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El Rayo opaca el debut de Carvajal con el Getafe

19 October 2026 at 22:14

Apenas una semana después del anuncio de su fichaje por el Getafe, Dani Carvajal debutó como titular en el once de José Bordalás. Los azulones, que comenzaron el jueves la Conference con un empate ante el Universitatea Craiova en Rumanía, recibían a un Rayo que sigue en momentos convulsos entre la directiva y la afición. La clasificación auguraba un duelo parejo: ambos llegaban con ocho puntos a esta jornada. Sin embargo, la expulsión de Djené en el minuto 28 partido por cortar la progresión de Camello siendo el último hombre cuando el ariete enfilaba la portería, otorgó una superioridad numérica a un Rayo que ya se había adelantado en el marcador a los 11 minutos de encuentro después de que Álvaro García culminara un contraataque sensacional. Los de Beñat San José dominaron el primer acto, pero el Getafe dio mucha guerra e inclusó estrelló un balón en el poste en un remate de Enes Ünal.

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© Juanjo Martín (EFE)

Dani Carvajal despeja un balón durante el partido contra el Rayo Vallecano.

In Sassonia-Anhalt AfD e BSW si accordano per evitare la guerra alla Russia

By: A A
19 October 2026 at 22:05

Nel Landtag della Sassonia-Anhalt in Germania si è verificato un passaggio politico fondamentale che potrebbe segnare una svolta duratura per l’intero panorama politico tedesco e che, forse, potrebbe insegnare qualcosa anche nel resto d’Europa

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Con l’approvazione di una mozione presentata dal BSW insieme all’AfD – rispettivamente il partito della sinistra patriottica fondato da Sahra Wagenknecht e il partito nazionalista di destra accusato di “fascismo” – il parlamento regionale ha formalmente impegnato il governo del Land a farsi promotore nel Bundesrat di una netta svolta strategica: lo stop all’invio di armi al regime golpista di Kiev, la fine delle sanzioni economiche alla Russia e l’avvio immediato di trattative diplomatiche.

SPD, Verdi e CDU per la guerra, contro il buon senso

L’iniziativa ha scatenato la reazione indignata dei partiti tradizionali, soprattutto i socialdemocratici di SPD, i Verdi e i democristiani di CDU, pronti a denunciare la presunta violazione del cosiddetto “Brandmauer”, il cordone sanitario istituzionale eretto verso la destra giudicata “fascista”. Tuttavia, la linea argomentata dalla marxista Sahra Wagenknecht dimostra come questa scelta non rappresenti una provocazione, bensì un atto di responsabilità democratica e di pragmatismo politico. AfD avrà al suo interno anche degli estremisti di destra, ma è un partito di massa votato perlopiù dalla classe operaia, e pur di fermare l’entrata in guerra della Germania contro la Russia, BSW è disposta a tutto.

Le sanzioni anti-russe distruggono l’industria tedesca

Come evidenziato dalla leader del BSW, le decisioni di politica estera prese a Berlino non sono astrazioni teoriche, ma incidono direttamente sulla vita quotidiana dei cittadini e sulla tenuta del tessuto produttivo locale. La Sassonia-Anhalt ospita poli industriali di prim’ordine, come il distretto chimico di Leuna, oggi messi a dura prova dall’esplosione dei costi energetici e dall’interruzione dei rapporti commerciali con l’Est. Le sanzioni contro la Russia hanno già provocato molti fallimenti aziendali, ma non in Russia, bensì in Germania, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro qualificati. A ciò si aggiunge l’invio continuo di ingenti risorse, fra soldi e armi, in Ucraina, a fronte di dolorosi tagli alla sanità, alla scuola, alle pensioni e ai servizi sociali, che rendono i lavoratori tedeschi sempre più insofferenti.

L’anti-fascismo usato come scusa per giustificare la NATO e la guerra

In questo scenario, BSW rifiuta la logica difensiva dell’establishment borghese, appoggiato dalla sinistra egemone, tanto nella sua versione moderata di SPD quanto in quella liberal più massimalista della LINKE. Questi partiti insistono che il pericolo principale non è la guerra voluta dalla NATO, ma i “fascisti” di AfD, che occorre isolare, benché votati democraticamente, impedendo qualsiasi accordo o alleanza. L’analisi di Wagenknecht, retta dal metodo del materialismo dialettico tipicamente marxista, individua invece una profonda frattura nella società tedesca: da un lato il campo di chi intende conservare il potere (“Machterhaltendes Lager”), rappresentato dai partiti di governo e dai ceti più benestanti che difendono la linea dell’escalation militare agli ordini della NATO e dell’UE contro la Russia e domani contro la Cina; dall’altro il campo del dissenso (“Lager der Unzufriedenen”), formato da lavoratori, pensionati e famiglie schiacciate dall’inflazione e preoccupate dal pericolo di un coinvolgimento diretto dei loro figli nel conflitto attraverso il nuovo servizio militare obbligatorio, contro cui i liceali tedeschi continuano regolarmente a scioperare. Per troppo tempo la retorica del “Brandmauer” (il muro anti-fuoco che dovrebbe isolare AfD dal dibattito politico) è servita alle forze governative tedesche per squalificare il dissenso e isolare le proteste popolari sotto l’etichetta dell’estremismo. Per il BSW, il dovere prioritario di una forza politica d’opposizione è rispettare la volontà degli elettori, dialogare nell’alveo delle regole parlamentari e sfruttare ogni maggioranza utile per raggiungere obiettivi concreti: fermare la spirale bellica, proteggere l’industria nazionale e tutelare i redditi dei lavoratori. E per fare questo Wagenknecht vuole superare i veti incrociati e la politica dei blocchi: il BSW dimostra che la vera priorità deve tornare a essere la difesa della pace, della neutralità militare, del lavoro e della sovranità popolare.

La fase storica impone il coraggio di rompere gli schemi

Di fronte all’accusa di agire come gregari del “fascismo”, l’antifascista Wagenknecht risponde che la strategia del “Brandmauer” è fallita nei fatti e ha ottenuto l’effetto opposto, alimentando la rabbia popolare e rafforzando proprio l’AfD. Al contrario BSW vuole dialogare con tutte le forze parlamentari e sfruttare le maggioranze d’azione per mantenere le promesse elettorali (come la pace e la calmierazione dei prezzi). La Wagenknecht spiega che i partiti del sistema, siano essi di destra o di sinistra, usano la retorica dell’antifascismo solo per delegittimare il dissenso, sospendere le regole democratiche e conservare il potere nonostante politiche fallimentari. Questo atteggiamento, secondo la leader del BSW, banalizza in modo irresponsabile la reale tragedia della dittatura nazista. Wagenknecht sottolinea infatti come i diritti democratici fondamentali e la libertà di stampa siano stati compressi negli ultimi anni non dall’AfD, ma dai partiti liberali, democristiani e socialdemocratici al governo, gli stessi che inviano decine di miliardi di euro a un regime ucraino che ha messo al bando i partiti d’opposizione e tollera la glorificazione di collaboratori nazisti.

Basta guerra alla Russia: questa è la sola priorità oggi!

Rispetto alla tesi secondo cui negoziare con Mosca sia impossibile perché l’ultra-demonizzato Vladimir Putin rifiuterebbe il dialogo, Wagenknecht non concorda: il Cremlino si era mostrato disponibile a discutere, ma i tentativi di trattativa sono stati chiusi dalla leadership ucraina e dai governi europei spinti dalla NATO e dall’industria delle armi a continuare la guerra. La narrazione, poi, secondo cui l’invio continuo di armi porterebbe alla vittoria dell’Ucraina è una finzione a cui per BSW “non crede più nessuno” e anzi l’escalation bellica – comprese le incursioni su Mosca condotte con tecnologia e droni tedeschi – è una strategia che rasenta la follia, rischiando di trascinare direttamente la Germania in un conflitto nucleare. Su questo aspetto anche il Partito Comunista Tedesco (DKP) denuncia l’ipocrisia dei partiti di governo (SPD, Verdi, CDU), che sfruttano la retorica del “cordone sanitario” antifascista con la scusa di frenare l’estrema destra eversiva, quando il vero obbiettivo è delegittimare qualsiasi mozione pacifista, indipendentemente da chi la voti in aula, contro l’escalation della NATO e contro le sanzioni.

Articolo originale  politicanuova.ch

L’inferno di Aleski: civili intrappolati sotto i droni ucraini

Mentre Volodymyr Zelensky continua a chiedere nuove armi ai suoi sponsor occidentali, ad Aleski, nella regione di Kherson, la popolazione è intrappolata in una catastrofe umanitaria. Secondo le testimonianze raccolte da RT, il regime di Kiev mantiene la città sotto un blocco pressoché totale, ostacolando i rifornimenti e colpendo con i droni le vie di comunicazione e le abitazioni civili. Dallo scorso maggio gli alimenti arrivano con estrema difficoltà. Molti abitanti sopravvivono grazie alle conserve messe da parte prima dell'assedio. Mancano medicinali, acqua e legna per affrontare l'inverno. Chi tenta di fuggire è costretto a farlo in bicicletta, a piedi o su carretti, attraversando strade disseminate di mine e trasformate in trappole mortali.

Ruslan Khomenko, responsabile del distretto municipale, denuncia che i droni ucraini collocano da sette a 36 mine al giorno lungo diversi tratti stradali. Gli attacchi, come denunciano le autorità locali, investono anche le abitazioni private e rendono estremamente pericolosi sia i soccorsi sia l'evacuazione dei civili. I testimoni raccontano di veicoli umanitari distrutti, persone uccise per strada e feriti che hanno perso gli arti a causa delle esplosioni.

«La città sta bruciando. Non è rimasto un solo posto abitabile», racconta un'anziana sopravvissuta. Un altro residente descrive la disperazione di chi va a dormire senza sapere se il giorno successivo avrà qualcosa da mangiare. La distribuzione degli aiuti, riferiscono gli abitanti, è sporadica e insufficiente, mentre nel mercato improvvisato i prezzi dei pochi prodotti disponibili raggiungono livelli proibitivi. Il quadro descritto da RT chiama direttamente in causa la condotta delle forze ucraine e le responsabilità del regime di Kiev. Le accuse relative al blocco, all'impiego dei droni e agli ostacoli ai rifornimenti devono essere verificate in modo indipendente, ma non possono essere cancellate dal racconto né sostituite da una generica narrazione sulle sofferenze della guerra. C'è una domanda politica inevitabile: che fine fanno i principi sulla protezione dei civili quando le vittime si trovano in un territorio controllato dalla Russia? Mentre Zelensky insiste nella richiesta di nuove forniture militari e le capitali occidentali continuano a discutere di strategie e armamenti, gli abitanti di Aleski denunciano di essere lasciati senza cibo, medicine e vie di fuga. La guerra non si combatte soltanto al fronte.

Per chi è intrappolato ad Aleski, si combatte ogni giorno per sopravvivere. E le denunce contro chi rende possibile questo assedio meritano attenzione, non il silenzio.

Trump prevê "vitória esmagadora" de Netanyahu

19 October 2026 at 21:20
Os dois líderes trocaram elogios mútuos numa chamada divulgada nas redes sociais. Nas sondagens, Netanyahu surge empatado com o ex-chefe do Estado-Maior Eisenkot.

© JIM LO SCALZO/EPA

O atual apoio de Trump contrasta com as fortes divergências públicas entre os dois dirigentes em junho e julho, depois de Netanyahu ter contrariado o memorando de entendimento entre Washington e Teerão com intensos bombardeamentos no Líbano

Kherson: Leão XIV pede a Zelensky colaboração com Rússia

19 October 2026 at 21:19
Dois dias após telefonar a Putin para pedir uma trégua, Leão XIV contactou o Presidente ucraniano para explicar o pedido e insistir no diálogo e na paz.

© ANGELO CARCONI/EPA

O Papa recebeu alta no sábado passado e, desde então, encontra-se no Vaticano com a intenção de retomar gradualmente a sua agenda

Trump: “Anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione. Se l’Europa non chiude i confini è finita”

19 October 2026 at 21:07

“Come in Francia anche in Italia le proteste hanno a che fare con l’immigrazione“. Anche Donald Trump ha detto la sua su quanto sta accadendo in Europa, con varie proteste tra Francia e Italia per il caro vita. Lo ha detto parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. “Francia e Italia sono paesi peggiori di quello che erano”, ha aggiunto. “Se l’Europa non chiude i confini è finita”, ha detto ancora il tycoon, ponendo l’accento su quanto accaduto a Milano lo scorso weekend, con diversi negozi devastati e saccheggiati, con le violenze che hanno riguardato soprattutto la zona di Piazza Duomo e dintorni. “È una polveriera pronta a esplodere, è molto triste per me assistervi – ha detto ancora Trump – Noi abbiamo chiuso le frontiere, non entra nessuno e stiamo facendo uscire tutte queste persone. Tutti quelli che sono entrati illegalmente se ne stanno andando“.

I numeri degli interventi di polizia in Italia dell’ultimo fine settimana comprendono 32 arrestati, di cui 13 stranieri e 23 minorenni, e 28 denunciati, tra i quali 15 stranieri e 23 minorenni. Per 174 delle persone accompagnate in Questura è scattato invece il fermo di prevenzione di polizia, introdotto dal decreto sicurezza del 2026, all’articolo 11 bis. Un quadro che riporta al centro il tema della partecipazione di giovanissimi agli episodi di violenza e delle difficoltà nel contenere gruppi mobili e frammentati. La procura di Milano ha chiesto il carcere per sei maggiorenni devastazione e resistenza aggravata per le violenze di sabato, stessa richiesta per altri cinque maggiorenni per quanto avvenuto domenica.

In Francia, invece, sono 2.513 i fermi di polizia effettuati in Francia dall’inizio delle proteste degenerate in caos e devastazioni questo fine settimane, 67 le persone incarcerate: è quanto ha riferito in serata il ministro francese della Giustizia, Gérald Darmanin, intervistato da TF1. Il Guardasigilli ha inoltre annunciato di aver inviato “una direttiva a tutte le procure di Francia, chiedendo di procedere con una qualificazione giuridica legata alla criminalità organizzata”. Ciò consentirà, in particolare, di estendere la durata dei fermi da 48 a 72 ore e di ricorrere a strumenti quali la geolocalizzazione e le intercettazioni telefoniche: questo permetterà di stabilire “dove si trovavano le persone nel momento in cui venivano saccheggiati i negozi o attaccate le sedi municipali”.

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Marracash sulle proteste a Milano: “Aspettavo questa reazione da tempo, siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose”

19 October 2026 at 20:13

Uno per le proteste e le devastazioni al centro di Milano tra sabato e domenica, l’altro per le proteste contro il caro carburanti in Puglia. Anche Marracash e Kid Yugi scendono in campo in giorni di tensione in Italia, tra le manifestazioni nel sud Italia e quelle per il caro vita al nord. “Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“. È il finale di un post su Instagram di Marracash, che si è schierato a proposito delle devastazioni nel centro di Milano di sabato e domenica. “Non ho mai creduto nella protesta attraverso i social, l’ho sempre trovata troppo facile, cheap, non costa niente. Certo, rispetto chiunque cerchi di far sentire la propria voce con ogni mezzo, ma dal canto mio ho sempre creduto che l’impegno e l’autorevolezza si dimostrino e guadagnino nel tempo. Attraverso le nostre scelte, la nostra etica, il nostro lavoro, oltre ovviamente a ciò che diciamo e facciamo tutti i giorni, non solo in una storia o un post nei momenti critici“, ha scritto il rapper milanese.

Marracash ha poi proseguito: “Semplicemente questo non è il mio canale preferito. Lo sono i testi, la musica, i concerti, le interviste. I social per me sono un ufficio stampa. Chi mi conosce sa bene da che parte sto. Le diseguaglianze sociali sono la mia battaglia, alla ribellione ho dedicato la mia vita. Ecco da che parte sto”, ha aggiunto. “Un anno fa da un palco dicevo che il potere capisce solo il potere e che è ora che il popolo mostri il proprio. Due anni fa pubblicavo un disco catastrofista già dal titolo. Aspettavo questa reazione da tempo e credo che siamo solo all’inizio. Con le buone non cambi le cose“, ha concluso il rapper.

Dopo una serie di commenti di critiche e indignazione, Marracash ha commentato il suo stesso post scrivendo: “A tutti gli indignati sotto questo post, io dico queste cose da sempre, dalle prime canzoni. Cambiate artista. La violenza va condannata ma anche quando la polizia manganella gli studenti, quando ci sono i caschi senza numero di matricola, lo scudo penale. Per una generazione senza futuro, che studia per niente, distrutta dagli psicofarmaci, messa ai margini davanti a una vetrina di status symbol che non avrà mai e il mantra che sei quello che hai e cioè niente. Esistono molte forme di violenza”.

Francesco Stasi – in arte Kid Yugi -, invece, ha parlato della “sua” Puglia, dove negli ultimi giorni ci sono state diverse proteste per il caro carburanti: “Sono appena rientrato a Massafra e mi è stato riferito per filo e per segno tutto quello che è successo in questi giorni. Strade bloccate, supermercati vuoti, stazioni di benzina senza neppure una goccia di carburante, file interminabili di camionisti e agricoltori che chiedevano in ginocchio tutele che gli son state negate e la dignità di cui sono stati privati. Tutto questo nel silenzio e nell’indifferenza delle istituzioni e dei media tradizionali. Lo stato italiano è ormai uno stato fallito. Il patto sociale è stato infranto”, ha spiegato il rapper.

Poi la conclusione del suo pensiero nella storia Instagram: “La classe politica non è più serva del popolo (premettendo ingenuamente che lo sia mai stata, ma in questo momento più che mai la contraddizione è lapalissiana) bensì è prostituita a tutti i poteri sovranazionali che la finanziano e la manovrano. Mi fate schifo, la mia gente non merita questo, la Puglia non merita questo, il meridione non merita questo. Però so che prima o poi scoprirete cosa meritate voi, e sarà troppo tardi per fare ammenda“.

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Israel anuncia retoma de entrada de mercadorias em Gaza

19 October 2026 at 19:39
Retoma é gradual e Israel avisa: comerciantes que pagaram ao Hamas perdem autorização de operar. PAM alerta que 500 mil palestinianos ficarão sem ajuda por mês.

© MOHAMMED SABER/EPA

O Programa Alimentar Mundial (PAM) anunciou esta segunda-feira que vai precisar de reduzir as suas operações humanitárias na Faixa de Gaza por falta de recursos, deixando mensalmente 500 mil palestinianos sem ajuda

Milano, il presidio del centrodestra finisce a schiaffi. Uno dei partecipanti colpisce un contestatore: “Torna nel deserto”

19 October 2026 at 19:26

Il presidio del centrodestra unito contro “maranza e centri sociali” finisce a schiaffi. Verso le 18 in piazza San Carlo iniziano a radunarsi gli esponenti di Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi Moderati. Reggono uno striscione “Maranza e centri sociali: pene esemplari per questi criminali”. C’è il presidente del Senato Ignazio La Russa, l’eurodeputata Letizia Moratti e la candidata sindaca leghista Silvia Sardone che posa dietro allo striscione dei giovani leghisti: “Vi remigreremo tutti”. Ed è proprio quando viene srotolato lo striscione che un gruppetto di ragazzi che passano da lì inizia a contestare il presidio: “Voglio proprio vedere quando rimarranno qua solo i maranza italiani – dice un ragazzo – perché i maranza non sono solo arabi, ma anche italiani. e chi dice nulla per loro”. La risposta di alcuni dei presidianti non tarda ad arrivare: “Torna nel deserto, lavati”. Il gruppo viene portato lontano dalla polizia e la tensione sale. Il presidente del Senato La Russa lascia la piazza scortato e dice ai contestatori: “Andate via, occhio che vi menano”. I contestatori rispondono dandogli del “burattinaio”. E poco dopo uno dei partecipanti al presidio tira uno schiaffo e aggredisce i contestatori.

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CCDR Algarve apresentou no IPDJ em Faro protótipo de mobiliário urbano em taipa

19 October 2026 at 19:32

Sessão de 15 de outubro, no IPDJ, debateu a integração de soluções em terra crua no espaço público e os desafios à adoção destas soluções pelos municípios.

A aplicação da taipa ao mobiliário urbano, explorando novas possibilidades para uma técnica tradicional de construção, esteve no centro da sessão técnica “Taipa no Mobiliário Urbano: inovação sustentável para o espaço público”, realizada no dia 15 de outubro, no Instituto Português do Desporto e da Juventude (IPDJ), em Faro. A apresentação de um protótipo desenvolvido no âmbito do projeto “Matéria Adentro” permitiu conhecer esta experiência e debater o potencial dos materiais endógenos na criação de soluções mais sustentáveis para o espaço público.

Desenvolvido pelas “Perto Arquitetura” e “A Engenharia da Taipa”, no âmbito do projeto “Matéria Adentro”, o protótipo explora a aplicação desta técnica tradicional a uma peça de mobiliário urbano, neste caso um banco de jardim. Além deste protótipo, instalado no Jardim da Alameda, proposta acolhida desde o início pelo Município de Faro, será ainda colocado outro na Ilha da Culatra e um candeeiro, em Querença, no Jardim Manuel Viegas Guerreiro.

O enquadramento científico coube a Alfredo Braga, do Instituto Superior de Engenharia da Universidade do Algarve, que apresentou dados sobre a técnica, o desempenho e a durabilidade da construção em taipa no sul do país.

A sessão abordou também o património construído em taipa e o seu progressivo desaparecimento, reforçando a necessidade de divulgar novas possibilidades de utilização desta técnica, incluindo no mobiliário urbano. A discussão destacou ainda o potencial de outros materiais endógenos, como a cana e a ostra, para o desenvolvimento de soluções mais sustentáveis, num setor da construção com elevado impacto ambiental.

A aplicação destas soluções pelos municípios esteve em destaque na mesa-redonda, moderada por Catarina Cruz, com a participação de representantes do Município de Aljezur, da Comunidade Intermunicipal do Algarve (AMAL), da Ordem dos Arquitetos e da equipa do projeto “Matéria Adentro”. Entre os temas abordados estiveram a durabilidade e a manutenção, a regulamentação e o licenciamento, a contratação pública e as possibilidades de produção, bem como os desafios associados à adoção destas soluções pelas entidades públicas.

No balanço final, foi sublinhada a importância de produzir, partilhar e transmitir conhecimento sobre os materiais e as técnicas tradicionais às gerações futuras. Neste contexto, foi destacado o papel das escolas e instituições de ensino superior, da Ordem dos Arquitetos, dos designers, das entidades responsáveis pelo licenciamento, dos municípios e dos profissionais da construção na valorização e disseminação destas práticas.

Foi igualmente salientada a importância de recorrer à reutilização de terras provenientes de construções anteriores e de resíduos de construção e demolição, contribuindo para a economia circular. Neste âmbito, foi referida a existência de oportunidades de financiamento no Programa Regional ALGARVE 2030.

O projeto Matéria Adentro encerra a 22 de outubro, em Faro, com uma sessão no auditório da CCDR Algarve, às 14h30. O encontro constitui uma oportunidade para conhecer os resultados do projeto e aprofundar a reflexão sobre a valorização dos materiais endógenos e a sua aplicação em novos produtos.

A iniciativa enquadra-se no «Programa de Desenvolvimento de Novos Produtos baseados em Materiais Endógenos Inspirados na Dieta Mediterrânica», que associa a valorização dos recursos locais a uma relação mais equilibrada com o território.

Sobre o projeto “Matéria Adentro”

O «Programa de Desenvolvimento de Novos Produtos baseados em Materiais Endógenos Inspirados na Dieta Mediterrânica» desenvolve-se no âmbito do INOVA ALGARVE 3.0 — Promoção da Qualificação e Inovação na Região do Algarve, dinamizado pela Proactivetur e cofinanciado pelo Programa Regional Algarve 2030.

Tem como objetivo estimular a criação de novos produtos a partir dos materiais endógenos do Algarve, promovendo a sua valorização económica e cultural. Inspirado nos valores da Dieta Mediterrânica, associa os saberes e as técnicas tradicionais à inovação, procurando contribuir para a diversificação da economia regional e para a continuidade das atividades artesanais.

Assente no mapeamento de recursos e agentes locais, foram promovidas residências criativas com artesãos, empresas, designers, arquitetos e investigadores. Através da cocriação e da experimentação com a cana, a casca de ostra, o barro e a taipa, foram desenvolvidos produtos com potencial de aplicação no design, na arquitetura e na construção sustentável, integrando princípios de economia circular e de utilização responsável dos recursos.

Missão da CCDR ALGARVE

Nos termos do Decreto-Lei n.º 36/2023 de 26 de maio, que procedeu à sua conversão em institutos públicos, as CCDRs têm por missão definir e executar as estratégias de desenvolvimento regional; integrar e articular territorialmente políticas públicas indispensáveis à execução das políticas de desenvolvimento regional nos domínios do ambiente, cidades, economia, cultura, educação, saúde, ordenamento do território, conservação da natureza, e agricultura e pescas; assegurar o planeamento e a gestão da política de coesão no âmbito dos programas regionais, e dos programas de cooperação territorial europeia, enquadrados nos ciclos de programação das políticas da União Europeia, tendo em vista o desenvolvimento económico, social e cultural dos territórios que constituem as respetivas circunscrições; e, apoiar tecnicamente as autarquias locais e as suas associações.

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Casa do Povo de Santo Estêvão apresenta nova edição dos Serões de Outono

19 October 2026 at 17:40

Na Casa do Povo de Santo Estêvão vai decorrer uma nova edição dos Serões de Outono. Branco Toca Marco Paulo, e convida Samuel Úria, Ana Lua Caiano e Diogo Zambujo

“Há lugares onde a cultura acontece longe dos grandes centros. E há pequenas casas que, pela sua história, pela forma como acolhem artistas e público e pela ambição dos seus projetos, se transformam em importantes espaços de encontro e criação cultural.” Esta é a forma encontrada pela Casa do Povo de Santo Estêvão, no concelho de Tavira, para chamar a atenção da sociedade.

Na pequena aldeia do barrocal do concelho de Tavira, Santo Estêvão, entre outubro e dezembro, os Serões de Outono regressam com três concertos que cruzam diferentes gerações, linguagens e sensibilidades da música portuguesa contemporânea.

Primeiramente, Branco Toca Marco Paulo, com a participação especial de Samuel Úria, Ana Lua Caiano e Diogo Zambujo são os protagonistas de uma programação que continua a afirmar a singularidade deste projeto cultural.

Refere a nota de imprensa da Casa do Povo de Santo Estêvão que esta época do ano, tradicionalmente marcada pela diminuição da atividade turística e cultural no Algarve, a Casa do Povo decidiu manter “uma aposta consistente numa programação de qualidade, contribuindo para a descentralização da oferta cultural, a dinamização das comunidades rurais e a criação de novos públicos.”

É importante salientar que ao longo dos últimos anos, este pequeno espaço associativo “tem recebido alguns dos nomes mais relevantes e singulares da música portuguesa, como Manel Cruz, A Garota Não, B Fachada, Márcia, Bruno Pernadas, Aline Frazão, Tó Trips ou Club Makumba, construindo um percurso reconhecido pela diversidade artística e pela proximidade entre músicos e espectadores.”

Ou seja, mais do que uma sucessão de concertos, os Serões de Outono representam “uma forma de pensar e viver a cultura: próxima das pessoas, enraizada no território e aberta à criação contemporânea.”

Trata-se de uma proposta que “complementa a programação cultural do concelho de Tavira e demonstra que a qualidade e a ambição artística não dependem da dimensão das salas nem da localização geográfica.”

Uma pequena Casa com uma grande ambição cultural

Diz-nos a Casa do Povo de Santo Estêvão que estamos numa região e num território onde “a programação cultural tende a concentrar-se nos principais centros urbanos e nos períodos de maior afluência turística”, mas que, “os Serões de Outono afirmam-se como um exemplo da capacidade do associativismo local para gerar projetos culturais consistentes e diferenciadores.”

E acrescenta que apesar de recursos limitados, mas “com uma identidade artística bem definida, a Casa do Povo de Santo Estêvão tem demonstrado que também nas pequenas comunidades é possível desenvolver uma programação exigente, diversificada e capaz de atrair públicos para além do seu território de proximidade.”

O projeto em apreço valoriza igualmente o interior do concelho de Tavira, promovendo a descoberta das suas aldeias e contribuindo para uma relação mais próxima entre cultura, comunidade e território.

Os Serões de Outono são organizados pela Casa do Povo de Santo Estêvão, com o apoio do Município de Tavira e da Junta de Freguesia de Santo Estêvão, parceiros fundamentais na continuidade desta iniciativa e na valorização da atividade cultural desenvolvida no meio rural.

Neste outono, há sempre lugar para mais um na nossa Casa

Por fim, assinala que “com os dias a ficarem mais curtos e as temperaturas a descer, regressa também o tempo dos encontros, das conversas demoradas e das noites passadas à volta da música.”

A Casa do Povo de Santo Estêvão convida todos os que a têm acompanhado ao longo dos anos, e aqueles que ainda não tiveram oportunidade de a conhecer, a fazer caminho até esta pequena aldeia do barrocal de Tavira.

A não perder, concertos que se vivem de outra forma quando a distância entre o artista e o público quase desaparece. E porque, por vezes, são os palcos mais pequenos que proporcionam os encontros mais memoráveis.

Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita”

19 October 2026 at 18:12

“Occorre un’analisi intelligente e approfondita” per delle violenze che arrivano da “soggetti inediti“. A dirlo è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella intervenendo sul tema degli scontri e della guerriglia urbana che ha interessato nel weekend, in particolare, la città di Milano. I soggetti inediti sono quei giovani – molti dei quali minorenni, anche 12enni – protagonisti delle devastazioni nel capoluogo lombardo. Il Capo dello Stato affronta l’argomento nel corso del suo intervento all’Assemblea nazionale delle province italiane.

Mattarella ha parlato della necessità di elaborare “un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti, condizione quest’ultima che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”. Presidente della Repubblica che ha espresso anche la sua solidarietà agli agenti: “È un servizio che passa dalla garanzie di sicurezza dei nostri comuni e dei nostri borghi dove ogni violenza è inaccettabile: alle forze dell’ordine va la piena solidarietà”, ha sottolineato.

Mentre il Capo dello Stato parla della necessità di “analisi approfondita” e di “attenta vigilanza”, la seconda carica dello Stato scende invece in piazza. Ignazio La Russa, infatti, ha preso parte a Milano al presidio del centrodestra a sostegno delle forze dell’ordine, dei commercianti danneggiati e dei cittadini. “Chi ci mette il però aizza le piazze” così come “chi liscia il pelo a una protesta violenta e chi non la condanna fino in fondo”, ha dichiarato il presidente del Senato parlando con i giornalisti in piazza San Carlo, a poca distanza dal Duomo. La Russa ha citato anche le frasi Mario Calabresi, candidato sindaco a Milano: “Quando si condanna la violenza non ci vuole nessun però, si condanna la violenza punto”, ha detto l’esponente di Fdi.

L'articolo Scontri a Milano, Mattarella: “Violenze esplose in modo inatteso da soggetti inediti, occorre un’analisi approfondita” proviene da Il Fatto Quotidiano.

“Prototipi di Futuro”, in Assolombarda la mostra sull’innovazione tecnologica di Fondazione Fiera Milano

19 October 2026 at 18:00

Un viaggio nella storia dell’innovazione tecnologica e del suo impatto sul lavoro e sulla vita quotidiana, dalle macchine industriali agli elettrodomestici, dalle telecomunicazioni all’automazione. È il percorso proposto da “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano”, la mostra realizzata e curata da Fondazione Fiera Milano in collaborazione con Assolombarda, inaugurata alla presenza dei rispettivi presidenti Giovanni Bozzetti e Alvise Biffi.

Attraverso fotografie d’archivio, manifesti pubblicitari e immagini di macchinari provenienti dall’Archivio Storico di Fondazione Fiera Milano, l’esposizione ripercorre le grandi trasformazioni tecnologiche che hanno attraversato il Novecento, raccontando come invenzioni un tempo avveniristiche siano progressivamente entrate nella quotidianità. L’iniziativa si inserisce nel programma di CES Unveiled Milan, prima tappa italiana di “Road to CES”, il percorso internazionale di avvicinamento al Consumer Electronics Show di Las Vegas, e trova spazio nella sede di Assolombarda, luogo simbolo del sistema produttivo lombardo.

Bozzetti: “Questo il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile”

“Le immagini del nostro Archivio raccontano il momento in cui le persone incontravano per la prima volta la tecnologia che avrebbe cambiato il loro lavoro e le loro abitudini. Oggi, mentre l’intelligenza artificiale apre una nuova fase di trasformazione, questa storia ci aiuta a comprendere il valore delle fiere: rendere l’innovazione visibile, permettere alle imprese di mostrarne le applicazioni e alle persone di conoscerne le possibilità. La Fiera di Milano è da oltre un secolo uno dei luoghi principi in cui l’Italia può mostrare al mondo la propria straordinaria capacità di innovare“, dichiara Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano. Il valore dell’esposizione, sottolinea Bozzetti, non è soltanto storico, ma riguarda anche la capacità di collegare l’esperienza del passato alle sfide tecnologiche contemporanee: “Presentare questa mostra in Assolombarda, in occasione di CES Unveiled Milan, significa riconoscere il contributo delle imprese alla crescita del territorio e portare anche fuori dagli spazi della manifestazione il confronto sul cambiamento tecnologico. Il nostro archivio diventa così uno strumento per interrogare il passato e avvicinare i cittadini ai temi dell’innovazione”.

Biffi (Assolombarda): “Ogni progresso diventa realtà quando incontra le imprese”

“La mostra “Prototipi di Futuro” racconta come l’innovazione abbia trasformato, nel tempo, il lavoro e la vita quotidiana, ricordandoci che ogni progresso nasce da un’intuizione, ma diventa realtà quando incontra le imprese e si traduce in applicazioni concrete – commenta Alvise Biffi, Presidente di Assolombarda -. È anche un viaggio nella cultura d’impresa, fatta di capacità di immaginare il futuro, investire nella ricerca e trasformare le idee in opportunità di crescita e sviluppo. Una cultura che appartiene profondamente al territorio e che, attraverso il dialogo tra industria, tecnologia e società, ha contribuito a costruire la nostra competitività. Oggi, con l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie, siamo di fronte a un’altra grande trasformazione. La sfida è accompagnarla, favorendone la diffusione nel sistema produttivo e mettendo le persone nelle condizioni di coglierne le opportunità. Come ci ricorda questa mostra, innovare significa guardare avanti, ma anche saper valorizzare le esperienze e le competenze costruite nel tempo. In questo percorso, Milano e il Quadrilatero di Assolombarda hanno tutte le carte in regola per continuare a essere un laboratorio di innovazione e un punto di riferimento internazionale”.

La mostra “Prototipi di Futuro. Macchine, brevetti, invenzioni, tecnologia e desideri alla Fiera di Milano” è visitabile gratuitamente a partire da oggi, 19 ottobre, al 29 gennaio 2027 presso la lounge di Palazzo Assolombarda, dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19.30.

L'articolo “Prototipi di Futuro”, in Assolombarda la mostra sull’innovazione tecnologica di Fondazione Fiera Milano proviene da Affaritaliani.it.

II Colóquio AHSA reflete sobre o futuro do Sudoeste Alentejano 

19 October 2026 at 17:30

Iniciativa reúne empresas, entidades públicas, academia e especialistas para um debate sobre a gestão da água, pessoas e sustentabilidade A AHSA – Associação de Horticultores, Fruticultores e Floricultores dos Concelhos de Odemira e Aljezur vai refletir sobre o futuro do Sudoeste Alentejano no dia 27 de outubro. O II Colóquio AHSA, que se realiza às […]

Risorgere dalla polvere di Rafah

 

– di Nora Hoppe per Al Mayadeen English

Avvolto in un mare grigio di polvere e macerie... in silenzio… a sostare su una poltrona un tempo color rosa… parzialmente nascosto da una kefiah e proteso in avanti… la mano sinistra, priva dell’indice, l’avambraccio destro ridotto a un moncherino frantumato... un laccio emostatico improvvisato con filo di ferro che gli si conficca nella carne della parte superiore del braccio... in attesa... da solo... nulla si muove… solo le sue palpebre si contraggono di tanto in tanto, la polvere che giace come neve fresca sulle sue lunghe ciglia scure… mentre fissa uno spietato cielo bianco che si estende all’infinito oltre i buchi spalancati nel muro… La polvere aleggia… La polvere aleggia nell’aria… la polvere della Palestina, la polvere di Rafah – una città il cui nome fu inciso per la prima volta nella pietra per ordine del faraone Seti I – la polvere di secoli, millenni… le ossa ridotte in polvere di coloro che furono sconfitti dal re Sargon, i frammenti di timo, mirra e foglie d’ulivo, i granelli di carcasse di cavallucci marini, di moscerini, gelsomino, ali delle rondini, le ceneri dei libri per bambini bruciati, le molecole dei mitocondri umani, dei cloroplasti, dei procarioti, delle stelle lontane… tutto si mescola ai frammenti dell’infanzia, all’abbraccio di sua madre, al sapore di una rara mela rossa, agli occhi dei suoi figli, dei suoi compagni – tutto unito nella quiete… l’Universo… meraviglie infinite, orrori infiniti, domande infinite, un passaggio infinito… Poi… emergendo lentamente dal silenzio, sempre più vicino, un ronzio acuto, il lamento di una zanzara mostruosa… egli si sporge ancora di più in avanti… e con la mano che gli è rimasta, la sinistra, allunga la mano… verso l’unica cosa che gli è restata, un bastone di legno, progenie di un albero della sua terra… e, con tutta la sua forza – con tutto il suo vigore – lo scaglia… verso il drone in avvicinamento – una chimera high-tech di fibra di carbonio, polimeri termoplastici, titanio, silicio, gallio – che profana questo spazio sacro… Ecco che il suo bastone vola nell’aria… attraverso la polvere… vola avanti, sempre più avanti.

 

Sono ormai passati due anni. E quell’immagine è rimasta impressa per sempre nel punto immobile del Tempo.

Il corpo si è fuso con la polvere dei secoli, ma quella forza singolare che un tempo emanava da quella carne mortale ora pulsa attraverso le particelle di polvere. La morte non è riuscita a cancellarla.

Questo assassinio – a lungo meditato e finalmente portato a termine dagli invasori della sua terra – ha involontariamente dato vita a qualcosa di immortale: una leggenda. Come la Fenice che risorge dalle ceneri, egli è risorto dalla polvere.

Yahya Sinwar – figlio di un campo di concentramento, colui che non conobbe altro che privazioni, implacabile combattente per la libertà del suo popolo, prigioniero per 22 anni in una segreta israeliana, compagno affettuoso ma severo per i suoi compagni d’armi, leader disciplinato e formidabile della Resistenza – non cercava la vittoria per sé stesso; la propria sopravvivenza non era il suo bene supremo… La sua vita era dedicata a qualcos’altro. E il nucleo di tutto ciò è raffigurato in quell’immagine finale.

L’immagine finale del corpo respirante di Yahya Sinwar offre un’iconografia della sua vita… una grammatica visiva di immagini spogliate del contesto, spogliate della carne, ridotte non alle ossa ma al midollo. Chi era? No, non la sua biografia – ma qual era la sostanza essenziale di una vita del genere? L’immagine finale è un recipiente di domande, che conducono ad altre domande – domande su noi stessi.

Per cosa viviamo? Per cosa saremmo disposti a morire? Quali sono i limiti che non possiamo superare?

Definiamo le nostre vite in base a come viviamo ogni giorno… e la nostra morte è il bilancio finale.

Per la maggior parte di noi, la sopravvivenza personale è la spinta più fondamentale. Per la maggior parte di noi, il benessere personale è la priorità.

Esistono però alcuni – pochissimi – che non vogliono e non possono scendere a compromessi sui propri principi, che non possono essere comprati o posseduti, che non possono tradire la verità essenziale della propria esistenza, che, anche di fronte alla morte, rifiutano di lasciare che la verità delle loro vite venga riscritta da qualsiasi potere che cerchi di distruggerli.

Nel corso della storia, ci sono stati martiri noti e sconosciuti, che hanno eroicamente sacrificato la propria vita per le proprie convinzioni e per gli altri. Queste persone non cercavano la morte. Molti non cercavano nemmeno di essere eroi. Semplicemente non potevano fare ciò che li avrebbe salvati; non potevano tradire la verità essenziale di ciò che erano.

Cosa sta alla base di questa determinazione? Non è una dottrina. Non è un credo. È un patto – ma un patto con cosa?

Forse è un patto con la vita stessa. Il riconoscimento che la propria esistenza non è un bene da accumulare, ma un dono da spendere. Coloro che vivono in questo modo – i martiri, i testimoni, gli sconosciuti – sembrano aver compreso qualcosa che la maggior parte di noi passa la vita a evitare: che non siamo gli autori del nostro stesso essere. Non abbiamo chiesto di nascere. Non abbiamo scelto il nostro respiro. Eppure, eccoci qui – con questo strano, improbabile dono della coscienza.

Cosa dobbiamo in cambio?

La risposta, per la maggior parte di noi, è nulla. Prendiamo il dono e ce lo teniamo. Lo proteggiamo. Costruiamo muri attorno ad esso. Chiamiamo questo “sopravvivenza”, e chiamiamo la sopravvivenza “saggezza”.

Ma c’è chi la vede diversamente. Questi vedono il dono della vita non come qualcosa da trattenere, ma come qualcosa da restituire – non per rassegnazione, ma per gratitudine. Considerano la propria esistenza come un contributo a qualcosa di più grande: al proprio popolo, alla giustizia, alla verità, alle proprie convinzioni, al proprio Dio. E nel renderne conto, sviluppano una consapevolezza – una responsabilità verso gli altri – una coscienza. L’istinto di prendersi cura degli altri…

Prendersi cura di qualcosa con tutto se stessi significa donarsi ad essa. E nel donarsi, si perde l’ego che si aggrappa alla sopravvivenza. Ciò che rimane è qualcos’altro: una sorta di chiarezza, una serenità interiore, una sovranità dell’esistenza. Lo stato di essere artefici della propria vita, anche nel momento della morte.

Il patto che intendo suggerire qui non è appannaggio di una sola fede. Si manifesta nel sufi che lucida lo specchio del cuore finché non riflette l’Amato; nel taoista che abbandona il sé e trova la Via; nel musulmano che si sottomette alla volontà di Dio; nel martire laico che muore per una verità che non ha nome. Il vocabolario differisce. La resa è la stessa.

Il patto non è solo individuale. È anche collettivo.

L’individuo che vive secondo questo patto – che ha a cuore la verità più della sopravvivenza – non lo fa in isolamento. È plasmato dalle comunità, dalle tradizioni, dalle storie di resistenza. E quando quelle comunità sono minacciate, il patto diventa politico.

Il concetto dei mustazafin (gli oppressi) di Khomeini è un tentativo di articolare questo patto collettivo. Non è semplicemente un programma politico. È una visione spirituale: gli oppressi non sono oggetti di pietà, ma soggetti della storia. La loro sofferenza non è priva di senso. La loro resistenza non è vana. Sono loro attraverso i quali si realizzerà la giustizia.

Questo concetto rimanda a qualcosa di reale: l’idea che l’alleanza con la vita non sia solo un’etica personale, ma collettiva. I mustazafin non sono semplicemente i poveri. Sono coloro ai quali i sistemi di potere hanno negato la propria umanità – e che, nella loro resistenza, se la rivendicano.

Il bastone di Sinwar non è solo un atto individuale. È il gesto di un popolo. È il gesto di tutti coloro a cui è stato detto che non sono nulla e che si rifiutano di crederci.

Alla fine, la morte spoglia via il chiasso e l’ingombro, lasciando solo uno specchio. E in quello specchio, non vediamo ciò in cui dicevamo di credere, ma ciò che abbiamo effettivamente vissuto. Non ciò che intendevamo fare, ma ciò che abbiamo fatto. Non il volto che abbiamo mostrato al mondo, ma il volto che non siamo riusciti a nascondere a noi stessi. E sotto quel volto che non siamo riusciti a nascondere a noi stessi – qualcosa di più grande. Qualcosa che è sempre stato lì, nascosto sotto la polvere.

Lo specchio di Yahya Sinwar mostra un uomo che ha lanciato un bastone contro un drone. Un uomo a cui non restava altro che la verità della propria vita – e che ha offerto quella verità come sua ultima dichiarazione.

 

I numeri contro la propaganda: la Cina cresce e ridicolizza i profeti di sventura occidentali

C'è un vizio di forma che accompagna da anni le analisi economiche pubblicate sui grandi giornali occidentali quando si parla di Cina. Si chiama desiderio. O, più precisamente, wishful thinking. Per mesi, fior di opinionisti e istituti di ricerca hanno dipinto l'economia cinese sull'orlo del baratro, prevedendo crolli verticali e stagnazione eterna. I dati appena rilasciati dall'Ufficio Nazionale di Statistica cinese per i primi nove mesi del 2026 hanno il sapore di una sonora smentita. E fanno il paio con le previsioni completamente sballate di chi, ancora una volta, ha confuso i propri auspici con la realtà dei fatti.

Adesso passiamo ai numeri. Quelli veri, che sfuggono alle narrazioni tossiche. Come evidenzia il quotidiano Global Times, nei primi tre trimestri dell'anno, il Prodotto Interno Lordo ha superato i 107 trilioni di yuan, segnando un incremento del 4,6% su base annua. Un risultato che non solo si inserisce perfettamente nel target governativo fissato tra il 4,5 e il 5 per cento, ma rappresenta anche l'espansione assoluta più ampia degli ultimi cinque anni. Per dare un'idea di cosa significhi questa cifra in termini concreti, stiamo parlando di 5,7 trilioni di yuan di nuovo valore prodotto. Più o meno l'intero PIL del Belgio, generato in soli nove mesi. Nel terzo trimestre, la crescita ha addirittura accelerato, toccando il 4,5 per cento contro il 4,3 per cento dei mesi precedenti.

Dove hanno sbagliato i profeti di sventura? Hanno utilizzato la solita tattica mistificatoria. Si sono fissati su singoli indicatori negativi, ingigantendoli a dismisura per alimentare il panico dei mercati, ignorando completamente la trasformazione in atto. La Cina non è più solo la fabbrica del mondo che sforna prodotti a basso costo. È diventata un super acquirente e un mercato globale di riferimento, con le importazioni cresciute di oltre il 20 per cento. Chi continua a descrivere Pechino come un gigante con i piedi d'argilla sta semplicemente leggendo la realtà attraverso le lenti dei propri pregiudizi neoliberali.

Il vero motore di questa forza non è la vecchia industria pesante, ma la spinta verso l'alto. I nuovi fattori chiave di crescita hanno contribuito per oltre il 40 per cento all'espansione del PIL. La manifattura high-tech è volata del 14,3 per cento. La produzione di apparecchiature per la stampa 3D, batterie agli ioni di litio e robot industriali ha registrato balzi che fanno girare la testa, superando rispettivamente il 62, il 39 e il 29 per cento. L'intelligenza artificiale, i chip e i veicoli a nuova energia stanno trainando l'export e consolidando il ruolo della Cina come snodo imprescindibile della tecnologia globale.

Sarebbe da ingenui negare che ci siano problemi. L'economia cinese sta navigando in acque tutt'altro che calme. Il mercato immobiliare è ancora in affanno e deprime gli investimenti in asset fissi, scesi del 7,2%. La domanda interna non è ancora decollata pienamente e la fiducia dei consumatori non ha ancora recuperato i livelli pre-crisi. A questo si aggiunge un contesto internazionale fortemente ostile. Il conflitto in Medio Oriente ha fatto schizzare alle stelle i prezzi del petrolio, costringendo molti istituti internazionali a rivedere al ribasso le stime di crescita per le principali economie mondiali. 

Eppure, Pechino ha retto molto bene l'urto, al contrario di quanto avviene in Europa e negli Stati Uniti. La Cina ha diversificato le importazioni, spinto sulla produzione interna di energia verde e ha usato la transizione ecologica come ammortizzatore sociale ed economico. Il tasso di disoccupazione urbana si è mantenuto stabile al 5,2 per cento, mentre i prezzi al consumo hanno registrato un modesto aumento dello 0,9 per cento, tenendo a bada l'inflazione che altrove sta devastando il potere d'acquisto.

La lezione che arriva da questi dati è duplice. Da un lato, dimostra che la transizione verso un modello di sviluppo di maggiore qualità sta funzionando, creando un cuscinetto formidabile contro le turbolenze esterne. Dall'altro, dovrebbe servire da monito per gli analisti occidentali. Continuare a scommettere contro la seconda economia mondiale basandosi su narrazioni apocalittiche non è solo intellettualmente disonesto. È anche un pessimo modo per provare a comprendere le dinamiche di un mondo che, piaccia o meno, sta cambiando pelle sotto i loro occhi intrisi di propaganda neoliberista. I numeri hanno la testa dura, e ancora una volta hanno mandato a casa a mani vuote i soliti noti.

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