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Los políticos no están ya en una torre de marfil alejada de los ciudadanos, ahora están fuera del planeta Tierra. Las leyes se debaten en una nave en el espacio, en un Parlamento internacional de mujeres ultra que transmite las sesiones en vivo a todo el mundo. Esa es la idea que vertebra la obra teatral Parlamento, uno de los últimos grandes éxitos del teatro argentino, creado por el colectivo de mujeres Piel de Lava, que llega ahora a España.

© Piel de Lava
El mobiliario y el arte español de los cincuenta y sesenta son el secreto mejor guardado –o peor promocionado– del coleccionismo internacional. O lo habrán sido hasta que, el próximo 27 de octubre, se celebre la subasta Le Modernisme Espagnol 1950-1970 en la casa parisina PIASA. Una selección de lienzos de Chillida o Zóbel, esculturas de Aurèlia Muñoz o mobiliario diseñado por los principales arquitectos de la época, comisariada por el dúo madrileño Machado-Muñoz, saldrá a la venta en conjunto por primera vez.

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«Credo che si possa parlare di arte politica da sempre. L’arte è parte di un contesto storico, sociale, geopolitico», spiega Marta Papini, curatrice insieme a Maurizio Cattelan della mostra Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila. La sua ricerca ha indagato il rapporto tra immagini, ideologia e potere, soffermandosi sui meccanismi attraverso cui le rappresentazioni influenzano la coscienza individuale e collettiva.
Promossa dal Comune dell’Aquila e realizzata dal MAXXI nell’ambito dell’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026, la mostra è visitabile fino al 24 gennaio 2027 a Palazzo Ardinghelli, sede del MAXXI L’Aquila. In città, Mauri, visse e insegnò per vent’anni. Tra il 1979 al 1999 tenne un corso in Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti, affiancando le lezioni teoriche al lavoro laboratoriale con gli studenti; realizzando performance; e sperimentando forme di ricerca nelle quali il linguaggio, il corpo e la partecipazione del pubblico s’integravano con l’opera stessa.
Nato a Roma nel 1926 in una famiglia legata all’editoria e al teatro, Mauri trascorse gli anni del liceo a Bologna, dove nel 1942 fondò con Pier Paolo Pasolini e altri amici la rivista letteraria Il Setaccio, pubblicando articoli e disegni. La guerra e il dopoguerra segnarono profondamente la sua esperienza personale, tanto che, per un periodo, fu ricoverato in una struttura psichiatrica. Nel 1954 esordì come artista alla Galleria del Cavallino di Venezia. Tre anni dopo realizzò il primo Schermo, una superficie bianca incorniciata di nero e proporzionata come un televisore. Questo dispositivo divenne una delle sue cifre stile: era un’immagine vuota (apparentemente), capace di richiamare il mezzo attraverso cui la società iniziava a ricevere e interpretare una parte crescente delle informazioni.

«Mauri iniziò a interrogarsi sul potere delle immagini ben prima dell’avvento dei media digitali, chiedendosi come potessero influenzare il pensiero e diventare strumenti di persuasione», continua Papini. «Aveva capito che davanti a uno schermo siamo manipolabili: anche perfettamente autentica, l’immagine sullo schermo è un potente strumento di propaganda», ancora. Negli anni successivi realizzò Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst von Hussel di passaggio per Roma, performance che ricostruiva i rituali del regime e chiamava il pubblico a confrontarsi con il proprio coinvolgimento. Pochi mesi dopo, con Ebrea, tornò sulle persecuzioni nazifasciste, e sulla loro rimozione nella memoria. Da allora, il modo in cui la cultura può convivere con la violenza divennero temi ricorrenti della sua produzione, affrontati attraverso installazioni, immagini, oggetti e azioni performative.
La mostra a Palazzo Ardinghelli ne è un esempio. La disposizione delle opere procede per associazioni visive, risonanze e contrasti. Al centro del percorso si trova Io sono un ariano, pubblicato nel 2009, anno della morte dell’artista, e composto quasi solo di immagini. Disposte circolarmente lungo il corridoio del piano nobile, affacciato sulla corte interna, formano una cronologia visiva attorno alla quale si articola liberamente la visita. Lo spettatore (se così possiamo intenderlo) può scegliere quale strada imboccare. Il percorso infatti comincia già nella corte, con La resa (2002), una grande bandiera bianca issata su una struttura di tubi da cantiere. Mauri l’aveva realizzata per gli Scavi di Ostia in occasione dell’anniversario del rastrellamento degli ebrei nel ghetto di Roma.
La bandiera mette in luce un’ambiguità: la resa non coincide per forza con la capitolazione politica, invita invece a una «resa del giudizio», la rinuncia alla pretesa di comprendere e giudicare pienamente la Storia. Una sospensione che non esclude la speranza, come suggerisce Mauri stesso: «una certa misura di resa può scoprire forse alternative inedite». All’ingresso di Palazzo Ardinghelli, vi è una sequenza di scatti di Elisabetta Catalano, nota come Ideologia e natura (1973). Qui una giovane donna, vestita con l’uniforme da Piccola Italiana, si sveste e si riveste ripetutamente al ritmo di un metronomo, fino a interrompere l’ordine previsto della vestizione. Il corpo diventa il luogo in cui si manifesta il rapporto tra individuo e ideologia, mentre il gesto ripetuto rende visibile la disciplina richiesta dall’appartenenza a un sistema. Salendo al piano nobile, alcuni altoparlanti diffondono in loop l’audio di Che cosa è il fascismo, introducendo il visitatore alla dimensione onnicomprensiva della ricerca di Mauri.

Una delle sezioni più immersive è dedicata ad Arierwiege (1995), cinque stanze allestite come una casa, con moquette e pareti color verde arsenico. Tra mobili e arredi compaiono oggetti marchiati «ariani»: un completo da uomo, lenzuola e cuscini, una valigia, una radio a valvole, un metro da sarta, un estintore, una borsa da medico e mascherine. La classificazione razziale investe gli oggetti più comuni e mostra l’assurdità di un sistema ideologico che pretende di estendere le proprie categorie a ogni aspetto della vita quotidiana. «L’ambiente familiare diventa così uno spazio in cui la classificazione ideologica si manifesta nella sua pervasività, senza bisogno di una spiegazione esterna», continua poi la curatrice
Il rapporto tra arte e politica attraversa tutte queste opere, ma la loro attualità, secondo Papini, non consiste nell’offrire risposte già definite. «Un’opera che prende posizione ti offre un riposo: sei d’accordo, hai fatto la tua parte, puoi andare. È lo stesso meccanismo del repost sui social, ognuno nella propria bolla. Più che di responsabilità parlerei di consapevolezza». La performance (quando non una piece teatrale) ha un ruolo di rilievo nel progetto espositivo. «Mauri non lascia scelta allo spettatore. In Che cosa è il fascismo, all’ingresso ricevi un cartoncino colorato che ti assegna una tribuna, e con la tribuna una categoria sociale: autorità, magistrati, stampa, rurali, e così via. Gli ebrei siedono in due tribune a parte. Quando ti accomodi, la performance sembra non essere ancora iniziata e tu sei già dentro, con un ruolo che non hai scelto. È un dispositivo semplicissimo e funziona subito: ti guardi intorno e vedi chi è stato messo altrove».

L’azione porta in scena i Ludi Juveniles fascisti ai quali Mauri aveva assistito dodicenne a Firenze nel 1938, durante la visita di Hitler. Giovani in divisa eseguono esercizi ginnici, prove di scherma, sbandieramenti e inni di regime; la cerimonia coinvolge progressivamente chi assiste, riducendo la distanza tra rappresentazione e realtà. Quando i ragazzi in divisa fanno il saluto romano, parte l’applauso e il pubblico si ferma con le mani sospese, accorgendosi di aver reagito per riflesso. «Parlerei più di complice che di testimone. È più scomodo e meno assolutorio», dice, poi, Papini. «Mauri parlava della performance come “esercizio spirituale” in cui “rivivere due volte lo stesso evento trova più modificato l’osservatore che l’evento stesso”». Chi assiste è chiamato a misurarsi con le proprie reazioni, con la facilità con cui può seguire un comportamento collettivo e con la possibilità di riconoscere, nel presente, meccanismi già sperimentati in passato (anche non direttamente).
A dicembre il MAXXI L’Aquila ospiterà una seconda performance, Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989), presentata per la prima volta proprio nella città abruzzese durante gli anni dell’insegnamento di Mauri e riproposta nel 2012 a dOCUMENTA, a Kassel. L’opera mette in scena un grande tavolo al quale siedono esponenti della cultura tedesca, filosofi, musicisti e letterati, mentre tutt’intorno il pubblico mangia würstel e crauti e beve birra. La scena è interrotta dall’irruzione di una ballerina espressionista e dalla lettura radiofonica di un estratto degli atti del processo ad Adolf Eichmann, dedicato allo sfruttamento economico dei corpi nei campi di concentramento nazisti. Il contrasto tra il banchetto, emblema della convivialità, e la lettura degli atti processuali mette in relazione cultura e barbarie, mostrando come il pensiero e le tradizioni di una società possano convivere con la violenza.
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Holguín, Cuba, 21 oct (Prensa Latina) Creadores de esta provincia oriental inauguraron el Salón de Artes Visuales Lote en homenaje al líder histórico de la Revolución Cubana, Fidel Castro, durante la Feria Internacional de Artesanía Iberoarte 2026.
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© ELOY ALONSO/EPA
Cuando la Unión Soviética dominaba el ajedrez con una hegemonía aplastante, sólo un puñado de jugadores del resto del mundo eran capaces de competir con ellos por los primeros premios de cualquier torneo. Uno de ellos era el húngaro Lajos Portisch, cuyo perfil deportivo está muy ligado al número ocho. Disputó ocho veces el Torneo de Candidatos, fue octacampeón de su país y dedicó a su entrenamiento ocho horas diarias durante los treinta años que fue miembro de la élite.

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Sirve tanto en el ajedrez como en la vida: cuando la lógica está muy escondida, la solución de un problema puede parecer imposible, absurda, contraria a toda cavilación racional. Y entonces hablamos de pensamiento lateral o contraintuitivo, creatividad extrema, imaginación desbordante, etc. Si tenemos éxito con esos procedimientos, el desenlace nos producirá un gran placer, el de lograr lo que se antojaba imposible.

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O CIAC – Centro de Investigação em Artes e Comunicação assinalou oficialmente a abertura do INTERFACE – Laboratório de Tradução Digital, uma nova infraestrutura tecnológica e científica criada para aproximar a ciência, a criação artística e a sociedade.
Saliente-se que o INTERFACE é um laboratório pioneiro focado na tradução e visualização de conhecimento científico complexo para o grande público e para as indústrias criativas. Foi financiado em 473.800 euros pelo programa EQUIPAR+2 da Fundação para a Ciência e a Tecnologia (FCT), no âmbito do Plano de Recuperação e Resiliência (PRR),
Dotado de equipamento de ponta para produção imersiva e interatividade, o laboratório servirá investigadores, docentes e estudantes da Universidade do Algarve. De acordo com o coordenador do CIAC, Bruno Mendes da Silva, “o INTERFACE atuará como um laboratório especializado, capaz de transformar dados científicos complexos, por exemplo, da área das ciências da saúde, em narrativas visuais acessíveis e envolventes”.

Importa salientar que o projeto contempla ainda uma extensão regional, o AI Studio, localizado no polo do CIAC no Instituto Politécnico de Santarém, focado em Inteligência Artificial e literacia digital, equipado com periféricos inclusivos (tecnologia Braille e comandos por voz) para garantir total acessibilidade.
Com a entrada em funcionamento do INTERFACE, o CIAC reforça a sua capacidade de investigação transdisciplinar, promovendo a inovação tecnológica e a difusão da ciência na região e no país.
Los balcones de la Plaza Mayor se convertían en palcos, las calles acogían procesiones y celebraciones y el Manzanares, pese a su escaso caudal, era un lugar de encuentro y fiesta. En el Madrid de los siglos XVI y XVII, la ciudad entera parecía un escenario en el que la monarquía exhibía su poder, la Iglesia desplegaba sus ceremonias y los vecinos participaban de una vida pública en la que el arte y el espectáculo se mezclaban con lo cotidiano. Buena parte de aquel Madrid ha desaparecido, pero sus huellas permiten reconstruir una capital que se codeaba con ciudades europeas importantes como Roma, Nápoles, París y Viena.

© Victor Lerena (EFE)
Tokio, 20 oct (Prensa Latina) Japón lanzó hoy un cohete H3 con una nave especial destinada a explorar una luna de Marte y traer muestras a la Tierra en 2031, informó la Agencia Japonesa de Exploración Aeroespacial (JAXA).
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© NUNO VEIGA/LUSA

A 10.ª edição do encontro de ilustração “Braga em Risco” vai decorrer entre sábado e 06 de novembro sob o mote “Ligações para o futuro”, foi hoje anunciado.
Com curadoria de Pedro Seromenho, a programação desta edição inclui a Exposição Coletiva 22×22, resultado do desafio lançado a 22 ilustradores para deixarem de olhar para o mundo e passarem a olhar uns para os outros.
Organizados em pares ou duetos, a partir das relações amorosas, amistosas, familiares ou profissionais, cada artista ilustrou aquele a quem está intimamente ligado e, em simultâneo, entregou-se ao olhar de quem o conhece bem.
“Nesta exposição, o retrato deixa de ser uma representação e transforma-se numa declaração sobre a relação entre duas pessoas (…). Esta é uma exposição sobre ligações que não se limita ao que está exposto e se debruça sobre o essencial que não se vê”, lê-se na descrição da coletiva.
A 10.ª edição do Braga em Risco inclui ainda exposições individuais de Cátia Vidinhas e Soraia Oliveira e uma instalação de Carlo Giovani, no âmbito do Projeto Vaivém-Circuito.
O programa contempla também cinema de animação, oficinas de ilustração, apresentações de livros, conversas com autores, atividades nas escolas, mercados de ilustração e banda desenhada com DJ sets.
Entre as novidades desta edição destaca-se uma proposta especialmente dirigida ao público juvenil e aos apreciadores de comics e mangá, histórias aos quadradinhos originárias dos Estados Unidos da América e do Japão, respetivamente.
Antes da abertura oficial do encontro, a iniciativa “Ruas do Risco” levará a ilustração ao centro da cidade.
A partir de hoje, as montras de estabelecimentos comerciais das principais artérias de Braga acolhem trabalhos de ilustração, numa parceria com as lojas da Associação Empresarial de Braga.
A iniciativa transforma o comércio local num percurso de descoberta, integrando a criação artística no quotidiano da cidade e antecipando o programa das semanas seguintes.
Nesta 10.ª edição, o Braga em Risco pretende valorizar a rede de relações construída ao longo dos anos entre ilustradores, escritores, professores, alunos, famílias, leitores, parceiros e espetadores.
“Esta comunidade constitui um dos principais legados do encontro e uma base para o desenvolvimento de novos projetos, incluindo a preparação gradual da sua internacionalização”, sustenta o município.
As exposições e atividades decorrem em vários espaços da cidade, nomeadamente Casa dos Crivos, Museu da Imagem, Biblioteca Lúcio Craveiro da Silva, Museu dos Biscainhos e Livraria Centésima Página.
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La primera misión de exploración a Fobos, una de las dos lunas de Marte, ha despegado este lunes a bordo de un cohete H3 desde el Centro Espacial de Tanegashima, en Japón, a las 21.41 hora peninsular española.

© JAXA