavori d’aula. Una scelta significativa alla luce del fatto che Roscioli è anche avvocato ed è stato legale della famiglia Berlusconi.
Roscioli è considerato l’uomo di Marina Berlusconi nei palazzi romani ed è un noto avvocato civilista. È storico legale di Fininvest in diverse cause note alle cronache: ha curato il ricorso (perso) in Cassazione di Silvio Berlusconi costretto a pagare 50 mila euro all’ex pm di Milano Guido Robledo per averlo attaccato nel 2006 sul processo Mills, ma anche il ricorso (anche questo perso) di Fininvest nei confronti del giornalista Ferruccio Pinotti e del magistrato Luca Tescaroli sulle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia riportate in un libro. Roscioli è stato anche il liquidatore del Popolo delle Libertà nel 2013, gruppo politico durato pochi mesi tra l’allora Forza Italia e Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini. E avrà un ruolo fondamentale in Forza Italia nei prossimi mesi: da tesoriere dovrà essere lui a mettere la firma, e quindi la certificazione, sulle liste elettorali del partito.
La decisione di inserirlo in commissione Giustizia è legata sia alla sua professione, ma anche al fatto che nelle ultime settimane si era liberato un posto da ricoprire in commissione: quello di Tommaso Calderone, nel frattempo passato a Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. La maggioranza, insomma, aveva un parlamentare in meno in una commissione chiave e quindi doveva scegliere qualcuno per sostituire Calderone che, nel frattempo, ha mantenuto il suo posto di vicepresidente della Commissione nonostante sia dell’opposizione. La commissione Giustizia è tra quelle più importanti e in cui la maggioranza è più risicata in termini numerici, dunque serviva un rinforzo.
Roscioli comunque sarà presto chiamato a discutere e votare su provvedimenti importanti sul fronte della Giustizia: alla Camera, infatti, è in discussione il disegno di legge che limita il sequestro degli smartphone da parte dei magistrati, il disegno di legge sulla geografia giudiziaria oltre al decreto Giustizia che arriverà in commissione la prossima settimana. Se dovesse essere approvata al Senato, la commissione Giustizia di Montecitorio sarà chiamata anche ad esprimersi sulla riforma della prescrizione.
L'articolo Forza Italia, l’avvocato dei Berlusconi è sbarcato in Parlamento: il partito lo manda dritto in commissione Giustizia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ukraine’s expanding Black Sea attacks are disrupting shipping, raising insurance costs, and threatening global food and energy trade. As “wild-card” Zelensky raises the stakes (angering the US), the risk of a wider confrontation grows.
Written by Uriel Araujo, Anthropology PhD, is a social scientist specializing in ethnic and religious conflicts, with extensive research on geopolitical dynamics and cultural interactions
Black Sea shipping is in crisis, adding pressure to a global economy already absorbing Red Sea and Strait of Hormuz disruptions. Commercial vessels face rising risks, insurance costs have climbed, and tanker freight rates have surged. Ukraine has stepped up attacks on Russia’s Black Sea Fleet, ports, oil facilities, and vessels associated with Russian trade, expanding the conflict’s geographical scope. Grain, oil, fertilizers, and other commodities move through these waters, including shipments for non-belligerent countries.
S&P Global reported on October 9 that tanker freight rates rose sharply amid attacks, sanctions, and security concerns disrupting Russian energy exports. According to maritime security consultancy Ambrey, Kyiv expanded its campaign beyond naval assets and oil infrastructure to merchant ships trading with Russian ports. In November 2025, attacks had already expanded to commercial vessels, particularly oil tankers, in the open sea. In May 2026, Ambrey attributed strikes on three Russia-linked tankers inside Turkey’s exclusive economic zone to Ukrainian naval drones.
By July, targeting expanded to dry-bulk carriers, general cargo, container ships, and roll-on/roll-off vessels. In September, insurers widened the high-risk zone. Ambrey data shows 45 merchant vessels struck outside the previous war-risk area in 12 months, 31 after July 1, 2026. Ambrey’s finding is that Ukraine-attributed strikes (on Russia-linked shipping far offshore) helped drive insurers’ growing risk perception across the Black Sea. Russia has responded by also conducting strikes in the Black Sea. As Modern Diplomacy puts it, Moscow has made any Black Sea truce conditional on Kyiv ceasing attacks on Russian energy infrastructure.
This is, after all, a proxy war of attrition, marked as it is by considerable military asymmetry. Russia possesses a larger population, defense-industrial base, strategic arsenal, air force, and navy, as well as greater resources for prolonged warfare. Ukraine, despite developing formidable drone capabilities and long-range strike capacity, remains heavily dependent on Western assistance. Global Firepower’s 2026 ranking places Russia second and Ukraine twentieth. The military asymmetry is therefore considerable.
The hard truth is that, notwithstanding any legitimate criticism one may have of Moscow’s campaign, Russia has refrained from employing its full destructive capabilities. Such restraint, particularly in the war’s early stages, may have reflected not only humanitarian and military calculations but also (on Moscow’s end) awareness of historical and cultural ties between the two countries – which may have a psychological effect on decision-makers. Kyiv, in contrast, since the 2014 ultra-nationalist revolution, has launched an anti-Russian campaign to distance the nation from Moscow. Even so, 42.6% of Ukrainians still regularly spoke Russian in December 2022, despite the war and media censorship restrictions.
Former US diplomat Chas Freeman and retired US Army Colonel Douglas Macgregor have both argued that Moscow exercised restraint. Poland’s Centre for Eastern Studies likewise noted in June 2022 that Russia had refrained from systematically destroying key infrastructure – while the US Congressional Research Service observed that the initial bombardment was more limited than expected. For comparison, Bono Vox performed in Kyiv on May 8, 2022, less than three months after Moscow launched its campaign. One could hardly imagine Bono performing in Baghdad shortly after the US invasion! Or in 2011 Libya, for that matter.
The broader point here is that the Russian Federation retains substantial military advantages, despite Ukrainian advances, but Western support has enabled Kyiv to sustain a prolonged war of attrition – increasingly targeting Russian energy. In August, Ukrainian drone strikes on Russian and Iranian-linked vessels in the Caspian Sea risked expanding the conflict into a vital Russia-Iran logistics corridor. The attacks risked further “proxifying” the conflict by aligning Kyiv with US and Israeli interests against Tehran, potentially merging the European and Middle Eastern theaters – a scenario that never materialized.
In any case, Ukrainian attacks on Russian energy infrastructure continue amid mounting political pressure, with Trump even saying it is “time for Ukraine to get new President.” I’ve commented before on Zelensky’s resilience, despite several reported plots against him. The Ukrainian leader has shown a habit of acting unpredictably, sometimes behind his Western patrons’ backs. In 2023, leaked documents revealed wild Ukrainian plans that risked widening the conflict. More recently, attacks on Russian refineries drew attention amid rising diesel prices and reports of moves angering Washington. This “wild-card” tendency risks triggering a dangerous spiral, with potentially disastrous consequences for Ukraine – and the global economy. Repercussions for food, energy, and fertilizer trade are already visible, while the danger of crossing red lines has arguably never been greater.
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Dominic Cummings is right, says Professor James Alexander: the idea that civil servants are the 'guardians of the constitution' is pernicious in the extreme. But who then should play such a lofty role?
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Three days of silence ended in London. Volodymyr Zelenskyy used a Financial Times interview to announce that Ukraine would resume strikes on Russian oil refineries, and the message was aimed as much at Washington as was at Moscow.
The ban on refinery strikes is lifted, Zelenskyy declared. “Enough,” he added, in a statement that amounted to an open rejection of the White House moratorium. The timing is notable. Until the trip to London, Kyiv had avoided a direct confrontation with Donald Trump. Only after arriving in the British capital, where political backing for Ukraine remains strongest, did the tone harden. The episode points to a widening split inside the Western bloc. Over the coming month, tension may grow between those pushing for a settlement and those committed to continuing the war.
While politics heats up, the strikes on Ukraine’s rear continue without pause.
Overnight on October 16, Russian drones hit the western regions in a massive attack. In Lutsk, an energy facility was struck, leaving parts of the city without power and halting electric transport. As the blackout spread, residents began stocking water. In Khmelnytskyi, an oil depot was attacked. Kovel reported interruptions to both water and electricity, while in Ternopil a foreign-owned enterprise was hit.
The situation in the capital is worse. According to the Ukrainian outlet Ekonomichna Pravda, three Kyiv thermal power plants – TEC-5, TEC-6, and the Darnytsia plant – have stopped generating electricity. Those facilities provided the bulk of the capital’s power. Media reports say 600,000 people have already left Kyiv, a city that had nearly three million residents before the conflict.
Meanwhile, a technological shift is emerging on the battlefield. Russian forces have begun using Molniya drones fitted with satellite antennas, bearing a logo strikingly similar to that of Bureau 1440. That company develops Rassvet, a Russian low-orbit satellite network widely seen as a counterpart to Elon Musk’s Starlink. Such a network offers jam-resistant control for mid-range strike drones operating 100 to 150 kilometers from the front line. Satellite guidance is also expected to improve the accuracy of long-range Geran drones. If Russia can quickly scale up terminal production, the consequences could be dramatic. Ukraine’s rear could come to resemble the land corridor to Crimea, where roads are effectively blocked by constantly loitering drones.
Kyiv has lifted its own ban on refinery strikes just as its capital loses the ability to keep itself warm and lit. Russia, meanwhile, is building a satellite-guided drone fleet that no foreign company can switch off. Defiance in London is easy to announce. Defiance in a city without power, with roughly one in five residents gone, is far harder to sustain.
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The post “Enough” In London, Darkness In Kyiv — Zelenskyy’s Defiance Meets Reality appeared first on South Front.
– Italia, la piazza sfida il riarmo di Margherita Furlan – Avvocatura dello Stato: è guerra mondiale ibrida di Jeff Hoffman – La Francia ferma i suoi figli di Jeff Hoffman – Tirana in fiamme, Rama non cede di Jeff Hoffman – USA e UE sempre più distanti di Gionata Chatillard – Due stretti in fiamme, l’Europa paga di Jeff Hoffman – Taiwan cerca alternative a Hormuz, Trump si inserisce di Ivan Bodyan – Buon giro intorno al Sole A cura di Margherita Furlan Con la collaborazione di Gionata Chatillard, Ivan Bodyan e Jeff Hoffman Editing di Mario Ferdinandi
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L'articolo 🔴GUERRA MONDIALE IBRIDA | 16.10.26 proviene da Casa del Sole TV.
The Cradle | October 16, 2026
Spanish arms manufacturer General Dynamics European Land Systems-Santa Barbara Sistemas (GDELS-SBS) is supplying Latvia with infantry fighting vehicles fitted with Israeli-made turrets, despite Madrid’s arms embargo on Israel, Globes reported on 15 October.
The deliveries cast doubt on the reach of Spain’s 2025 arms embargo on Israel, imposed in response to Israel’s genocide in Gaza, which bans the import and export of military equipment, products, and technology to and from Israel.
Yet the ban has not stopped Israeli weapons systems from being mounted on Spanish-made combat vehicles for sale to third countries.
Latvia has ordered 84 Mednieks combat vehicles, each mounted with a UT30 MK2 unmanned turret built by lead Israeli weapons manufacturer Elbit Systems, under a contract worth roughly $929 million, with deliveries set to continue until 2029.
Latvian Defense Minister Raivis Melnis hailed the first delivery as a step toward strengthening the country’s defense and its cooperation with NATO partners, as members scramble to meet the US’s demand for greater contribution to the alliance.
Elbit had already secured a deal worth around $100 million in April 2025 to supply GDELS-SBS with the unmanned turrets, months before Madrid declared its embargo, with the Israeli firm stating that the systems were bound for an unnamed European NATO member.
SBS was state-owned until the early 2000s, when it was privatized and sold to US arms giant General Dynamics.
According to Globes, General Dynamics’ presence in Europe greatly helps Israel push its weapons, military components, and technology into the continent, owing to the close ties between the US and Israel.
In early 2026, Spanish Prime Minister Pedro Sanchez’s government came under fire for weighing the purchase of military systems from a company partly owned by Israeli arms giant Rafael, even as it pledged to achieve “zero technological dependence” on Israel.
The arrangement illustrates how Israeli arms firms continue to embed components in European weapons programs through multinational manufacturers, even where governments have restricted direct trade with Israel.
Elbit has benefited from surging demand linked to Israel’s war on Gaza and wider regional conflict, reporting a record $32 billion order backlog as of 30 June 2026.
Europe drove most of the backlog growth in the second quarter of 2026, the company said, with roughly 73 percent of its orders now coming from buyers outside Israel.


© MAXIM SHIPENKOV/EPA
Com base em informações históricas do Ministério do Trabalho e Emprego (MTE) e do Tribunal Superior do Trabalho (TST), a Agência Brasil fez um levantamento dos principais marcos da evolução da jornada de trabalho no país.
Durante 400 anos, a economia brasileira se apoiou no trabalho realizado por pessoas escravizadas. Já o período de trabalho livre e remunerado tem pouco mais de um século.
Essa herança ajuda a explicar por que a construção dos direitos trabalhistas ocorreu de forma gradual.
No início do século 20, trabalhadores passaram a se organizar para reivindicar direitos e limites para a jornada de trabalho. Naquele período, a ausência de regras gerais permitia jornadas extensas em diversos setores da economia.
Segundo o histórico do MTE, em 1912, a Confederação Brasileira do Trabalho (CBT), criada durante o 4º Congresso Operário Brasileiro, defendia uma pauta que incluía a jornada de oito horas diárias e a semana de seis dias de trabalho.
Também estavam entre as reivindicações a indenização por acidentes de trabalho, o salário mínimo, o seguro obrigatório para doenças e a pensão para velhice.
Poucos anos depois, em 1918, o governo federal criou o Departamento Nacional do Trabalho, uma das primeiras estruturas estatais voltadas à regulamentação das relações trabalhistas.
A institucionalização da proteção ao trabalho avançou em 1923, com a criação do Conselho Nacional do Trabalho. O órgão é apontado pelo TST como um dos marcos iniciais da estrutura que daria origem à Justiça do Trabalho brasileira.
Na década de 1930, com a criação do Ministério do Trabalho pelo governo de Getúlio Vargas, o direito do trabalho passou por um processo de ampliação, organização e regulamentação.
Segundo o TST, esse movimento culminou na instalação da Justiça do Trabalho, em 1941, e na consolidação da legislação trabalhista nos anos seguintes.
Um dos principais marcos desse processo foi a criação da Consolidação das Leis do Trabalho (CLT), em 1943, que reuniu e organizou a legislação trabalhista existente.
Durante grande parte do século 20, a jornada semanal máxima prevista na legislação brasileira era de 48 horas.
A Constituição Federal de 1988 promoveu uma das mudanças mais importantes nesse modelo ao reduzir o limite para 44 horas semanais, mantendo o teto de oito horas por dia.
A promulgação do fim da escala 6x1 representa agora mais uma alteração relevante nessa trajetória.
Ao assegurar dois dias de descanso por semana, a nova regra modifica uma forma de organização do trabalho que permaneceu por décadas em atividades como comércio e serviços.
A medida amplia o período de descanso dos trabalhadores e se soma a uma série de mudanças que, ao longo da história brasileira, buscaram limitar o tempo dedicado ao trabalho e ampliar direitos dos brasileiros.
Até 1888 – A economia brasileira se apoia majoritariamente no trabalho escravizado, sem direitos trabalhistas
1912 – A Confederação Brasileira do Trabalho passa a defender a jornada de oito horas diárias e a semana de seis dias de trabalho
1918 – Criação do Departamento Nacional do Trabalho
1923 – Criação do Conselho Nacional do Trabalho
1930 – Criação do Ministério do Trabalho, Indústria e Comércio
1941 – Instalação da Justiça do Trabalho
1943 – Criação da Consolidação das Leis do Trabalho (CLT)
1988 – A Constituição Federal reduz de 48 para 44 horas o limite semanal de trabalho
2026 – Congresso Nacional promulga a emenda constitucional que extingue a escala 6x1 e garante dois dias de descanso semanal a todos os trabalhadores