Funerais em vida e caixões de papel para preparar a morte: “Fui recebida por anjos”
Uma imagem de gotas de tinta dentro de uma impressora ganhou o primeiro prêmio no concurso de fotomicrografia Nikon Small World, que se concentra em imagens capturadas por meio de um microscópio.
Ole Bielfeldt, um estudante e fotógrafo experimental da Alemanha, tirou a foto usando um equipamento de imagem que ele mesmo construiu, de acordo com um comunicado dos organizadores publicado na quarta-feira.
Bielfeldt, que reside em Colônia, na Alemanha, disse que se inspirou no mistério de como as impressoras a jato de tinta transferem imagens para o papel com tanta precisão.
“Achei superinteressante porque eu não sabia exatamente como funcionava”, disse Bielfeldt no comunicado.
“É como se fosse mágica, e eu não entendia, mas agora entendo.”
O trabalho de Bielfeldt lhe rendeu a 52ª edição do concurso, e Eric Flem, da Nikon Instruments, afirmou que sua imagem “incorpora o que torna o Nikon Small World tão poderoso: a interseção entre microscopia, engenhosidade e arte”.
“Ao usar uma objetiva de microscópio de uma maneira diferente, ele transformou um objeto familiar em algo totalmente novo e nunca antes visto”, disse Flem no comunicado.
“É uma lembrança de que o microscópio não é apenas uma ferramenta científica, mas também criativa, capaz de expandir a forma como vemos e imaginamos o mundo ao nosso redor.”
O segundo lugar foi para John-Oliver Dum, por uma imagem de uma aranha-saltadora com pólen, e o terceiro foi concedido a Kaelin Wulf e Rachel Flannery, por uma foto de neurônios dentro de um cérebro de rato expandido.
A Nikon também organiza o concurso anual de vídeos Small World in Motion, que este ano esteve envolvido em controvérsia.
Em meados de outubro, a empresa anunciou que o vencedor havia sido desclassificado depois que os organizadores concluíram que seu uso de IA generativa infringiu as regras.
La huelga indefinida de docentes en la Comunidad de Madrid protagoniza una jornada de movilizaciones en defensa de la educación pública. Cientos de profesores se han concentrado frente al Museo Reina Sofía, mientras que en Alcalá de Henares unos 300 docentes del Corredor del Henares han reclamado a la Consejería de Educación que se siente a negociar con el comité de huelga. Las protestas, que cumplen su sexta jornada, reflejan el creciente malestar del profesorado y sus reivindicaciones para mejorar las condiciones de la enseñanza pública.


Una banca occulta, capace di muovere denaro oltre i confini nazionali e di intrecciare il riciclaggio internazionale con le frodi fiscali e altri affari criminali. È questo lo scenario al centro della vasta operazione della Guardia di finanza coordinata dalla Procura di Milano, attraverso la Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, che sta portando all’esecuzione di 30 misure cautelari e al sequestro di beni per oltre 21 milioni di euro.
L’intervento è scattato tra Milano, Monza Brianza e diverse province italiane, ma si spinge anche all’estero, con arresti in corso in Spagna e in Svizzera. Un dispositivo imponente, composto da oltre 350 finanzieri, affiancati da reparti specializzati e dalla componente Antiterrorismo Pronto Impiego delle Fiamme gialle.
Al centro dell’inchiesta c’è un’associazione per delinquere che, secondo l’ipotesi investigativa, operava attraverso un sistema criminale articolato, aggravato dall’agevolazione e dal metodo mafioso. Le attività contestate comprendono il riciclaggio internazionale, le frodi fiscali, i reati fallimentari, il traffico di stupefacenti e quelli in materia di armi.
L’ordinanza emessa dal giudice per le indagini preliminari di Milano dispone la custodia in carcere per 16 indagati e gli arresti domiciliari per altri 14. Accanto alle misure personali, gli investigatori stanno dando esecuzione a un decreto di sequestro preventivo d’urgenza per un valore superiore a 21 milioni di euro.
Il denaro e i patrimoni sono uno dei fronti centrali dell’operazione. Nel corso degli interventi si sta procedendo al sequestro di contanti, conti correnti e criptovalute, ma anche di automobili, imbarcazioni, gioielli e orologi di lusso. Tra i beni ricercati figurano inoltre macchinette conta soldi, strumenti che si inseriscono nel quadro delle attività di ricostruzione dei flussi finanziari. La dimensione internazionale dell’inchiesta ha richiesto una cooperazione specifica anche sul fronte operativo. In Spagna e in Svizzera, le attività sono condotte con il supporto dell’unità I-CAN di Interpol, dedicata alla cooperazione contro la ’Ndrangheta, e in stretto contatto con gli esperti per la sicurezza della Direzione centrale della polizia criminale presenti a Madrid e Berna.
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La sera del 23 ottobre 2024 il civico 6 di via Pattari a due passi dal Duomo di Milano è diventato un indirizzo noto in tutta Italia. Qui per anni ha avuto sede la società Equalize. Qui la Procura di Milano ha messo le sue microspie fotografando la più importante centrale di dossieraggi illegali degli ultimi anni. Sulle prime pagine, il giorno dopo, finiranno il nome di Enrico Pazzali, figura pubblica nonché allora presidente della Fondazione Fiera, quello dell’ex poliziotto Carmine Gallo, conosciuto per le sue indagini antimafia e il meno noto Samuele Calamucci detto Sam. Tutti accusati di associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici. Un reato che, grazie a questa inchiesta, ora risulta meno criptico. Da quel giorno migliaia di atti e centinai di intercettazioni hanno composto una delle più grandi inchieste della Procura di Milano. Da allora sono passati esattamente due anni. E, come si dice, molti nodi sono arrivati al pettine.
Il pm Francesco De Tommasi e il collega della Direzione nazionale antimafia Antonio Ardituro, di recente affiancati dal pm Eugenio Fusco, mese dopo mese stanno chiudendo il cerchio sui vari fascicoli. Da un lato il fascicolo madre, oggi in fase di udienza preliminare con oltre 70 imputati, tra cui lo stesso Pazzali e il capo degli affari legali di Eni Stefano Speroni, e decine di parti civili, dall’altro lo stralcio su una tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, che coinvolge il noto imprenditore romano Lorenzo Sbraccia assieme a quello che la Procura definisce gotha della ‘ndrangheta di Platì, e che si trova ancora in fase dibattimentale. Nel mezzo, diversi patteggiamenti per il filone principale stanno via via confermando la tesi dell’accusa. Fino alle ultime motivazioni di oltre duecento pagine con cui il gup di Milano ha motivato il patteggiamento a 3 anni e 4 mesi per Giulio Cornelli, considerato uno dei ragazzi della squadra dell’hcaker Samuele Sam Calamucci. Cornelli ha poi altri capi d’imputazione nel fascicolo in udienza preliminare e chiedere di patteggiare anche qua.
Quella di Calamucci, poi, difeso dall’avvocato Antonella Augimeri, soprattutto dopo la morte di Carmine Gallo (difeso sempre da Augimeri fin dal 2008), è diventata una figura chiave dell’inchiesta. Lo era prima naturalmente mentre in Equalize si sfornavano dossier illegali con altrettanti accessi illegali ai database del Viminale, lo è diventata poi due anni fa, quando, dopo l’arresto, ha scelto la strada della collaborazione con i magistrati. Un lungo percorso, non facile nella ricostruzione e che tuttavia si è mostrato verbale dopo verbale sempre più granitico e credibile. Fino ad arrivare, per il filone dossieraggio, a un accordo di patteggiamento con la Procura a 3 anni e 4 mesi. Accordo non definitivo. Ma che comunque dimostra il suo percorso collaborativo. Tanto che lo stesso pubblico ministero Francesco De Tommasi lo ha sostenuto davanti alla presidente dell’Ottava sezione penale Maria Luisa Balzarotti, dando l’ok alla scarcerazione anche per la tentata estorsione dove l’hacker è imputato con l’aggravante mafiosa.
Il giudice ha dato parere negativo. Ma torna utile, comunque, leggere la posizione della Procura che contrasta con alcune ricostruzioni pubbliche di un Calamucci poco credibile. Scrive il pm: “A oggi il lungo periodo di custodia domestica ha certamente prodotto un effetto deterrente, reso ancora più manifesto dal comportamento processuale e dall’atteggiamento collaborativo che, coerentemente, convintamente e credibilmente, Calamucci ha sempre mantenuto in merito ai fatti reato del filone dossieraggio”. E ancora: “Calamucci, a differenza degli altri imputati, ha, sin dall’inizio della propria complessa vicenda giudiziaria, deciso di collaborare lealmente con l’Autorità giudiziaria, rendendo plurime dichiarazioni auto ed etero accusatorie in merito ai fatti del filone Equalize”. Conclude il pm: “Dichiarazioni (quelle di Calamucci, ndr) assistite da validi riscontri individualizzanti”.
Calamucci non è stato il solo a scegliere questa strada. Assieme lui aveva iniziato a parlare con i magistrati, anche l’ex poliziotto Carmine Gallo, deceduto il 9 marzo 2025, mentre si trovava ai domiciliari. Infarto fulminante ha certificato un’inchiesta lampo, che in realtà non ha mai ben chiarito le reali cause della sua morte. A fondamento della collaborazione di Calamucci, che non sarebbe esistita senza il lavoro del Nucleo investigativo dei carabinieri di Varese, vi sono le prime motivazioni di condanna nel patteggiamento Cornelli. “Risulta provata – scrive il gup Fiammetta Modica – l’esistenza di un’associazione a delinquere, in cui Gallo e Calamucci rivestivano i ruoli di promotori e organizzatori, allo scopo di commettere in forma imprenditoriale una serie indeterminata di delitti di accesso abusivo a sistemi informatici o telematici protetti da misure di sicurezza. Il programma criminoso vedeva coinvolti Enrico Pazzali e Carmine Gallo, soci della società e, tra gli altri, l’odierno imputato (Cornelli, ndr) con la predisposizione di una struttura deputata ad acquisire illecitamente dati, notizie e informazioni, anche pregiudizievoli sul conto di centinaia di persone; un’attività di profilazione illegale attuata in modo spregiudicato e disinvolto messa a disposizione di una larga cerchia di committenti”.
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Cascadas atronadoras. Glaciares inquebrantables. Nubes más colosales que las montañas que envuelven. Los paisajes desmesurados de Sebastião Salgado (1944-2025), en rotundo blanco y negro, son de un pasado mucho más cercano de lo que pueda parecer. Y de gran actualidad en un mundo que afronta los efectos del cambio climático. En las series Aqua Mater y Glaciares, el agua es la protagonista absoluta. La comisaria Lélia Wanick Salgado, viuda del fotógrafo brasileño y figura fundamental en su vida y obra, cuenta que Salgado no buscaba el agua, la encontraba. Rastreando el archivo, aparecía una y otra vez en todas sus formas: nubes, nieve, hielo, lagos, océanos.

© Sebastião Salgado (EL PAÍS)

A Sofia court has cleared European arrest warrants for two 19-year-old Germans charged with setting fire to Starlink antennas south of the Bulgarian capital, a court spokeswoman told dpa. Prosecutors named the pair in court, but both had already left Bulgaria. The case adds Bulgaria to a run of attacks on Starlink sites in Europe, which Poland and Lithuania have linked to Russia.
While Russia presses its assault along the front and strikes Ukraine’s cities, Starlink keeps Ukraine’s drone units and front-line troops connected, and Poland pays about $50 million a year for its terminals. The network’s ground links in Europe are now a target in their own right, and ISW has linked the Polish fire to a wider Russian pattern of sabotage. Each attack on a ground station hits a network whose speed caps already disrupted Ukraine’s drone missions this month.
Prosecutors identified the suspects as Zeka Islam and Tirpan Beytullah, Bulgaria’s state news agency BTA reported, noting the names may be misspelled. Their whereabouts are unknown, according to German authorities cited by the agency. They were charged in absentia on 14 October and face three to 12 years in prison if convicted.
According to the indictment, the two crossed from Serbia at the Kalotina checkpoint at 17:37 on 9 October and told border officers they were tourists. At about 22:25, wearing gloves and masks, they allegedly set fire to antennas at the Plana teleport, a satellite ground station near the village of Plana. They drove back into Serbia through the same checkpoint at 23:55.
Three antennas burned completely, two were partly damaged, and three more were affected, prosecutors say. The pair traveled in a Volkswagen with German plates, and a national warrant followed two days after the charges, ZDF reported.
The court-appointed lawyers argued that investigators had pinned down the vehicle, not the men in it. The court rejected those objections, finding reasonable grounds to suspect the pair. The lawyers said they would appeal. The ruling can be challenged within three days.

The fire became public only on 12 October, when opposition MP Ivaylo Mirchev of Democratic Bulgaria posted about it on Facebook. He said 11 antennas had been set on fire, more than prosecutors later counted.
In parliament two days later, Prime Minister Rumen Radev asked the head of the State Agency for National Security (DANS) not to reveal details, saying disclosure could harm the investigation. DANS head Plamen Tonchev told lawmakers he believes the fire was sabotage and that more such attacks cannot be ruled out, dpa reported.
After the ruling, Mirchev wrote that Radev personally owes the public an explanation of what has been achieved, BTA reported.
Bulgaria has not said who might be behind the fire. Authorities in Poland and Lithuania have linked similar recent arsons on Starlink equipment to Russia.
In September, fire hit a Starlink ground station south of Warsaw, and Germany later detained two suspects. On 18 October, Lithuania’s prime minister said intruders had tried to burn a company’s Starlink antennas used by Ukraine, calling it part of Russia’s hybrid war. Moscow claims such accusations are baseless, Reuters reported.
Estás escribiendo sin saberlo. Medio aturdido, me despierto oyendo esta frase que no sé cuántas veces ya antes escuché. Y, poco después, por cambiar de obsesión y de paso acelerar mi despertar, me dedico a dar vueltas a la idea de que la mejor parte de la biografía de un escritor no es la crónica de sus aventuras, sino la historia de su estilo.


© PA Images via Getty Images
O Município de Braga promove a 6.ª edição do Concurso de Fotografia “Braga Natural”, uma iniciativa que convida todos os apaixonados pela natureza a descobrir e registar a biodiversidade do concelho.
Em comunicado, a autarquia explica que “o concurso pretende valorizar o património natural de Braga e sensibilizar a população para a importância da sua conservação, nomeadamente dos ecossistemas, habitats e formas de vida que os integram”.
O concurso está organizado em três categorias: Habitats Naturais, Fauna Selvagem e Flora e Fungos. Cada participante pode apresentar até dez fotografias, sendo obrigatório que todas as imagens sejam captadas no concelho de Braga.
As inscrições decorrem de 15 de outubro a 15 de dezembro de 2026, através do formulário online (aqui).
As normas de participação podem ser consultadas aqui.
Em cada categoria, será atribuído um prémio de 400 euros ao primeiro classificado, 150 euros ao segundo e 75 euros ao terceiro.
A melhor fotografia receberá ainda um prémio suplementar de 200 euros. Ou seja, no total, 2.075 euros atribuídos em prémios.
“O concurso dará também origem a uma exposição fotográfica, que permitirá dar a conhecer os trabalhos selecionados e destacar a riqueza da biodiversidade do concelho”, conclui a autarquia.
O conteúdo Braga tem mais de 2.000 euros para premiar as melhores fotografias de natureza aparece primeiro em O MINHO.

O Rally de Portugal vai ficar fora do Campeonato Mundial de Rallyes (WRC) em 2027 e a próxima edição da prova foi cancelada para outro qualquer campeonato, nacional ou europeu.
O Automóvel Club de Portugal (ACP) atribuiu a decisão a uma alteração de última hora promovida pelo promotor do campeonato – grupo francês Cosmobilis -, afastando qualquer relação com os incidentes registados na edição de 2026.
“O Rally de Portugal não se vai realizar em 2027”, confirmou o ACP à Agência Lusa, admitindo o regresso da prova ao calendário WRC em 2028, porém, a organização garante ainda que a exclusão não está relacionada com questões financeiras nem com a mudança prevista do centro nevrálgico da prova, de Matosinhos para Viseu.
O ACP esclarece que a alteração do calendário teve como objetivo tornar o WRC “geograficamente tão diverso e intercontinental quanto possível”, acabando por afetar o Rally de Portugal, que se realizaria entre 13 e 16 de maio, tendo como base a cidade de Viseu.
A organização rejeita também a existência de indemnizações, explicando que, apesar dos contratos estabelecidos, os calendários são ratificados anualmente pelo promotor e pela Federação Internacional do Automóvel.
A prova portuguesa, uma das fundadoras do Campeonato do Mundo de Rallyes, integrou o WRC desde 1973, com exceções em alguns anos, e regressou ao calendário em 2007, de forma mais regular, tendo então como base o Algarve.

Saliente-se que, esta será apenas a segunda vez desde a primeira edição, em 1967, que o Rally de Portugal não se realiza, depois do cancelamento de 2020 devido à pandemia de Covid-19.
Recorde-se que a primeira temporada WRC contou com 13 provas, sendo cada uma realizada num país ou território diferente, no caso, no Mónaco (Rally de Monte Carlo), Suécia (Rally da Suécia), Portugal (Rally de Portugal), Quénia (Safari Rally), Marrocos (Rally de Marrocos), Grécia (Rally da Acrópole), Polónia (Rally da Polónia), Finlândia (Rally dos 100 Lagos/Rally da Finlândia), Áustria (Rally dos Alpes Austríacos), Itália (Rally de Sanremo), Estados Unidos (Rally Press-on-Regardless), Reino Unido (Rali RAC) e França (Tour de Corse / Rally de Córsega).
O Automóvel Club de Portugal lamenta o impacto da decisão para o país e recorda que o estudo realizado em 2025 apontou para um retorno superior a 193 milhões de euros para a economia nacional através da realização do Rally de Portugal.

Apesar de não se ter disponibilizado para prestar declarações, o presidente do ACP, Carlos Barbosa, partilhou com a Agência Lusa, em resposta por escrito, que “um sentimento de grande surpresa e de choque, do qual resultou uma sensação clara de frustração” com este desfecho.
No calendário WRC para 2027 divulgado na passada semana pela Federação Internacional do Automóvel (FIA) e pelo Promotor Cosmobilis, o Rally de Portugal é a única prova a ficar de fora em relação a este ano, enquanto que o calendário é alargado de 13 para 15 provas, entrando os Estados Unidos e o Reino Unido, reentrando a Arábia Saudita – que não se realizou este ano -, como jornada de encerramento.

«L’ultima volta che abbiamo provato ad attraversare, il telefono satellitare che il trafficante ci aveva dato per le emergenze era scarico e senza credito, il carburante del motore era completamente esaurito e l’acqua stava entrando nella barca […]. La cosa più confortante per me ora è che, per la prima volta in anni, non ho paura. Posso dormire profondamente senza preoccuparmi per le mie figlie».
Fidaa è siriana. Nel luglio del 2012 è fuggita da un sobborgo di Damasco con i suoi cinque figli, il più piccolo di appena otto giorni. Ha vissuto dieci anni in Giordania, poi è partita per la Libia: un anno chiusa nei “magazzini” dei trafficanti, poi otto tentativi di traversata. È stata soccorsa dalla Humanity 1 nel 2024. La sua è una delle tante testimonianze raccolte a bordo.
Storie come questa attraversano ogni giorno il ponte delle navi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo. Alcune di queste sono state raccontate dal fotografo Max Cavallari nel progetto Acquaintance, esposto al Festival di Fotografia Etica di Lodi, aperta fino al 25 ottobre. Per Cavallari, nato in un piccolo paese in provincia di Cremona, il Festival è stato il primo incontro con il fotogiornalismo, all’età di sedici anni.

Acquaintance è un progetto che nasce dalla sua prima missione a bordo di una nave umanitaria di ricerca e soccorso dell’Ong SOS Humanity nell’autunno del 2022, poco prima dell’insediamento del governo Meloni. Tra il 22 e il 24 ottobre la nave effettua diversi salvataggi, ritrovandosi con 179 persone a bordo, resta bloccata per oltre una settimana in attesa di ricevere l’assegnazione di un porto sicuro. Sono servite 21 richieste prima di attraccare, finalmente, a Catania. «A un certo punto a bordo non si sapeva più come spiegare alle persone quando sarebbero sbarcate», racconta Cavallari.
Nello stesso periodo la Geo Barents di Medici Senza Frontiere e la Ocean Viking di SOS Mediterranée si trovavano nella stessa situazione. In totale erano più di mille le persone ad attendere, su quattro navi. A Catania, dopo gli sbarchi, circa quaranta persone vengono lasciate a bordo perché la loro condizione viene considerata “non emergenziale”. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi le definì “carico residuale”. Restarono ferme in banchina per tre o quattro giorni prima di essere fatte sbarcare. Fu l’ultima missione prima del decreto-legge Piantedosi sulle Ong e sui flussi migratori, entrato in vigore il 2 gennaio 2023, che introduce l’obbligo a raggiungere subito il porto assegnato, spesso lontano.
Acquaintance significa “conoscenza”, inteso come legame intenso e allo stesso tempo superficiale «perché è quello poi che rimane di di quello che che vivi su su una nave. Non riesci mai ad entrare completamente all’interno, anche se ti sembra di farlo nel momento in cui sei in questo ambiente chiuso. In verità sono conoscenze che stimolano sentimenti molto forti, ma che rimangono sulla superficie». In due giorni le persone a bordo della missione si moltiplicano, dalle trenta persone dell’equipaggio si arriva presto a duecento. Molte delle persone a bordo sono appena sfuggite a una tempesta. Ognuno arriva con la propria storia, le proprie fragilità, la propria scala di valori.

Quello che Cavallari ha cercato di osservare sono le interazioni sulla nave. Spiega come in un contesto così compresso sentimenti, sensazioni e rapporti umani, nel bene e nel male, si amplificano a livelli che non avevo mai visto altrove. Ogni persona è diversa, ognuno reagisce in maniera diversa, ci sono persone che sono più abituate a quella stanza, altre persone che come me ci sono entrate per la prima volta. Acquaintance è una conoscenza superficiale, è quello che poi rimane di quello che vivi su una nave. È ciò che rimane di una vita a bordo».
Acquaintance è anche una scelta di campo sul modo di raccontare. «Si cerca in qualche modo di dare un punto di vista diverso, un po’ anche per un’utilità perché alla gente non interessano le immagini drammatiche, non stimolano più l’empatia. E quindi ce lo sta chiedendo anche il pubblico stesso che che frequenta, che legge i nostri articoli o che guarda le nostre fotografie. E dall’altro credo che sia fondamentale ad un certo punto trovare una scala diversa di raccontare di raccontare un’immagine al di là della persona che fugge in mare», spiega Cavallari. Fa riferimento all’ “ennesima foto del bambino in braccio o della donna piangente”, che “buca lo schermo”, senza chiedersi se la persona ritratta sarebbe d’accordo a mostrarsi così.
Nel lavoro sul campo, spiega, si fotografa, si scrive, si fa. Il taglio si decide dopo, quando si sistema il materiale e si sceglie come parlare al pubblico. Una riflessione che rischia talvolta di portare all’autocensura, spiega il fotoreporter, che sottolinea come la verità, spesso, stia nel mezzo. Si tratta di capire quando un’immagine è davvero essenziale e quando invece aggiunge soltanto altro dolore.

Allo stesso tempo, Cavallari rifiuta la romanticizzazione del lavoro di giornalista. Sottolinea come il suo compito sia quello di documentare, essere sul posto e raccontare con i propri occhi. Ricorda un’esperienza personale. Nell’agosto 2025 si trovava a bordo della Ocean Viking quando una motovedetta libica ha sparato contro la nave. Lui si trovava sul ponte mentre i vetri andavano in frantumi. «Il rischio per chi lavora in mare c’è. E sul campo ci sono sempre pochi giornalisti, spesso freelance che pagano tutto di tasca propria».
Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) dal 2014 a oggi sono oltre 26.800 le persone annegate nel Mediterraneo centrale. Ma il bilancio generale potrebbe essere superiore, considerando i naufragi che sfuggono a ogni registrazione. Nel 2026 sono stati almeno mille i morti e i dispersi tra Libia, Tunisia, Italia e Malta: l’inizio d’anno più letale dal 2014. Nel 2025, secondo i dati raccolti da Missing Migrant Project sarebbero almeno 1.340 le persone che hanno perso la vita lungo questa rotta.
SOS Humanity è un’organizzazione non governativa di ricerca e soccorso che lavora perché nessuno muoia mentre fugge. Con la Humanity 1, operativa da agosto 2022, ha soccorso 5.105 persone in 91 operazioni, quasi un terzo delle quali minori (1.451). Dalla sua fondazione nel 2015 come SOS
MEDITERRANEE Germania, l’organizzazione ha salvato in tutto 39.736 persone.
Cavallari ha continuato a imbarcarsi: quattro missioni in tre anni, e ancora oggi si occupa di ricerca e soccorso, in mare e sulla terraferma. A chi fa il suo mestiere consiglia di fare questa esperienza almeno una volta nella vita «perché qualcuno deve raccontare ciò che si cerca di tenere nascosto».
L'articolo Ciò che rimane di una vita a bordo, nelle fotografie di Max Cavallari proviene da Linkiesta.it.

A exposição fotográfica ‘Olhão antes e depois’ é inaugurada no próximo sábado, 10 de outubro, pelas 10:30, nos Mercados Municipais de Olhão, dando-se aí início a um percurso por quatro espaços do concelho — Mercados Municipais, Ria Shopping, Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes e Casa Municipal da Juventude de Olhão Hugo Charrão —, onde estará patente até 13 de novembro.
Com curadoria de Luís Torres e integrada na programação cultural do Bicentenário da Câmara Municipal de Olhão, a exposição coloca lado a lado imagens históricas da cidade e recriações fotográficas realizadas por jovens olhanenses, propondo um olhar sobre a evolução urbana de Olhão e convidando a comunidade a percorrer a cidade através do tempo.
A mostra nasceu do desafio lançado a alunos do 10.º ano da área de Multimédia da Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes para recriarem, nos dias de hoje e nos mesmos locais, uma seleção de cerca de 50 fotografias históricas de Olhão. Participaram no projeto os alunos Miguel Sousa, Samuel Ventura e Maria Moniz, bem como Charline Fournier, elemento do Clube de Fotografia da Casa Municipal da Juventude Hugo Charrão.
Para concretizar o trabalho, foram utilizadas fotografias com cerca de 70 a 80 anos, pertencentes ao Arquivo Municipal de Olhão, e imagens com 40 a 50 anos, provenientes do arquivo pessoal de Luís Torres. Depois de um processo de pesquisa e levantamento, os participantes percorreram as ruas da cidade e procuraram reproduzir os enquadramentos originais, recriando as imagens nos mesmos locais e permitindo uma comparação direta entre diferentes épocas.
O resultado é uma exposição distribuída por quatro núcleos expositivos, que propõe um percurso pela cidade através das suas transformações e permanências. O confronto entre as fotografias históricas e as imagens atuais permite observar a evolução urbana de Olhão, mas também recuperar lugares, edifícios e espaços que fazem parte da memória coletiva da cidade.
No dia da inauguração, o percurso pelos quatro núcleos começa nos Mercados Municipais, às 10:30, seguindo para o Ria Shopping, às 11:15, para a Escola Secundária Dr. Francisco Fernandes Lopes, às 11:45, e terminando na Casa Municipal da Juventude de Olhão Hugo Charrão, às 12:15. A exposição poderá ser visitada até 13 de novembro, nos quatro espaços, de acordo com os respetivos horários de funcionamento.
Com esta iniciativa, o Município de Olhão pretende valorizar a criatividade e o envolvimento dos jovens olhanenses e, simultaneamente, promover junto da comunidade um maior conhecimento da história contemporânea e da evolução urbana da cidade. O projeto terá ainda continuidade, estando prevista a sua passagem pelas várias freguesias do concelho.
Integrada no programa comemorativo dos 200 anos da Câmara Municipal de Olhão, ‘Olhão antes e depois’ aproxima diferentes gerações através da fotografia e proporciona uma viagem visual entre o Olhão de ontem e o Olhão de hoje.