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Patti Smith: "Envergonhada com a administração" dos EUA

20 October 2026 at 17:07
A artista receberá sexta-feira o prémio Princesa das Astúrias das Artes, em Oviedo. Aproveitou para apelar ao voto nas eleições de novembro nos Estados Unidos.

© ELOY ALONSO/EPA

Patti Smith será premiada sexta-feira com o prémio Princesa das Astúrias das Artes em Oviedo

Cosa racconta di noi la borsa che portiamo? Dai modelli con il telefono incorporato alle pochette in cui non entra nulla, 300 oggetti svelano due secoli di abitudini, desideri e contraddizioni

20 October 2026 at 14:47

C’è una borsa americana degli anni Settanta in vinile nero lucido che nasconde un vero telefono funzionante, con tanto di cornetta a fare da manico e cavo incorporato. Ce n’è un’altra, coeva, il cui corpo è intrecciato interamente piegando pacchetti di sigarette Camel. E poi c’è un’incredibile (e inquietante) “Armadillo Purse” degli anni Quaranta, che conserva intatti il carapace, la testa e le zampe dell’animale, impreziositi da strass. Se siete alla ricerca del solito catalogo patinato dedicato alle “It-Bag” inarrivabili o alla storia dei grandi marchi del lusso, siete fuori strada, e di molto anche. La borsa. 200 anni, 5 continenti, il volume a cura di Antonio Mancinelli pubblicato da Marsilio Arte (256 pagine, 50 euro), prende l’oggetto più codificato dal mondo della moda e lo spoglia della sua banale dimensione di status symbol. Perché, come riassume brillantemente il curatore, “se l’abito presenta il personaggio, la borsa conserva le prove”.

Il “sé portatile” diviso per occasioni d’uso

Il libro, arricchito da un saggio del filosofo Emanuele Coccia e dai puntuali contributi della giornalista Beatrice Manca, firma di FqMagazine, è una vera e propria cosmogonia dell’accessorio per eccellenza. Al centro dell’opera ci sono 300 esemplari rigorosamente selezionati fra gli 850 che compongono la sterminata collezione privata di Roberta Butti. Mancinelli rifugge la noiosa classificazione cronologica o la divisione per brand, scegliendo un approccio squisitamente antropologico: le borse sono divise in dodici sezioni che ricalcano le circostanze della vita. C’è il giorno e la sera, il tempo libero e le vacanze, il viaggio, l’infanzia, fino ad arrivare alle invenzioni eccentriche e al recupero dei materiali (come la geniale borsa della Plastic Fashions Inc. degli anni Cinquanta, tessuta con i fili colorati del telefono, o la più recente Spaghetti Bag di Moschino a forma di piatto di pasta). La domanda che guida la catalogazione è sempre concreta: che cosa doveva fare la persona per la quale questo oggetto è stato costruito?

È qui che si inseriscono le intuizioni di Beatrice Manca, che esplora il rapporto tra la borsa, il corpo e l’emancipazione femminile. Passare da una capiente borsa da giorno a una microscopica minaudière da sera cambia radicalmente la postura e l’autonomia di chi la indossa. Analizzando le microscopiche borse da cerimonia, Manca offre una delle chiavi di lettura del volume: “Meno è funzionale, più è appropriata”. A chiunque abbia lottato per infilare chiavi e telefono in una pochette rigida, la spiegazione parrà un’epifania: quella sproporzione tra la scomodità e l’aiuto offerto ha una precisa ragione sociale, poiché “rappresenta il privilegio dell’ospite di non dover far nulla, se non prendere parte a un evento”.

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La “Carrier Bag Theory”: il primo strumento umano

Nel saggio introduttivo Portatili romanzi, Mancinelli spinge la riflessione fino agli albori della civiltà. “La borsa è la risposta culturale al bisogno di portare con sé più di quanto le mani possano reggere”, scrive, definendola un vero e proprio “arto culturale” aggiuntivo. Il libro riprende la Carrier Bag Theory di Elizabeth Fisher, resa celebre da Ursula K. Le Guin, secondo cui il primo strumento inventato dall’essere umano non fu l’arma (il bastone o la lancia), bensì il recipiente. Un’ipotesi affascinante, supportata da ritrovamenti clamorosi come la sacca cucita alla cintura di Ötzi, la mummia del Similaun vecchia di cinquemila anni. Mettere qualcosa in una borsa per conservarlo o condividerlo segna l’inizio della cooperazione sociale.

I gesti, le icone e la teoria delle “mani occupate”

Un ulteriore livello di lettura è offerto dalla ricchissima e inedita ricerca iconografica. Il volume non si limita a isolare gli oggetti su sfondi asettici per esaltarne cuciture, bordi e chiusure, ma li restituisce alla fisicità di chi li ha posseduti. Attraverso scatti d’archivio che immortalano donne comuni accanto a icone come Jacqueline Kennedy, Jane Birkin, Ornella Vanoni e Raffaella Carrà, il libro indaga come l’accessorio modifichi la postura a seconda di come viene impugnato o stretto al corpo. Un’indagine visiva che si sposa perfettamente con la teoria formalizzata da Audrey Wollen, citata nel volume, secondo cui l’essere umano è di fatto un animale “con le mani occupate”: necessita fisiologicamente di un contenitore in cui riporre il proprio mondo per poter continuare a muoversi liberamente nello spazio.

Il peso degli imprevisti e il “maltrattamento” estivo

La relazione tra corpo e oggetto esplorata nel libro passa anche per la nevrosi del quotidiano. Manca, infatti, analizza la borsa da giorno come un contenitore che deve essere soprattutto “affidabile“, destinato a farsi carico di tutto ciò che “potrebbe servire”. Una formula in cui si riconoscerà chiunque abbia trasportato per mesi pesi inutilizzati, assecondando l’ansia di dover fronteggiare ogni possibile imprevisto. Diametralmente opposto è il destino della borsa da mare, progettata letteralmente “per essere maltrattata”. Stipata nei cestini delle bici, usata all’occorrenza come cuscino e abbandonata sotto il sole, diventa il ricettacolo caotico di conchiglie, scontrini, elastici e cosmetici dimenticati. La prova definitiva di come ogni modello detti regole di ingaggio e livelli di cura completamente diversi.

Da Topolino a Hello Kitty: il gioco di immaginarsi adulte

Il catalogo emotivo della collezione Butti non trascura nemmeno le prime fasi della vita, ospitando portapranzi di Hello Kitty e una microscopica borsa Whiting & Davis (appena sette centimetri per nove) dedicata a Topolino e Minnie, realizzata in maglia metallica e smalto. Come osserva Beatrice Manca, la borsetta infantile svolge una duplice funzione psicologica: se da bambine rappresenta lo strumento perfetto per il gioco di immaginarsi adulte, scimmiottando l’autonomia materna, anni dopo offre a una donna fatta e finita il piacere rassicurante di ritrovare un personaggio familiare. È così che l’immaginario colorato e “zuccheroso” dei Looney Tunes o di Sailor Moon viene sempre più spesso fagocitato dalle grandi Maison, assecondando il desiderio di tornare a un’età in cui le vere responsabilità erano, fortunatamente, custodite nelle borse degli altri.

Un atlante geografico ed emotivo

Sfogliare il volume significa viaggiare. Dallo zaino ifugao delle Filippine in midollino, al namakdan turkmeno in lana usato per trasportare sale sul dorso dei cammelli, fino a una borsa yoruba nigeriana degli anni Cinquanta destinata ai riti di divinazione. Non mancano i souvenir commerciali ante litteram, come la borsa irochese decorata con perline di vetro del 1870 che reca la scritta “FROM NIAGARA FALLS”. Dietro questa formidabile mappatura c’è l’anima della collezionista, Roberta Butti. Per lei, che da bambina inventava storie guardando le cartoline e l’atlante regalatole dal nonno, la borsa è sempre stata “quel piccolo mondo portatile, segreto e inaccessibile che accompagna ovunque le signore”. “C’è chi usa la parola e scrive per narrare, io ho costruito una narrazione tramite un oggetto“, confessa Butti nelle battute finali del libro. Un approccio che respinge la sterilizzazione del feticcio di lusso per abbracciare la vita vissuta degli oggetti. “Rifiuto i restauri che levigano il passato fino a renderlo anonimo”, conclude la collezionista. “Velluti consunti, cuciture stanche e patine restano al loro posto”. Perché una fodera lisa o una chiusura graffiata non sono difetti da nascondere, ma le prove inconfutabili di un’esistenza.

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Vídeos de ajedrez | Portisch, el barítono letal

19 October 2026 at 17:00

Cuando la Unión Soviética dominaba el ajedrez con una hegemonía aplastante, sólo un puñado de jugadores del resto del mundo eran capaces de competir con ellos por los primeros premios de cualquier torneo. Uno de ellos era el húngaro Lajos Portisch, cuyo perfil deportivo está muy ligado al número ocho. Disputó ocho veces el Torneo de Candidatos, fue octacampeón de su país y dedicó a su entrenamiento ocho horas diarias durante los treinta años que fue miembro de la élite.

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Vídeos de ajedrez | Dos joyas sublimes de Reti

12 October 2026 at 17:26

Sirve tanto en el ajedrez como en la vida: cuando la lógica está muy escondida, la solución de un problema puede parecer imposible, absurda, contraria a toda cavilación racional. Y entonces hablamos de pensamiento lateral o contraintuitivo, creatividad extrema, imaginación desbordante, etc. Si tenemos éxito con esos procedimientos, el desenlace nos producirá un gran placer, el de lograr lo que se antojaba imposible.

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CIAC inaugura o INTERFACE: Novo laboratório que une Arte, Comunicação e Ciência na UAlg

20 October 2026 at 08:55

 O CIAC – Centro de Investigação em Artes e Comunicação assinalou oficialmente a abertura do INTERFACE – Laboratório de Tradução Digital, uma nova infraestrutura tecnológica e científica criada para aproximar a ciência, a criação artística e a sociedade.

Saliente-se que o INTERFACE é um laboratório pioneiro focado na tradução e visualização de conhecimento científico complexo para o grande público e para as indústrias criativas. Foi financiado em 473.800 euros pelo programa EQUIPAR+2 da Fundação para a Ciência e a Tecnologia (FCT), no âmbito do Plano de Recuperação e Resiliência (PRR),

Dotado de equipamento de ponta para produção imersiva e interatividade, o laboratório servirá investigadores, docentes e estudantes da Universidade do Algarve. De acordo com o coordenador do CIAC, Bruno Mendes da Silva, “o INTERFACE atuará como um laboratório especializado, capaz de transformar dados científicos complexos, por exemplo, da área das ciências da saúde, em narrativas visuais acessíveis e envolventes”.

Importa salientar que o projeto contempla ainda uma extensão regional, o AI Studio, localizado no polo do CIAC no Instituto Politécnico de Santarém, focado em Inteligência Artificial e literacia digital, equipado com periféricos inclusivos (tecnologia Braille e comandos por voz) para garantir total acessibilidade.

Com a entrada em funcionamento do INTERFACE, o CIAC reforça a sua capacidade de investigação transdisciplinar, promovendo a inovação tecnológica e a difusão da ciência na região e no país.

Una nueva exposición en el Teatro Fernán Gómez narra el antiguo Madrid que casi nadie conoce

20 October 2026 at 04:30

Los balcones de la Plaza Mayor se convertían en palcos, las calles acogían procesiones y celebraciones y el Manzanares, pese a su escaso caudal, era un lugar de encuentro y fiesta. En el Madrid de los siglos XVI y XVII, la ciudad entera parecía un escenario en el que la monarquía exhibía su poder, la Iglesia desplegaba sus ceremonias y los vecinos participaban de una vida pública en la que el arte y el espectáculo se mezclaban con lo cotidiano. Buena parte de aquel Madrid ha desaparecido, pero sus huellas permiten reconstruir una capital que se codeaba con ciudades europeas importantes como Roma, Nápoles, París y Viena.

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© Victor Lerena (EFE)

Desembalaje del cuadro "Torneo y festejo en San Jerónimo" (Anónimo), uno de los cuadros en préstamo llegados de la Galería de los Uffizzi, de Florencia y el Museo Albertina de Viena, este jueves, en Madrid. EFE/ Víctor Lerena

Japón despliega misión para explorar una luna de Marte

20 October 2026 at 06:34

Tokio, 20 oct (Prensa Latina) Japón lanzó hoy un cohete H3 con una nave especial destinada a explorar una luna de Marte y traer muestras a la Tierra en 2031, informó la Agencia Japonesa de Exploración Aeroespacial (JAXA).

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Plantas de vassoura e grés negro no fim de uma exposição

20 October 2026 at 06:02
Encerrando o percurso pelas obras de Liliana Velho no Teatro Viriato, plantas de braceijo e grés negro simbolizam o renascimento e a coesão, num convite para acompanhar a evolução da exposição.

Alentejo e Estremadura espanhola criam "corredor cultural"

19 October 2026 at 23:17
A aliança "A Fronteira da Cultura" foi constituída esta segunda-feira, em Évora. Envolve concelhos como Évora, Elvas, Badajoz e Cáceres e arranca em 2027.

© NUNO VEIGA/LUSA

A iniciativa arranca com 24 participantes, mas está aberta à adesão de mais instituições e agentes culturais interessados, oriundos de outros concelhos de ambas as regiões

El día que el flamenco aterrizó en la galería de arte: "Lo hemos convertido todo en un 'show' para turistas, no me identifico con lo que pasa en el tablao"

19 October 2026 at 23:07
El veterano coreógrafo Mariano Cruceta convierte una vida bailando en una exposición de fotografía, videoarte y performance en directo que indaga en el efecto del impacto: "Nuestra cultura requiere una evolución. El flamenco no puede oler a rancio" Leer

El veterano coreógrafo Mariano Cruceta convierte una vida bailando en una exposición de fotografía, videoarte y performance en directo que indaga en el efecto del impacto: "Nuestra cultura requiere una evolución. El flamenco no puede oler a rancio"

Encontro de ilustração desafia artistas a riscarem “Ligações para o Futuro” em Braga

19 October 2026 at 15:45

A 10.ª edição do encontro de ilustração “Braga em Risco” vai decorrer entre sábado e 06 de novembro sob o mote “Ligações para o futuro”, foi hoje anunciado.

Com curadoria de Pedro Seromenho, a programação desta edição inclui a Exposição Coletiva 22×22, resultado do desafio lançado a 22 ilustradores para deixarem de olhar para o mundo e passarem a olhar uns para os outros.

Organizados em pares ou duetos, a partir das relações amorosas, amistosas, familiares ou profissionais, cada artista ilustrou aquele a quem está intimamente ligado e, em simultâneo, entregou-se ao olhar de quem o conhece bem.

“Nesta exposição, o retrato deixa de ser uma representação e transforma-se numa declaração sobre a relação entre duas pessoas (…). Esta é uma exposição sobre ligações que não se limita ao que está exposto e se debruça sobre o essencial que não se vê”, lê-se na descrição da coletiva.

A 10.ª edição do Braga em Risco inclui ainda exposições individuais de Cátia Vidinhas e Soraia Oliveira e uma instalação de Carlo Giovani, no âmbito do Projeto Vaivém-Circuito.

O programa contempla também cinema de animação, oficinas de ilustração, apresentações de livros, conversas com autores, atividades nas escolas, mercados de ilustração e banda desenhada com DJ sets.

Entre as novidades desta edição destaca-se uma proposta especialmente dirigida ao público juvenil e aos apreciadores de comics e mangá, histórias aos quadradinhos originárias dos Estados Unidos da América e do Japão, respetivamente.

Antes da abertura oficial do encontro, a iniciativa “Ruas do Risco” levará a ilustração ao centro da cidade.

A partir de hoje, as montras de estabelecimentos comerciais das principais artérias de Braga acolhem trabalhos de ilustração, numa parceria com as lojas da Associação Empresarial de Braga.

A iniciativa transforma o comércio local num percurso de descoberta, integrando a criação artística no quotidiano da cidade e antecipando o programa das semanas seguintes.

Nesta 10.ª edição, o Braga em Risco pretende valorizar a rede de relações construída ao longo dos anos entre ilustradores, escritores, professores, alunos, famílias, leitores, parceiros e espetadores.

“Esta comunidade constitui um dos principais legados do encontro e uma base para o desenvolvimento de novos projetos, incluindo a preparação gradual da sua internacionalização”, sustenta o município.

As exposições e atividades decorrem em vários espaços da cidade, nomeadamente Casa dos Crivos, Museu da Imagem, Biblioteca Lúcio Craveiro da Silva, Museu dos Biscainhos e Livraria Centésima Página.

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Japón se atreve con la primera misión para traer muestras de Fobos, la desconocida luna de Marte

19 October 2026 at 20:53

La primera misión de exploración a Fobos, una de las dos lunas de Marte, ha despegado este lunes a bordo de un cohete H3 desde el Centro Espacial de Tanegashima, en Japón, a las 21.41 hora peninsular española.

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© JAXA

Recreación de la sonda 'MMX' sobrevolando Fobos, una de las dos lunas de Marte.

Em Barcelos até as caixas elétricas se transformam em arte

19 October 2026 at 15:00

O centro histórico de Barcelos ganhou novas intervenções de arte urbana com a concretização da 4.ª edição do projeto “In The Box”, iniciativa promovida pelo Município de Barcelos, através da Casa da Juventude, que desafia os jovens a transformar caixas de eletricidade em suportes de expressão artística.

Nesta edição, subordinada ao tema “Artes e Ofícios Tradicionais de Barcelos”, foram intervencionadas 12 caixas, distribuídas por quatro arruamentos da cidade.

A apresentação dos trabalhos decorreu na Casa da Juventude, numa sessão que contou com a presença do vereador do Pelouro, Carlos Eduardo Reis, e que constituiu um momento de divulgação e valorização das propostas artísticas desenvolvidas pelos participantes.

A iniciativa prosseguiu com uma visita aos locais onde se encontram as caixas intervencionadas, permitindo observar as obras no contexto urbano e conhecer as diferentes abordagens criativas ao tema proposto.

Na ocasião, Carlos Eduardo Reis destacou a importância de promover iniciativas que incentivem a participação dos jovens na vida cultural do concelho e que lhes proporcionem oportunidades para desenvolver e dar a conhecer o seu talento artístico.

“Este projeto demonstra a importância de criar oportunidades para que os nossos jovens possam mostrar o seu talento, desenvolver as suas capacidades artísticas e deixar a sua marca na cidade. Nesta edição, quisemos também reforçar a ligação às nossas raízes, desafiando os participantes a olhar para as artes e ofícios tradicionais de Barcelos e a reinterpretá-los através da sua criatividade”, disse o autarca, citado em comunicado do município.

Ainda no âmbito da proposta de intervenção, Carlos Eduardo Reis salientou a importância de aproximar as novas gerações do património cultural do concelho, através de projetos que conciliam a criatividade, a participação cívica e a valorização dos espaços urbanos.

A edição deste ano contou com a inscrição de 26 jovens, que apresentaram um total de 33 propostas de intervenção artística, subordinadas ao tema “Artes e Ofícios Tradicionais de Barcelos”. Após o processo de avaliação, foram selecionados 12 trabalhos, posteriormente concretizados em igual número de caixas de eletricidade, dando expressão a diferentes interpretações das artes e ofícios tradicionais que integram o património cultural do concelho.

A seleção das propostas esteve a cargo de um júri constituído pelo professor Artur Durão, pelo artesão Eduardo Barbosa e por Manuel Pimenta, representante da Associação de Artesãos do Galo, reunindo diferentes perspetivas e conhecimentos ligados à criação artística e ao artesanato.

As intervenções encontram-se distribuídas pela Rua da Palha, com quatro caixas, pela Rua Barjona de Freitas e pelo Largo da Porta Nova, com três caixas cada, e pela Rua Cândido dos Reis, onde foram intervencionadas duas caixas. Estes espaços passam, assim, a integrar um conjunto de trabalhos artísticos que contribuem para a valorização visual do centro histórico e para uma maior presença da arte no quotidiano da cidade.

Prémio de 250 euros

A edição deste ano conta ainda com uma componente de participação pública, através de uma parceria com a empresa SAGOB, que irá atribuir um prémio adicional de 250 euros à intervenção artística que obtiver o maior número de votos nas redes sociais.

Em Barcelos até as caixas elétricas se transformam em arte
Foto: CM Barcelos

A votação terá início no dia 20 de outubro e decorrerá até domingo, 25 de outubro, permitindo à população conhecer os trabalhos e participar na escolha da obra vencedora.

Para que o voto seja considerado válido, os participantes deverão cumprir três requisitos: colocar “Gosto” na página da Casa da Juventude, colocar “Gosto” na página da empresa SAGOB e colocar “Gosto” na fotografia correspondente à caixa de eletricidade que pretendem eleger.

“A atribuição deste prémio pretende reconhecer o trabalho desenvolvido pelos jovens artistas e reforçar o envolvimento da comunidade na iniciativa, promovendo a divulgação das intervenções realizadas e incentivando a população a acompanhar o projeto”, conclui a autarquia.

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Aún quedan cosas por descubrir de Dalí en el Thyssen, pero no se olvide de pedir cita con el psiquiatra a la salida

19 October 2026 at 13:51

El universo freudiano de Dalí es el título de la nueva exposición temporal del Museo Thyssen de Madrid que, a priori, puede sonar a antológica ya vista o a otra exposición que redunda sobre una influencia ya conocida en el argumento pictórico del gran artista del surrealismo. Pero que, sin embargo, tiene la habilidad del descubrimiento de nuevos aspectos de un creador del que a veces parece que ya se ha descifrado hasta la entraña todo su universo paranoico. Jaime Brihuega, comisario de la muestra y ojo experto en las vanguardias, define esta retrospectiva de más de 130 piezas como “una colección de obras maestras a las que te asomas como a una ventana, las abres y te absorben hasta tal punto que no encuentras el final”. Por eso, recomienda una cita con el psiquiatra a la salida. Aviso para visitantes.

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© ORIOL TARRIDAS (© The Dalí Museum, St. Petersburg, FL (USA) / / © Salvador Dalí, Fundació Gala-Salvador Dalí / Vegap, Madrid, 2026)

'Los primeros días de la primavera', 1929.

Huellas dactilares descubiertas en los Guerreros de Xi’an revelan que en su fabricación participaron también mujeres y niños

Hace unos 2.200 años, alguien apretó con el dedo un trozo de arcilla húmeda para pegar la solapa de una coraza. Esa presión dejó una huella que el horno selló y que ha llegado intacta hasta hoy. Ahora, un equipo del Museo del Sitio del Mausoleo del Emperador Qin Shi Huang y de la Universidad […]

I posted a 'Legally Blonde'-inspired TikTok to capture a CEO's attention. It got me an internship that turned into a full-time job.

19 October 2026 at 10:05
a man poses with two life size concealers
Isaac Persky.

Courtesy of Isaac Persky

  • Isaac Persky used a creative video to land an internship at Tarte Cosmetics in 2024.
  • Maureen Kelly, the CEO of Tarte, was impressed by Isaac's video, leading to his internship offer.
  • He returned for a second summer internship and started a full-time position this June.

When I was in college, I wanted a summer internship in New York City, specifically at one company: Tarte Cosmetics. My mom sent me a video of Tarte's founder and CEO, Maureen Kelly, calling on college students to apply to their summer internship program, and it sparked my interest.

I've been posting videos on social media in both the beauty and comedy niches for years, but I thought I'd left that behind when I started college at Chapman University to pursue a more 'serious' career. I was double majoring in economics and public relations and figured Tarte would be a fun way to spend the summer after my sophomore year before turning to a more traditional business or finance path.

I had one problem — I had no connections to Tarte, no family in the beauty industry, and no obvious way to stand out among thousands of applicants. In today's job market, especially for a sought-after position in beauty, it felt more likely I'd get struck by lightning than land an offer.

When I submitted my application in January 2024, I knew I barely had a shot.

This is where most applicants stop

They repeat the process with hundreds of applications, hoping to win the lottery of landing an interview and, ultimately, an offer.

I'm from Nebraska and attended school in Southern California. To be frank, going home for the summer was not an option. I didn't want to trade my glamorous coastal lifestyle for corn and county fairs. I couldn't rely on pure luck to be selected for an interview. I knew that if I could get in front of them, they would see how perfect I was for the role.

I decided to make a video

Since posting videos felt natural to me, I figured, what better way to show that I'm qualified for a marketing job at Tarte than by successfully marketing myself to Tarte. I decided to make something fun and entertaining. Inspired by the iconic Harvard admissions video from Legally Blonde, I created an "Elle Woods-style" application video.

I showed Tarte that I was passionate about working for them, willing to put myself out there, and could actually do the job that I was applying for. I admit, it felt a little ridiculous. I knew that all my friends would see it, and that there was a good chance it wouldn't work out the way I intended, but it was worth a try.

The video got the attention of Maureen Kelly

I woke up one morning in January 2024 to a notification that made me check whether I was still dreaming: a comment from Maureen Kelly on my post. It was a simple 'I 👀 u! OBSESSED,' followed by an email from Tarte's HR team saying they enjoyed my video and wanted to schedule an interview.

From there, I landed a paid internship with Tarte Cosmetics on their social media team. I moved to New York and worked at Tarte for three months. What started as a creative experiment became my entry point into the beauty industry.

The following winter, they offered me the chance to return for the summer of 2025. Despite my initial thoughts that my summer at Tarte would be a one-off adventure, I accepted their offer. It felt like I had found a career that combined my interests in comedy, public relations, and storytelling.

The experience also challenged some assumptions I had about internships

I expected to spend my summers doing small administrative tasks. Instead, I found myself contributing to campaigns with household-name brands and learning from the professionals who had built Tarte. I was particularly struck by Maureen Kelly, who took my ideas as seriously as she did her VPs' and shared her personal advice and can-do attitude with me regularly.

This spring, as I prepared to graduate, I received a full-time offer from Tarte without having to apply again. I officially started my full-time role with Tarte in June.

In college, much of the career advice my classmates and I were given emphasized professionalism and networking, but when employees at your favorite company are getting dozens of 'coffee chat' messages each week from people like you, that advice becomes outdated. Sometimes the best career move isn't sending another application; it's doing something creative with the skills you already have.

For most people, the idea of posting a video to get a summer internship feels embarrassing

To be honest, it was embarrassing. Putting yourself out there always carries that risk, but sometimes that discomfort is the price of trying something others might not.

Even if it doesn't work out, don't let it reflect on you. I find it best to maintain the mentality that they would be lucky to have you, and frankly, what a disappointment it is that they didn't get you.

Most importantly, I must acknowledge that all of this advice is coming from someone who has the job and got the internship. Yes, I was strategic, and I give myself credit for that, but I was also lucky.

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Ciclo de conferências em Loulé “Museus Hoje. De que museus precisamos?” arranca hoje

19 October 2026 at 08:55

Com uma sessão dedicada à participação da comunidade e à transformação dos modelos museológicos contemporâneos, o Museu Municipal de Loulé retoma o ciclo de conferências “Museus Hoje. De que
museus precisamos?
”.

A iniciativa vai arrancar hoje, segunda-feira, dia 19 de outubro, às 18:00 horas, no espaço dos Banhos Islâmicos e Casa Senhorial dos Barreto, com entrada livre.
Sob o título “Do museu de território ao Acervo de Comunidade: reflexões sobre participação, coprodução e mediação patrimonial”, a apresentação estará a cargo do doutor em Estudos do Património, História da Arte, e investigador, João Duarte, que propõe uma reflexão aprofundada sobre a transição de museus focados exclusivamente em coleções para abordagens centradas no território e nas populações locais.

A conferência aborda o conceito de Acervo de Comunidade enquanto ferramenta de mediação patrimonial capaz de cruzar a investigação científica com a memória coletiva, os saberes e as vivências dos cidadãos. Em debate estarão temas prementes da museologia contemporânea, tais como a curadoria participativa, a cocriação de conhecimento e a valorização de patrimónios materiais, imateriais e digitais.

Importa sinalizar que para além de perspetivar novas formas de envolvimento dos cidadãos nos processos de patrimonialização, a sessão irá falar igualmente sobre os desafios metodológicos e científicos desta abordagem: como promover um museu participativo e inclusivo sem comprometer o rigor, a coerência na seleção e a sustentabilidade das práticas museológicas?

O Museu Municipal de Loulé pretende desta forma reforçar o seu compromisso com a reflexão crítica sobre a função social dos museus, convidando investigadores, profissionais do setor cultural, estudantes e o público em geral a participarem num debate essencial sobre o património e a sua relação com a comunidade.

Rileggere l’operaismo: tre libri fondamentali, con un affondo speciale su ‘Operai e Stato’

19 October 2026 at 06:55

Per tornare sull’operaismo italiano al di là delle formule stereotipate o delle letture di comodo maturate negli anni successivi, esistono tre volumi pubblicati da DeriveApprodi che offrono una bussola imprescindibile: L’operaismo degli anni Sessanta (a cura di Giuseppe Trotta e Fabio Milana), Gli operaisti (a cura di Guido Borio, Francesca Pozzi e Gigi Roggero) e il volume collettivo Operai e Stato. Si tratta di tre testi differenti per struttura e finalità, ma uniti dall’intento di ricostruire la vicenda di un gruppo di intellettuali e militanti che, tra la fine degli anni Cinquanta e i Sessanta, provò a decifrare le trasformazioni profonde della classe operaia e del capitalismo italiano.

Apparso per la prima volta all’inizio degli anni Settanta, Operai e Stato rappresenta senza dubbio un pilastro del pensiero operaista e un testo fondamentale per la formazione di un’intera generazione di militanti. Il volume affronta una vastissima gamma di nodi teorici e storici, a partire dalle teorie sull’organizzazione politica e la composizione di classe tra la fine dell’Ottocento e l’ondata rivoluzionaria del primo dopoguerra. A questo si affiancano l’analisi dello sviluppo capitalistico attraverso la lezione di John Maynard Keynes, le sue applicazioni pratiche nel New Deal rooseveltiano e l’esame comparato dei grandi cicli di mobilitazione internazionale, dalle vertenze britanniche fino al ciclo di scioperi negli Stati Uniti.

In tutti i saggi che compongono il libro, la critica dell’ideologia e la ricostruzione storica procedono di pari passo. Il merito principale del volume è stato quello di abbattere un grande tabù della storiografia del movimento operaio tradizionale: la rigida e artificiosa separazione tra le lotte di classe americane e quelle europee, proponendo invece una lettura dei processi capitalistici in una prospettiva globale e interconnessa.

All’interno di questo quadro teorico, di particolare pregio è il saggio firmato da Mauro Gobbini, dedicato alla grande vertenza britannica del 1926. Più che di rivolte spontanee o disordinate, si trattò di uno Sciopero Generale (General Strike): la più imponente e organizzata mobilitazione operaia della storia della Gran Bretagna, capace di paralizzare il Paese per nove giorni coinvolgendo oltre 1,7 milioni di lavoratori.

Gobbini non rientra tra i nomi più celebrati o mediatici dell’operaismo, ma incarna una precisa e rigorosa filosofia politica: non apparire, ma dare la propria interpretazione rimanendo dentro la massa e dentro il movimento. La sua testimonianza e la sua analisi offrono una prospettiva unica sul lavoro politico quotidiano, radicato nelle fabbriche e nel vivo delle discussioni tra compagni.

La formazione di Gobbini — fortemente influenzata dall’esperienza sul campo in Sicilia al fianco di Danilo Dolci — tiene insieme economia, sociologia, condizioni materiali e organizzazione sociale. Nel suo saggio in Operai e Stato, così come nella sua pratica militante, emerge con forza un rifiuto netto di qualsiasi impostazione verticistica: la linea e la strategia politica non vengono calate dall’alto sulle masse, ma nascono dal basso, elaborate a partire da ciò che accade concretamente nei luoghi di lavoro. Attraverso una verifica quotidiana si analizzano direttamente sul campo i turni, gli accordi sindacali, i cambiamenti della produzione e le reali esigenze operative degli operai.

È proprio questo metodo basato sull’inchiesta e sulla presenza costante davanti ai cancelli a rappresentare il cuore autentico dell’esperienza operaista. Al contempo, è anche il punto in cui Gobbini individuerà i limiti successivi del movimento: il momento in cui la pratica della verifica quotidiana cederà progressivamente il passo alla competizione tra organizzazioni e alla ricerca esasperata di una direzione politica centralizzata.

Leggere oggi questi tre libri — e in particolare rimettere al centro la densità teorica e militante di Operai e Stato — significa sottrarre l’operaismo alla polvere degli archivi. Non consegnano una verità dogmatica o preconfezionata, ma mettono a disposizione strumenti d’analisi ancora vivi per continuare a rispondere alla domanda originaria da cui tutto era iniziato: come comprendere ciò che sta cambiando nella società e nel lavoro prima che quel cambiamento diventi una storia già scritta.

L'articolo Rileggere l’operaismo: tre libri fondamentali, con un affondo speciale su ‘Operai e Stato’ proviene da Il Fatto Quotidiano.

Todos los ojos se vuelven al norte: lo que pasa cuando se empuja a los creadores

19 October 2026 at 04:30

Suelen identificarse solo a toro pasado: aquel momento me cambió la vida. Hay oportunidades, sin embargo, cuyo brillo se deja ver desde el principio. Esta es una de esas. Faro Santander lanza su II Convocatoria de Ayudas a la Creación, un programa que ofrece a los proyectos seleccionados una dotación económica de 10.000 euros, seminarios y mentorías con profesionales, la ocasión de compartir proceso creativo con otros artistas y, como remate, una muestra pública en un espacio tan espectacular como el Edificio Pereda, convertido desde su reciente rehabilitación y apertura en Santander en uno de los grandes focos culturales de todo el norte de España.

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